Il synth e i colori fluorescenti si mescolano ancora una volta per farci ballare ad occhi chiusi. Saliamo tutti in sella “Sulle ali del cavallo bianco” per un ultimo giro con Cosmo,che venerdì ha droppato la sua nuova traccia, Energia.
Cosmo e il processo dell’evoluzione
Esplorazione dei sensi, estraneazione dalla realtà e contatto con il sé più profondo. Ogni volta che Cosmo lancia una sua track ci si può aspettare sempre di tutto. Come in un esperimento, dosa i suoni che lo circondano, li miscela e alla fine li shakera dandoci, ogni volta, sensazioni alchemiche diverse. E “Sulle ali del cavallo bianco” è la sua nuova ed ultima creazione, rilasciata a marzo scorso dopo il grande successo ottenuto in pandemia con “La Terza Estate dell’Amore”. Una successione di dischi durante il decennio trascorso che segnano, da “Disordine” al 2024, un processo evolutivo dell’arte di Marco ben evidente ma sempre coerente.
Infatti, dall’”Ultima Festa” ad Energia impossibile non riconoscerne il cambiamento: sempre lo stesso ma mai uguale, Marco si reinventa pezzo dopo pezzo per spingerci sempre più sù, segnando la bellezza nella musica di Cosmo.
Energia è il bridge inevitabile del viaggio
Energia era stata pensata già prima del rilascio dell’album, come una delle track che avrebbe accompagnato verso la conclusione del viaggio fino a “Il Messaggio”. Ma, in fase finale, è stata eliminata dalla track list perché un po’ fuori luogo rispetto alla wave dell’album.
Dall’altra parte
Dall’altra parte (cosa c’è?)
Energia
Cosa c’è?
Energia
Cosa c’è?
Energia, energia
Così, il brano escluso è stato rivalutato a posteriori come (forse) una delle più potenti sia in termini di senso che di vibrazioni trasmesse, diventando il cavallo di battaglia del tour in corso. Scritta e prodotta da Cosmo e Not Wave (Alessio Natalizia), Energia, in realtà , chiude perfettamente il viaggio evolutivo alla ricerca dell’esistenza di Marco, fungendo da vero e proprio ponte. Il testo stesso non fa altro che ripetere in loop le stesse frasi, spingendoci ad andare oltre l’ovvietà e interrogandoci costantemente, senza fermarsi mai.
Per trovare, una volta varcata la soglia, l’energia perfetta per lasciare il dolore terreno e passare al viaggio successivo.










