Una minuscola recensione di “11 case”, intervista ai rovere

da | Ott 16, 2024 | Interviste, Recensioni album

Un disco per chi sente i 30 anni sul collo: "11 case" dei rovere

Una recensione minuscola come la loro firma: i rovere ci tengono a mantenere la loro identità stilistica, ormai marchio di fabbrica della band bolognese. Il loro nuovo album è uscito venerdì 11 ottobre per Nigiri\Sony Music Italy e si chiama 11 case. Ve lo raccontiamo noi (poco) e ve lo lasciamo raccontare da loro: Nelson, Luca, Marco e Stiva. In arte, i rovere.

11 case dei rovere: un album generazionale

Fughiamo subito ogni dubbio: 11 case non è un disco universale. Non è un disco costruito per piacere a tutti, quanto piuttosto cesellato per raccontare le sensazioni di una generazione ben precisa. Quella generazione che inizia a guardare i propri 20 anni alle proprie spalle, tanto intimorita di tenere lo sguardo avanti quanto incapace di smettere di memarci su.

Di stupido classico abbiamo già parlato; il singolo uscito ad aprile racchiude un po’ tutto ciò che ritroviamo in 11 case: la nostalgia, le idealizzazioni e la voglia costante di scrollarsi di dosso la realtà. Nell’album c’è anche molto spazio per la consapevolezza, quella costruita in anni intrisi di cambiamento e di una maturazione diventata obbligatoria. Dal bruciare le tappe al sentirsi in ritardo, a volte, ci si mette pochissimo.

Nel disco troviamo anche due collaborazioni che aggiungono sfumature uniche.

In k.o. troviamo Divi, che forse letto così non vi dice nulla, ma ascoltando il brano la situazione cambia: la voce del cantante dei Ministri si nota, eccome.

Il pezzo con svegliaginevra si pone alla parte opposta del continuum rispetto a k.o.; dalla voglia di sfogarsi si passa alla delicatezza e alla riflessione. La voce di svegliaginevra è una carezza.

Si sente anche la mano di Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari, che collabora da anni con i rovere (oltre a essere co- fondatore dell’etichetta Nigiri Records).

Come già detto, 11 case è un disco fortemente legato ad una generazione precisa. Se i vostri 30 anni sono più vicini dei 20 ma più lontani dei 40, alcune canzoni potrebbero toccarvi particolarmente. Quali? Queste 3:

L’intervista ai rovere in occasione dell’uscita di 11 case

Questa recensione è minuscola per un altro motivo: abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i rovere, che dopo 2 anni dall’ultimo album avevano una gran voglia di raccontarsi direttamente.

Cos’è cambiato nella realizzazione di questo album rispetto ai lavori precedenti?

Nelson: Realizzare questo album è stato molto diverso dal passato, perché col primo disco eravamo assolutamente senza esperienza, era tutto nuovo, eravamo un po’ all’avventura, un po’ all’arrembaggio. Il secondo disco invece è stato scritto tutto in quarantena; quindi da un lato è stato bello perché ognuno di noi ha potuto scavare nella propria intimità e mettersi alla prova, dall’altro non era veramente il lavoro di una band. Con 11 case, invece, tutte le session sono state fatte in studio, sono state fatte tutte al 100% della possibilità. L’energia che si respira quando si è insieme è molto diversa da quando si è da soli nella cameretta o nello studio in casa. Quindi sicuramente è stato completamente diverso. Non so dire se sia stato meglio o peggio, sicuramente è stato molto più divertente scrivere questo disco e penso si senta.

Se il secondo album è il più difficile, che dire del terzo? Vi sentite alla vostra maturità artistica?

Marco: No, penso che nessun artista possa mai dire di sentirsi all’apice della sua maturità artistica, perché è un qualcosa di mutevole nel tempo. La sensazione di essere arrivati ad esprimere esattamente quello che stai cercando di esprimere arriva, ma vale solo per quel momento. Quindi già da domani non ci sentiremo più artisti maturi al 100% perché avremo qualcosa di nuovo da esprimere. Secondo me, con questo disco siamo riusciti a sintetizzare bene tanti argomenti e tante emozioni che volevamo mettere in musica.

Come mai qualche brano è in maiuscolo? Cosa volete dirci?

Nelson: La scelta delle maiuscole in realtà è soltanto su un pezzo, FUORI ROTTA, nome che rispecchia la natura della canzone. Essendo il brano (e il suo argomento) un pesce fuor d’acqua, ci è venuto naturale scrivere tutto in maiuscolo, per andare appunto fuori rotta rispetto ai nostri sforzi di usare sempre il minuscolo.

Dite che i vostri featuring sono nati tutti a caso o per perseguire qualche meme. Raccontateci come sono nati quelli di 11 case.

Nelson: I feat di 11 case sono nati in maniera molto organica. Siamo tutti mega fan dei Ministri da tempo, è forse una delle band che stimiamo di più a livello italiano e che abbiamo sentito anche dal vivo più volte. Per tutti noi è stato molto bello poter lavorare anche con Divi. E poi facciamo tutti parte di una grande famiglia, perché il nostro manager ha rapporti con i Ministri e con svegliaginevra: lavorare in casa è sempre un po’ più bello. Dare spazio e voce a realtà parallele alla tua, magari anche molto diverse, crea questa sfida di trovare il punto di incontro, qualcosa di super stimolante.
Tra l’altro svegliaginevra verrà con noi anche in tour, non vediamo l’ora che possa aprire i nostri concerti e che possa salire sul palco a fare “forse sì forse no”. Anche tirare fuori dalla sua bolla Divi e portarlo in un ambito più pop è stato veramente divertente in fase di scrittura, non vediamo l’ora di fare dal vivo anche “k.o”.

11 case parla del tempo. Vi fa più paura il passato o il futuro?

Luca: Qualcuno più bravo e più “studiato” di noi direbbe che effettivamente sia il passato che il futuro non esistono, cioè non sono qualcosa che puoi toccare, non sono qualcosa che probabilmente c’è se non nella tua testa. Di conseguenza, la cosa di cui personalmente forse abbiamo più paura è il presente. Con gli anni probabilmente impari a vedere il futuro più come una possibilità e il passato impari a contestualizzarlo. Almeno questo è ciò che è stata la mia, ma penso anche la nostra, esperienza. Però il presente è spesso e volentieri qualcosa di cui non ti curi e di conseguenza qualcosa che ti può spaventare di più. Perché non stai veramente focalizzando la tua attenzione sul momento, su quello che davvero conta.

Cosa vorreste che venga ricordato di 11 case tra 20 anni?

Stiva: spero una cosa diversa per ogni persona, che non ci sia una cosa unica ma che ognuno possa trarre qualcosa dal nostro lavoro.

Ditemi due cose che vi rendono orgogliosi di 11 case e una cosa che secondo voi potevate fare meglio.

Nelson: Una cosa che ci rende molto orgogliosi di 11 case è che lo sentiamo molto nostro, lo sentiamo molto intimo. Forse ci siamo aperti più rispetto ad altri progetti che abbiamo seguito e quindi ci arriva personalmente molto di più . Ancora più delle altre volte non vediamo l’ora che arrivi alle altre persone e che ognuno possa trovarci dentro qualcosa. Non vediamo l’ora di vedere la reazione dal vivo, è forse il lavoro che più ci carica.
Una cosa che invece che avremmo potuto fare meglio? In realtà ho cambiato dodici case ma ho sbagliato a contare.

Dal 13 novembre sarete in tour nei club di tutta Italia. Cosa vi aspettate da questo nuovo tour?

Nelson: Quando noi lavoriamo a un disco ce lo immaginiamo subito dal vivo. Forse questo disco è quello che più di tutti ci carica da suonare live, che più di tutti ci siamo immaginati di suonare su un palco con sotto chi ci segue a cantare, urlare, a saltare o anche a piangere. E quindi ci aspettiamo, forse più delle altre volte, di avere un impatto emotivo forte: sia per noi, sia su chi è con noi a vivere quel momento.
Stiva: E poi non torniamo sui palchi nei club da ormai cinque anni, per cui sarà bello ritrovare un sacco di gente in giro per l’Italia.

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