Motta è tornato con un nuovo progetto, e no, non si tratta di un disco di inediti come ci aspettavamo, ma molto meglio. Suona! Vol. 1 è un album che si propone di rivisitare un mucchio di pezzi che hanno reso Motta uno dei più interessanti del panorama indipendente italiano.
Una manciata di pezzi che hanno cullato l’adolescenza di migliaia di ragazzi persi, migliaia di teste senza nome ne un volto, migliaia di vite vuote in apparenza che si sentivano dire che era giusto così anche se gli abbracci erano pochi e i punti interrogativi più grandi del previsto. Motta si è imposto in punta di piedi nel panorama indipendente italiano con un’attitudine cantautorale dalle tracce punk, quella voce poco educata che si prende il tuo petto, lo lacera e poi lo ricuce a modo suo.
Un album generazionale come “La fine dei vent’anni” ti cambia la faccia, e tutti gli elogi che questo disco ha ricevuto non bastano per capire quanto questo disco rappresenti una pietra miliare dei gloriosi anni ’10.
E con Suona! Vol. 1 Motta si propone di rivisitare in una chiave diversa dall’originale molti dei pezzi che fanno parte di quel disco.
Ma non solo, all’interno troviamo “Bestie”, uno dei pezzi più celebri dei Criminal Jokers, la prima band che lo ha visto nascere, quando da essere il fonico dei Zen Circus ha voluto mettersi in proprio.
Il disco è stato un lavoro lungo e attento, e si nota fin da subito. Non a caso vede la collaborazione degli illustrissimi musicisti che lo hanno accompagnato in tour quest’anno: Giorgio Maria Condemi, Francesco Chimenti, Whitemary, Davide Savarese e l’immensa Roberta Sammarelli, la camaleontica bassista dei Verdena” Una band che nei live tira fuori una potenza da far paura: immaginatevi cosa possa combinare in studio.
Otto tracce, otto pezzi della carriera di Motta con indosso un vestito diverso, ognuno con un arrangiamento nuovo, sicuramente più maturo. Troviamo una maturità nuova, più ampia e complessa, frutto di un vissuto che sprofonda sempre in nuove strade. Motta cambia, l’ha sempre fatto, ponendosi sempre in dialogo con se stesso e questa volta ci ha voluto ricordare il mondo che vedeva, filtrato con gli occhi di adesso.
Ma, d’altronde, lo sapevamo che i vent’anni erano finiti. La parte più difficile rimane sempre farne i conti.










