“Ricordo quando al mattino non ci alzavamo, e fumare fino a mattina giù a Marechiaro, Non ricordo mai veramente come ho iniziato, Non si smette mai veramente quando iniziamo”. Attacca accompagnato solo dai tasti di un pianoforte, Achille Lauro, nella sua nuova Amore Disperato, disponibile dal 20 settembre su tutte le piattaforme e distribuita da Warner Music.
Dopo il tour estivo “A Rave Before l’Iliade”, in attesa delle due date evento “Ragazzi madre – L’Iliade Live” che si terranno a Roma e Milano, l’artista presenta un nuovo brano nostalgico, scritto e composto, tra gli altri, da Federica Carta e Olly.
Questa volta – forse per caso, forse volontariamente – si muove sulla scia del celeberrimo brano omonimo di Nada. Vi attinge per il titolo, ma trasforma quelle note un po’ twist un po’ new wave del 1983 in una melodia languida, perlopiù acustica. Il racconto lucido di una storia d’amore tanto personale quanto universale, dispiegatasi tra le vie della periferia nord di Roma.
Un amore incompiuto tra le strade di Roma
Amare senza chiedere, odiarsi senza comprendere
Cos’è l’amore il nostro? Non sono solo parole
È un amore più in là, merceria di Piazza Sempione
Entra in testa già dal primo ascolto, Amore Disperato, una cantilena malinconica che riproduce in note tutta la disperazione che il testo evoca. Incarna a pieno la svolta sinfonica degli ultimi tempi di Lauro, che qui è come se chiudesse una trilogia nata con “16 marzo”, proseguita con “Marilù” e destinata ad ultimarsi con un terzo racconto più disilluso e sfiduciato. Perché se le altre due canzoni lasciavano spazio ad una riconciliazione, o comunque ad uno sguardo aperto verso il futuro, Amore Disperato è la reminiscenza di un passato remoto e sbiadito, che evidentemente non c’è più.
Quella piccola casa, quel nido, via Tina Pica
E poi sì, in quello scatto, un abbraccio senza colori
Quella canzone “Sempre e per sempre” di De Gregori
Lauro marca continuamente la provenienza di questo amore nato ai bordi di periferia (per citare un celebre collega), ben lontano dalla ribalta o dalle luci patinate del centro di Roma. Lega il racconto universale della sua città natale a quello peculiare di un “nido” in via Tina Pica – istituita nel quartiere Val Melaina in onore dell’attrice comica protagonista di alcuni dei capolavori di Vittorio De Sica -, forse in un rimando continuo proprio a questa maniera neorealista di vedere e descrivere il proprio mondo.
Ciò che emerge da Amore Disperato è un Achille Lauro che investiga il coinvolgimento di una relazione del passato. Lo analizza col senno del presente e lo descrive nel dettaglio e nel segno immortale di Roma, quasi come in un film di Vittorio De Sica, appunto.
Achille Lauro: trapper dai mille eccessi ma anche hit-maker riflessivo
Amore Disperato è una ballad radiofonica, a tratti totalmente estranea e a tratti ben inserita nell’eterogenea discografia del cantante, che dopo l’ultimo singolo, “Banda Kawasaki” feat. Gemitaiz e Salmo, caratterizzato da una cassa dritta e da barre pungenti, simili a quelle degli inizi e di “Ragazzi Madre”, dà prova – ancora una volta – di poter essere un rapper dai mille eccessi, ma anche un hit-maker innamorato. Trap ma anche melodico, dannato ma romantico, trasgressore ma anche tangibilmente umano, senza mai snaturarsi. Uno, nessuno, centomila Achille Lauro.










