Quando si parla di Rolling Stones, Beatles, Oasis e Blur e delle loro presunte rivalità, non si dovrebbe cascare nell’errore di narrarli attraverso i tropi.
Cioè, attraverso linguaggi figurativi nella volontà di intarmare il racconto.
Questione di approcci: Rolling Stones e Beatles
Per parlare di musica internazionale, e soprattutto di questa musica internazionale che dopo anni ha raggiunto un quadro ben strutturato all’interno degli studi di popular music bisognerebbe investigare intensivamente i contesti definiti e limitati.
Da quando è avvenuta la svolta culturale, iniziata nel 1960 -con ripercussioni fino al 1980- non possiamo più esimerci dall’indagare il contesto e le relazioni dell’individuo con la società, all’interno della società e per la società.
I Beatles, formatisi a Liverpool, erano percepiti come ragazzi della classe media, provenienti da famiglie stabili. E la loro musica ne era un chiaro riflesso: uno stravolgere le norme sociali ma ben controllato, dal taglio dei capelli allo stile melodico e alle canzoni d’amore.
Immagine ribelle e provocatoria per i ragazzi londinesi che provenivano da contesti più variegati e meno borghesi. La musica dei Rolling Stones rimane controversa per i temi e tabù, un tempo, ancorati alla coscienza morale.
Per definizione diremmo che i primi, hanno avuto un impatto importante sulla cultura pop, mentre i secondi hanno contribuito a dare voce a una generazione in cerca di cambiamento.
Il bello è che anche invertendo l’ordine degli addendi il risultato non cambia. Difficile affermare che i Beatles non abbiano contribuito a dare voce a una generazione che stava mutando e ancora più difficile risulterebbe negare che i Rolling Stones non abbiano influenzato la cultura della popular music.
Non prendersi sul serio: Oasis e Blur
L’alterità e la working class sono passate per anni nelle bocche degli Oasis con l’intento di dare pluralità agli universi mentali e all’esperienza sociale britannica.
In contrasto, naturalmente, con l’ambiente urbano e intellettuale londinese dei Blur.
Le rivalità hanno alimentato i fandom, creando un culto attorno ai gruppi, costringendo gli ascoltatori a schierarsi e contribuendo a un dialogo culturale che va oltre la musica stessa.
Sperimentazione e innovazione dalla parte dei Blur e contatto e ideali per gli Oasis.
Ma come si può pensare, oggi, che la band della periferia di Manchester continui a dare voce all’orgogliosa classe operaia con i prezzi del tour a livelli stellari e una reunion, chiara operazione di mercato da milioni e milioni di sterline?
E allora forse, reinterpretando un po’ la storia, senza creare tombe per i morti ma solo con l’intento di animare i fatti che sono ormai accessibili a tutti, potremmo dire che i Blur attraverso il continuo reinventarsi hanno saputo creare un contatto unico con i dedicatari.
Per gli Oasis, al contrario, rimane una sperimentazione che coincide col tornare a suonare insieme; sinonimo d’innovazione soprattutto per i loro portafogli.
Le rivalità sono solo questioni di intrecci, di nodi, più o meno stretti che prima o poi si scioglieranno in un unico grande filo.










