A chi di noi non piacerebbe tornare bambini, vivere i giorni con spensieratezza, senza i mille impegni e le responsabilità della vita adulta? È proprio questo il tema centrale di Pelle d’oca, l’ultimo singolo di LASERSIGHT, che è riuscito a trasformare questo desiderio in un autentico inno alla gioventù e agli anni felici.
Il brano – disponibile dal 6 settembre – è stato prodotto in collaborazione con la band MALPENSA e ha un sound fresco e vivace, che aiuta a posticipare un po’ la fine della stagione estiva. Ancora una volta LASERSIGHT si distingue per la sua capacità di spaziare tra generi differenti, inserendo strofe rap su una base pop-elettronica. Tale poliedricità artistica – tratto distintivo dell’artista romano – ricorda quasi lo stile di Dutch Nazari in “Tutte le Direzioni”.
Il risultato è un pezzo che riesce a bilanciare momenti di leggerezza ed energia e momenti di profondità, sul quale è impossibile non ballare.
Con Pelle d’oca LASERSIGHT fa un tuffo nel passato
Il testo di Pelle d’oca è ricco di riferimenti letterari e musicali a icone della giovinezza eterna, come il “fanciullino” di Pascoli o “L’Isola che non c’è” di Bennato. Con immagini nostalgiche LASERSIGHT ci trascina nel mondo adolescenziale, dove tutto sembra possibile.
Seconda stella a destra dritti fino al mattino
Trilli sul comodino
A scuola col fanciullino
Mi sento strano se parlo veloce
Una gara con me stesso a chi perde prima la voce
Come un moderno Peter Pan, LASERSIGHT manifesta in Pelle d’oca la volontà di rivivere i momenti infantili e adolescenziali. Tuttavia, non si tratta di un sentimento morboso e sofferente, anzi. Il ritornello affronta con serenità e leggerezza lo scorrere del tempo, suggerendo che, anche se gli anni passano, possiamo sempre aggrapparci ai “brividi adolescenziali”.
Tremano gli anni e restiamo aggrappati
A dei brividi adolescenziali
Ricordi da pelle d’oca
Oggi lo sai come va
Dunque, con Pelle d’oca LASERSIGHT non si limita a rievocare il passato, ma restituisce una riflessione più profonda.
Ci insegna a non rimanere ancorati ai ricordi, ma a conservarli comunque con affetto, servendoci di loro per affrontare le sfide del quotidiano. Tornare ragazzi, quindi, non per rifugiarsi dalla realtà, bensì per affrontare la vita con lo stesso atteggiamento e la stessa spontaneità dell’adolescenza.










