Willie Peyote ci aspetta “Sulla riva del fiume”

da | Apr 29, 2024 | Arte

Lo aspettavamo da due anni ormai e, finalmente, durante il lungo ponte del 25 aprile, è tornato. Willie Peyote riappare nelle novità musicali della settimana con il suo ep Sulla riva del fiume. Anzi, non è proprio un ep, come ci fa notare l’artista stesso. Sul suo profilo Instagram, Ludwig Van Peyote ci spiega che […]

Lo aspettavamo da due anni ormai e, finalmente, durante il lungo ponte del 25 aprile, è tornato. Willie Peyote riappare nelle novità musicali della settimana con il suo ep Sulla riva del fiume. Anzi, non è proprio un ep, come ci fa notare l’artista stesso. Sul suo profilo Instagram, Ludwig Van Peyote ci spiega che questi sei pezzi nuovi sono solamente la prima parte di un lavoro più articolato, di un nuovo album.

Noi non vediamo l’ora, visto anche l’assaggio che Willie Peyote ci ha dato con le prime sei tracce di Sulla riva del fiume.

Un ritorno al passato, una nostalgia, una malinconia che diventa tributo verso ciò che l’ha ispirato e che l’ha fatto conoscere nel panorama musicale italiano: la sua Torino. Si capisce benissimo, fin dall’ascolto della prima canzone, “Cosa te ne fai”, che questo album sarà la chiusura di un cerchio. Willie saluta la sua città natale, mostrando allo stesso tempo gratitudine e anche un senso di leggerezza inadeguatezza. Dopo “Educazione Sabauda” e “Sindrome di Toret”, Guglielmo Bruno è pronto a mettere un punto metaforico.

Ad anticipare questa prima parte di album, il singolo che ha scosso mezza Italia: “Giorgia nel Paese che si meraviglia”.

Una critica pungente, che non ha bisogno di essere urlata per essere vera. Con il sound a cui ci ha abituato Willie, quello della musica suonata dalla Sabauda Orchestra Precaria, lui racconta di un’autentica storia d’amore. Una scintilla, un sentimento che dura molto più delle nostre mediocri relazioni iniziate per noia o per seppellire il nostro senso di insoddisfazione per noi stessi e per la nostra vita. Stiamo parlando dell’amore viscerale che alcuni italiani hanno nei confronti del fascismo. Nostalgici che continueranno a condire i loro discorsi con “si stava meglio quando si stava peggio“, “quando c’era lui…” e “ai giovani di oggi manca la disciplina“.

Vorremmo che fosse ironia, ma non lo è. E lo sa anche Willie Peyote, che proprio in occasione della Festa di Liberazione decide di far uscire questo singolo. E’ un dovere morale quello di farsi sentire davanti a queste prese di posizione. Ai giovanissimi possono anche far ridere, ma a chi ha studiato un minimo di storia, ridere non fa. Ci fa preoccupare, ci fa stare sull’attenti (anche se non lo siamo mai abbastanza). La censura della Rai sta diventando sempre più evidente, le leggi bavaglio sono attualmente discusse in Parlamento, Vannacci viene candidato con la Lega alle elezioni europee e il nostro Presidente del Consiglio è il più a destra della nostra storia dal 1943.

Come ci ha abituati fin dai suoi esordi, Guglielmo Bruno non riesce a star zitto davanti a cose aberranti come queste, anzi.

Anche le restanti cinque tracce, uscite nella nottata di venerdì 26 aprile, non possono certamente essere completamente escluse dal trattare temi sociali. Un esempio potrebbe essere proprio la title track, “Sulla riva del fiume”, che riprende e riarrangia “In teoria“, uno dei primissimi pezzi di Willie. Una vera e propria perla che si trova solamente su YouTube, se si sa dove cercare: alla penna un Guglielmo Bruno di 18 anni appena, che sulle note di “Inverno” di De André descrive il mondo che lo circonda e se stesso, come in un’autopsia o in un’operazione a cuore aperto.

Non mancano i pezzi più romantici, perché alla fine ci imborghesiamo e diventiamo tutti un po’ sentimentalisti, prima o poi. L’esempio più lampante in questo ep è “Piani”, che non cade però nelle classiche smancerie un po’ nonsense. I cori e la base musicale che seguono la voce di Willie danno quel tocco in più al pezzo. E finalmente capiamo cosa intende l’artista quando dice che l’album è un lavoro collettivo.

“Buon auspicio” è la classica canzone “sveglia” peyotiana. Sembra proprio dire: guarda a che punto siamo. Cosa cazzo stiamo facendo? Ma anche “Narciso” serve a darci una bella scossa, un bel risveglio con secchiate di acqua gelida in faccia.

Se questo è solamente la prima parte del nuovo album, non vediamo l’ora di ascoltare il seguito.

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