L’Officina della Camomilla è su un treno dal quale sembrerebbe non voler più scendere: dopo il singolo Woodstock ’99, la band milanese di Francesco De Leo torna con Techno is my boyfriend.
I due brani anticipano l’uscita dell’album DREAMCORE, che vedrà la luce nei primi mesi del 2024, a distanza di sette anni dall’ultimo progetto contenente 100 tracce tra strumentali, cover e demo ritrovate nel computer di De Leo, Antologia della cameretta.
Woodstock ’99 e Techno is my boyfriend sono entrambe un termometro preciso della direzione in cui vuole andare il nuovo album de L’Officina della Camomilla: è evidente il desiderio di una totale autonomia artistica, visto che le ultime pubblicazioni sono sotto l’etichetta fondata proprio da Francesco De Leo, Hachiko Dischi.
Ma torniamo alla musica.
Sempre con (un’apparente?) spensieratezza con cui cerca di raccontare in versi ciò che passa e scorre fuori dal proprio finestrino, L’Officina della Camomilla scatta instantanee di vita vera in cui ognuno di noi può immedesimarsi.
La poetica inconfondibile, al limite tra il surreale e lo psichedelico, si ritrova anche negli ultimi due singoli, che a tratti assumono una connotazione sociale.
Se Woodstock ‘99 è il racconto di uno dei momenti più bassi della cultura occidentale, Techno is my boyfriend è un cut-up di immagini struggenti e devastate di una gioventù al limite nella deriva dell’Occidente.
Il filo rosso sembra proprio essere la decadenza di una generazione, la stessa generazione cresciuta con i versi di Un fiore per coltello.
Techno is my boyfriend
Mezzi nudi al Jurassic Park
In assenza di colori
Spazio/tempo no melodyTechno is my boyfriend
Techno come dead leaf
Fra le luci a soqquadro
Techno is a babygang
Ancora una volta De Leo propone in modo confusionario – ma preciso – accostamenti di parole la cui comprensione non è immediata né universale: ognuno può dare la propria interpretazione. E se non ti piace fa lo stesso.










