Per la prima volta (insieme) nei club, dopo l’ennesimo successo con Lux Eterna Beach, il duo siciliano Colapesce e Dimartino, riparte in tour con il loro nuovo disco uscito il 3 novembre, e fa tappa anche all’Alcatraz di Milano!
Cosa succede quando, dopo un apprendistato decennale e molti concerti per pochi fedeli, si diventa improvvisamente famosi?
Cosa succede quando le stazioni radio iniziano a far girare le tue canzoni di continuo – il che diventa di fatto un fenomeno abituale, e allo stesso tempo rischia di fagocitare tutta la tua carriera fino a quel momento – ? Cosa succede quando gli ascolti di Spotify salgono alle stelle, si diventa ospiti fissi in TV e il proprio pubblico si allarga a tutti?
Ebbene, il live di Colapesce e Dimartino all’Alcatraz di Milano ieri sera è stato un modo per capire – per me – quanto valessero la pena quei due ragazzi dal vivo.
Ovviamente, la loro storia è molto più complessa di così. Entrambi sono musicisti con un background assoluto, cantautori nel senso più ampio del termine, che sono diventati popstar non per caso, ma neanche perché volevano e cercavano il successo ad ogni costo. Quando nel 2020 è uscito il loro primo album come duo, I mortali, ci siamo trovati d’accordo sulla definizione di “pop d’autore”. Ma, in sostanza, è rimasto un cult.
Il punto è che non si tratta di uno show– al contrario di quanto ci si sarebbe pure potuti aspettare – accomodante a questa nuova realtà, versione count-down verso la hit delle hit, anche se quasi metà della platea è lì per quello e loro stessi ci scherzano.
Semmai si tratta di un grande balzo in avanti di un live che ha tutte le carte per essere chiamato tale, popolare e ampiamente accettato nel suo codice, certo, ma anche sofisticato nel suono e nell’estetica che, come loro, resta minimalista ed elegante, senza visual facili o luci “intelligenti”.
Tutto il concerto, come il nuovo disco, è una compilation di immagini che evocano uno scenario New Age, che in realtà sono solo il collante filosofico di un lavoro più articolato, con personaggi che vanno dalle pornostar ai giovani elettori di destra.
Tra una canzone e l’altra – non mancano ospiti come Joan Thiele e Filippo Graziani – la band snobba la frivolezza che pervade l’Italia di questi tempi, e gli ironici manifesti politici assumono tutti una nuova dimensione.
Chitarre, tastiere e synth oscillano in un collage in parte inedito ma l’intero live, in fin dei conti, è un’esperienza eterea, con sfumature di sax, cori, altre chitarre che spettinano la platea senza smuoverla. Tanto che c’è persino un momento nella seconda parte, ovvero un frullatore in cui mettere brani loro, altri da solitari e altri ancora a cui hanno lavorato insieme come autori.
Uno dei grandissimi meriti di Colapesce e Dimartino è, non a caso, la leggerezza. Una chiave che rende poetico il contrasto tra il delicato tema della depressione e la naturale voglia di spensieratezza, una piacevole risata scaturita dalla grande ironia stralunata dei due.
Ma stavolta Colapesce e Dimartino ci offrono tutt’altro che una musica leggerissima, a volte basterebbe solo fidarsi e lasciarsi trasportare dal caso. Perché ieri n’è valsa la pena.










