Noi di Cromosomi (sì proprio noi, i dissati da Lo Stato Sociale nel nuovo singolo con Vasco Brondi) sabato 21 gennaio siamo andati a trovare Gregorio Sanchez in Palestra Visconti, saletta sotterranea dell’Arci Bellezza per la specialissima quanto unica data di presentazione dell’ep, uscito per Garrincha Dischi il 18 novembre scorso con il titolo Nelle parole degli altri.
Quattro le tracce costruite intorno al complesso tema del tempo, alleggerito da melodie armoniose e travolgenti groove. Se parliamo di produzione da Bolo ci spostiamo a Roma dove incontriamo ancora una volta Pietro Paroletti in arte Golden Years.
Nelle parole degli altri prima era un testo, poi una canzone, ora un ep che rappresenta la prima metà di quello che sarà il suo secondo album che Sanchez decide di scomporre in due piccoli lavori discografici che godono di vita propria, ciascuno con il proprio concept. Il secondo ep, in uscita prossimamente, vedrà la collaborazione di (si può dire? ok, lo dico!) Marco Giudici, anche lui presente sabato sera tra il pubblico del Bellezza.
Questo posto per quanto mi riguarda è casa e Palestra Visconti è lo scantinato dove organizzare le feste quando mamma e papà sono a trascorrere il weekend in Valtellina.
Sabato alla data di presentazione di Nelle parole degli altri di Gregorio Sanchez, l’atmosfera è proprio quella di una festa con una full band dal vivo ad affiancare Sanchez su un palco informale: Giacomo Di Paolo, Edo Nanni e Luca Rizzoli. Insomma, un’atmosfera intima e accogliente, serena e familiare.
Si sta talmente bene che, a proposito di tempo, questo sembra essere volato: bevo un solo gin tonic, significa che la situazione è davvero piacevole.
Sanchez all’inizio sembra impaziente di spiegare questa roba intricata del disco scomposto in due che, con l’uscita a breve del secondo ep, andrà a costituire un unico album. Poi, si rilassa e si mette a parlare di supernove e buchi neri.
Sì, perché questo primo concept ep ha origine da una frase:
Prima di nascere esistevamo nelle parole dei nostri genitori.
Il cantautore ci racconta di averla letta su qualche muro a Bologna. Bolo è famosa per le scritte sui muri, sta di fatto che Sanchez ci ha fatto un ep.
Mi sono costruito un’astronave, ch’è scassata più di te
ammetto che ero impaziente di sentire dal vivo questa cit. tratta da uno dei suoi pezzi più belli.
La scaletta, oltre alla presentazione dei quattro freschi fiorellini di campo, infatti, prevede i brani raccolti nell’album di debutto Dall’altra parte del mondo: si va da Dopo Marte, pezzo con cui è iniziato tutto e che sabato sera chiude la tracklist, alle più celebri: Dall’altra parte del mondo, Pesce lesso, Orsi e mondiali, Palombaro.
È un bel viaggetto: un momento di malinconica condivisione, alleggerita dalla performance della band, per la prima volta al completo.
Sanchez sabato sera mi parla d’amore con un pezzo che parla di una storia d’ amore, per l’appunto, che dura fino alla fine del mondo e che continua ad andare avanti nonostante fuori ci sia l’apocalisse, Macchine volanti.
Mi manda in confusione con una domanda davvero bastarda: “è meglio stare in due o starsene da soli ?”, e lo fa attraverso la dolcezza di un brano come Indiani.
Mi ricorda quanto sia puntualmente strana la sensazione di sentirsi normali con un brano come Vulcani.
Poi, con Bosco verticale e San Giuliano mi parla un po’ di Milano che ormai è la mia città, e anche la città dove Sanchez si trasferisce per la musica: una città Milano, che è fatta di persone, opportunità, relazioni.
Un viaggio nel tempo, quindi, tra i vecchi e i nuovi lavori. I quattro brani raccolti in Nelle parole degli altri vengono anticipati da una scrupolosa presentazione attraverso la quale il cantautore intende mettere in luce il concetto che li tiene insieme, ovvero la comunicazione attraverso il tempo e le generazioni. Brani che, sostanzialmente, parlano di come chi non c’è più possa comunicare con chi è qui e con chi, per ora, è solo un pensiero.
Nelle parole degli altri
La title track parla da sola: prima di nascere eravamo pensieri espressi tramite le parole dei nostri genitori. Un ricordo del passato che, inevitabilmente, riserva una sfocata proiezione al futuro perché, probabilmente, quando non ci saremo più continueremo ad esistere nelle parole degli altri.
Disperati
Il tappeto sonoro rispetta e riflette la natura contenutistica del pezzo che fa ballare e anche cantare le prime file quando Sanchez gira l’asta del microfono verso il pubblico.
Una canzone che parla con l’occhio attento di un narratore onnisciente il quale osserva i segni di un evidente stato di smarrimento che non conosce confini cronologici, né generazionali.
La prima metà del secondo album di Gregorio Sanchez parla di morte.
Una morte declinata in diversi modi che diventa sempre più percettibile in brani quali Estate e SN 1987a. Quest’ultima, in particolare, parla di una supernova che muore l’anno in cui Gregorio Sanchez comincia ad esistere. Il buco nero generato dalla morte della SN 1987a introduce un altro tema bello tosto, quello della serenità che, probabilmente, consiste nello smettere di pensare di avere avuto un passato migliore.
Infine, Estate, che abbraccia completamente il tema della morte. Anche in questo brano, un tempo sospeso impiegato a cercare una connessione con chi non c’è più.
Nessun bis previsto in scaletta. Gregorio Sanchez suona per la prima volta a Milano il suo nuovo ep. Spiega al suo pubblico, in maniera abbastanza esaustiva, le nuove canzoni, spoilera un pochino del prossimo ep, ma ora vuole andare a prendere una birretta.










