Avete presente quella dicitura, CBCR? Giusto, cresci bene che ripasso. È il caso di Cannella, cantautore romano – al secolo Enrico Fiore – che negli ultimi anni sta costruendo la propria strada nel panorama musicale italiano.
Quando sentii Ti volevo raccontare (2019) e Balla così (2021) capii che sarebbe stato da tenere d’occhio. Fresco, ma senza essere superficiale. Profondo, ma senza risultare pesante.
Cannella e il suo Stadio
Il suo ultimo singolo canta di un amore sfumato, unilaterale e ormai al capolinea. Stadio, però – questo è il titolo dell’ultimo lavoro di Cannella – racchiude molto di più.
Non c’è soltanto la nostalgia e la malinconia tipiche di una relazione giunta alla fine. Il ricordo, sì, rimane forte e indelebile, come fosse una canzone che rimbomba in uno Stadio e si propaga tutt’intorno. Ma cos’è che accomuna l’amore alla musica, se non la capacità di riempire il cuore?
Il pezzo inizia direttamente con il ritornello, che subito ci proietta in una dimensione in cui la musica ha un ruolo chiave:
Cantavamo canzoni alla radio
Diretti in un posto lontano
In due sembravamo uno stadio
E ora sono un estraneo
La musica come condivisione
Ecco ancora una volta la musica che unisce, la musica che amplifica, la musica come cassa di risonanza, la musica come condivisione. Qualche giorno fa parlando con un’amica ci siamo confrontate su analogie e differenze tra l’esperienza di un concerto e quella in un ristorante.
Lei sosteneva quanto la condivisione fosse parte integrante dell’esperienza gastronomica: poter chiedere all’altro i sapori del suo piatto, captare e confrontarsi sulle sensazioni. Al contrario, mi ha (semi) convinta di quanto un concerto sia un’esperienza più personale e intima, da poter vivere anche in solitaria.
Se fossimo stati a cena insieme, Cannella probabilmente le avrebbe dato torto. Io ancora devo capire da che parte stare. Nel frattempo, nel dubbio, premo play:










