Dardust torna con Duality: ” Il dualismo è stato un limite e al contempo la risorsa per creare qualcosa di nuovo”

da | Ott 26, 2022 | Interviste

Incontro Dario Faini, ai più noto come Dardust, in occasione dell’uscita del suo nuovo progetto: Duality (Artist First). Un disco che arriva a distanza di due anni dal suo predecessore – S.A.D. Storm And Drugs – e che vede il polistrumentista e produttore originario di Ascoli Piceno affrontare forse l’opera più eclettica della sua carriera.

Descrivere Dardust è complicato, perché in lui c’è molto più di un semplice dualismo. Autore, produttore, compositore, arrangiatore e mente creativa instancabile e irrefrenabile, sgrana gli occhi e sorride appena gli faccio una domanda tanto semplice quanto sempre più necessaria nel nostro presente: “Come stai? “. La nostra chiacchierata parte proprio da qui.

Sono stanco, ma sto bene. Questa vita di base è sempre frenetica, per me anche di più. Fare due cose insieme mi diverte e al contempo è stancante. Come trovo l’equilibrio? Con grande fatica, disciplina, rigore, dormendo poco e lavorando anche nei weekend. Detto questo, ad una certa dovrò darmi una calmata e concentrarmi sull’essenziale. Lo dico da tre anni, ma non l’ho ancora fatto (ride, ndr.) “.

Hai parlato di questo progetto come di un cervello con i suoi due rispettivi emisferi. Sostanzialmente senza un emisfero, non può esserci nemmeno l’altro e devo confessare che mi ha intrigato profondamente il cambiamento del tuo approccio alla nascita di questi pezzi. Da dove è nata l’idea e l’esigenza di seguire questo tipo di approccio così analitico e viscerale?

Sono due aspetti che ci sono sempre stati in me. Il piano e l’elettronica si sono sempre incontrati nella mia musica, crando vari mondi e simbologie sul lato del racconto più visionario. Con Duality ho voluto andare agli estremi di questi due mondi. Da un lato si trova il pianoforte: ultra minimale, emozionale, semplicissimo e per questo senza complicazioni; dall’altro lato troviamo l’elettronica super strutturata. Questo lavoro si avverte con maggior attenzione ascoltando il disco in audio spaziale, binaurale e Dolby Atmos. In sostanza, si coglie un mondo a 360°, interamente multisfaccettato. Penso sia importante estremizzare, perchè è un atto che crea carattere e personalità“.

Continuando a parlare di dualismi, c’è Dario e poi c’è Dardust. È così anche a livello puramente identitario?

A livello personale, più che una dualità, sento che ci sia una vera e propria multisfaccettatura di personalità. Paradossalmente, il dualismo è stato un limite che mi sono posto all’inizio della mia carriera, ma successivamente una risorsa per sperimentare e creare qualcosa di nuovo. A livello artistico e creativo, invece, la mia personalità rispecchia esattamente quanto mi piaccia spaziare: dall’ingresso nel mondo della taranta e della pizzica all’organizzazione di un evento per le Olimpiadi, dalla collaborazione Benny Benassi all’ingresso nella cultura giapponese. Ho sempre amato identificarmi in situazioni, personalità e identità diverse“.

Rispetto al lavoro svolto con S.A.D. Storm And Drugs, penso che l’estremizzazione richieda comunque un equilibrio tra le due parti, seppur distinte nel proprio tappeto sonoro. Come lo spieghi?

“L’equilibrio delle due parti risiede nel fatto che coesistono nella mia stessa persona e sono entrambe fondamentali. Non potrei fare a meno di una delle due. Ti posso confessare che ci sono stati diversi momenti complicati durante il periodo di creazione della parte elettronica di Duality. Mentre il pianoforte è viscerale, onesto e sento sempre che arriva molto anche all’ascoltatore; la parte elettronica è decisamente sovrastrutturata. Diventa un caleidoscopio di colori, suoni e stili diversi, perciò è stato difficile assemblare così tanti colori e riferimenti negli stessi pezzi. La complessità è stata data dalla naturalezza e dalla semplicità dei temi affrontati, sui quali ero solito tornare a più riprese anche per trovare la giusta quadra. Ammetto di essermi complicato la vita“.

Cosa speri che possa rappresentare questo progetto per la tua carriera?

Mi auguro che sia una porta per l’estero, perchè mi interesserebbe esplorare anche nuovi mercati discografici. Spero che diventi la mia cartolina da visita, o meglio, il mio passaporto per esplorare l’Europa e l’America”.


A tal proposito, l’anno prossimo inizierà il Duality World Tour, che coinvolgerà in prima persona anche l’Europa. Cosa accadrà sul palco e come stai strutturando i tuoi prossimi show in termini musicali ed estetici?

Sarà uno spettacolo teatrale diviso in due atti. Il primo atto sarà un concerto per piano solo, teatrale e scenografato. Al centro del racconto, troveremo il passare del tempo scandito dalle quattro stagioni, che verrà rappresentato in maniera tradizionale e contemporanea attraverso l’utilizzo di visuals e led walls. Il secondo atto sarà un altro viaggio più pazzioide e psichedelico, sempre con l’utilizzo di elementi, strumenti e dinamiche a livello teatrale. Spero possa essere lo pettacolo più maturo della mia carriera“.

Mi ha colpito molto l’intervista di Repubblica con un tuo carissimo collega e amico, Alessandro Mahmood, in cui ha dichiarato quanto sia magico e fin troppo meccanico fare musica al giorno d’oggi. Aggiungeva che siete prigionieri di un sistema che non da tregua. Ti ritrovi nelle sue parole?

«Sono d’assolutamente d’accordo con lui e devo dire che non seguo più questa logica da almeno un anno. Con il meccanismo della fabbrica macina hit sento di aver già dato. Una volta raggiunto il punto massimo della propria carriera, cosa puoi fare per confermarti ulteriormente? A quale scopo? Per fare soldi o rimanere nella posizione di essere il numero uno? Diventa un esercizio più di ego che di cuore. È stato bello fare dei passi indietro su questo lato. Si fa uscire qualcosa quando ha un senso. Il feat. con Massimo Pericolo (Signore del bosco ndr.) ha avuto un senso, perchè avevamo un immaginario in comune: la passione per Miyazaki e le colonne sonore di Hisaishi. Oggi affronto tutto questo con più serenità“.

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