Nubifragio: il risveglio dal sogno dei Gazebo Penguins

da | Ott 24, 2022 | Recensioni singoli

Tornano dopo cinque anni dal loro ultimo ingresso in uno studio di registrazione i Gazebo Penguins e lo fanno per regalarci il loro prossimo album, Quanto, in uscita il 16 dicembre per Garrincha Dischi e To Lose La Track. Intanto, lo scorso venerdì è uscita Nubifragio, il singolo che apre il disco e lo anticipa.

Possiamo dirlo? Siamo davanti ad una piccola perla, una forma di scrittura che destabilizza i cuori. Nubifragio è un abbraccio alla nostra memoria ROM, quella che custodisce gelosamente i nostri ricordi, quelli che difficilmente lasciamo andar via, quelli che in modo quasi tossico tratteniamo, e al tempo stesso ci palesa quella realtà che divora tutto ciò che ci accade, bello o inutile che sia, lo inghiotte come se fosse un buco nero.

Non so se crederci o no
Ma tra i sogni cestinati
Uno c’era in cui restiamo uniti

Come se avessimo di fronte le quote di un evento sportivo, quella partita di calcio che vede di fronte il top club mondiale e la squadra del nostro quartiere. Ebbene, in un futuro inverosimile, probabilmente almeno una partita su N partite il nostro undici di quartiere la porterebbe a casa.

Un sogno che quasi avevamo dimenticato di aver fatto, eppure c’era. Ecco, tra tutto quel materiale onirico e volatile, un’immagine di noi e l’altro uniti resta vivida. In sogno, ovvio. Facciamo una fatica immane e stentiamo a crederci, ovviamente. Ma esiste, e ci aggrappiamo con forza.

Ricordi rotti o messi via
Sai, mi sento un po’ a disagio
Come il sole in mezzo a un nubifragio

Sentirsi inadeguati, quasi imbarazzati, di fronte ad uno scenario che facciamo fatica a comprendere, eppure ci trattiene, eppure lo tratteniamo.

L’incapacità di compiere quello per cui siamo programmati, essere felici ad esempio, si scontra con il realismo del momento. L’immagine di un sole in mezzo al nubifragio che assiste inerme a quello che gli accade intorno.

Poco può fare dinanzi a quella tempesta, se non attendere e riprendersi la scena. Ci vuole solo tempo, poi passerà.

Se tu restassi fino in fondo
Avremmo il tempo
Di riparare quello che si romperà

Qui la Gen Z è lontana anni luce. Altro modo di pensare e vivere la vita i Gazebo Penguins, abituati a lottare per salvare qualcosa, riparare come mantra di vita, non gettar via al primo scricchiolio.

Salvare il salvabile, non demordere, quasi accanirsi, la consapevolezza che qualcosa si romperà, la forza di rimboccarsi le maniche per ripararlo, per salvare quel sogno cestinato in cui restavamo uniti.

Togliamo gli angoli dal mondo
Facciamo un cerchio
Dove non sia possibile nascondersi
Se mi abbracciassi mentre affondo
Daremmo un senso
Al buco nero che di nome fa realtà

Metterci la faccia, non nascondersi, fare squadra e lottare insieme, abbracciati: ecco la soluzione per dare un senso a quella realtà che ci assorbe.

Insieme si può, da soli è tutto più difficile. Affondare in due ci rende meno vulnerabili, pronti a combattere con le unghie e con i denti mentre inesorabilmente la realtà ci inghiotte nel suo cinismo e, spesso, nel suo pressapochismo.

Nubifragio si chiude con un finale liberatorio, ai limiti della sperimentazione, che destruttura la classica forma canzone fino a sfociare in una tempesta strumentale: vortici di sax, trombe d’aria, synth e chitarre, e nessuna batteria a tenere il tempo, senza tempo.

Il 16 dicembre è vicino, intanto ora possiamo restare sotto il Nubifragio, farci colpire dall’acqua, metabolizzare il trauma, attendere il Sole.

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