Cosa sia la felicità e in cosa consista la sua ricerca sono due quesiti pressoché irrisolvibili che trascendono le epoche. Domande senza tempo che la filosofia stessa, massima espressione del pensiero umano, ha cercato di affrontare senza mai arrivare, tuttavia, ad una risposta univoca.
Giovanni Truppi ci propone la sua versione con il brano La Felicità, uscito Venerdì 30 settembre su tutte le piattaforme, con la produzione di Marco Buccelli e Niccolò Contessa, mix di Andrea Suriani, videoclip di Aldo Giannotti con la collaborazione di Viktor Schaider.
L’autore in un’intervista rilasciata a Domani Editoriale dichiara:
All’inizio dell’adolescenza ho attraversato un momento difficile: mentre provavo a spiegare cosa mi stava succedendo a un sacerdote, lui mi consigliò senza troppe spiegazioni di trovare «qualcosa per cui vivere e morire».
Dal quel momento Truppi riversa tutto se stesso nel lato artistico e creativo, individuando nella musica la sua felicità e la sua ancora di salvezza dalle sabbie mobili della depressione giovanile. La maturità dei quarant’anni porta, però, a mettere tutto in discussione, realizzando di aver ricondotto la Felicità ad un concetto fin troppo individualistico.
La società stessa ci spinge verso un desiderio di continuo accattonaggio del nuovo, che probabilmente nemmeno desideriamo, allontanandoci da quella sensazione di pace e serenità che la felicità, al contrario, dovrebbe comportare.
Così prende vita La Felicità, brano dal tono allegro e canzonatorio, ma dal testo tutt’altro che superficiale.
Il filo conduttore di ogni strofa è ciò che perdiamo mentre dedichiamo tutti noi stessi a quest’affannosa ed infruttuosa ricerca della felicità.
Un senso di immobilità, l’incapacità di prendere una qualsiasi decisione, mentre ci crogioliamo nell’idea di essere impegnati in qualcosa di più importante.
Il gatto è scappato di casa mentre cercavo la felicità, l’ho visto uscire dalla finestra mentre cercavo la felicità.
Avrei potuto corrergli dietro, avrei potuto chiedere aiuto, avrei potuto ma ero troppo impegnato a cercare la felicità.
Il brano prosegue con un crescendo di immagini che vanno a toccare sempre più l’animo dell’ascoltatore. La distanza emotiva da un amico nel momento del bisogno, gli anni che passano portandosi via la gioventù, l’assenza nelle tappe più significative della crescita di un figlio, la perdita di persone che si allontanano dalla nostra vita, i genitori abbandonati e trascurati nella loro vecchiaia.
qualche volta vorrei andare a trovarli, ma mi organizzo sempre troppo tardi
perché cerco la felicità, senza trovare la felicità.
Senza nominarli, due sono i sentimenti che piano piano prendono vita: il rimpianto di tutto ciò che abbiamo perso e, allo stesso tempo, il rimorso per esserci dedicati così ciecamente ad una ricerca senza meta, come ricordato più volte dal ritornello.
Cercavo di qua, cercavo di là, stavo cercando la felicità
Andavo di qua e andavo di là, mentre cercavo la felicità.
Arriva, infine, il momento più introspettivo in cui la ragione si fa strada, arrivando alla consapevolezza di aver vissuto nell’illusione della felicità.
Non siamo mai appagati da quello che riusciamo ad ottenere, mutiamo i nostri desideri parametrandoli su ciò che non abbiamo, trovando così il pretesto per ricominciare la nostra ricerca senza fine.
Ecco allora la grande domanda.
Ogni volta che mi mancava qualcosa, pensavo, sarà questa la felicità, poi ce l’avevo e capivo che non era quella e giù ancora a cercare la felicità.
Ma come fai a trovare qualcosa che non sai che cos’è?
La verità, purtroppo, è questa. La ricerca della felicità è qualcosa di proibitivo, forse impossibile, proprio perché non sappiamo nemmeno cosa esattamente sia. Non solo non ha contorni e parametri definiti, ma cambia da individuo ad individuo, incarnandosi una volta nella ricchezza, una volta nell’amore, un’altra volta ancora in un ideale.
Non ci resta, quindi, che ricercare la nostra personalissima forma di felicità, immaginarla possibilmente in qualcosa che sia raggiungibile e sicura, come l’ora legale
Io la felicità me la immagino con le ali, leggera come la primavera e piena di misericordia
senza nessuno da battere e niente da dichiarare; chiara, come l’arrivo dell’ora legale.










