Tarek Iurcich, meglio conosciuto con il suo nome d’arte Rancore, apre la stagione del Sotto il Cielo del Castello di Santa Severa, festival di eventi artistici e culturali promosso dalla Regione Lazio e organizzato dalla società regionale LAZIOcrea.
Il meraviglioso Castello che si affaccia sul litorale laziale è la location della seconda data del Tour del cantante romano, partito il 29 Giugno a Bologna. Definire Rancore semplicemente un cantante risulta assolutamente riduttivo rispetto all’esibizione artistica che regala ai suoi fan; assistiamo, infatti, alla messa in scena di una vera e propria opera teatrale, titolata Xenoverso, il suo ultimo album.
L’artista sceglie di dedicare il tour ad una valorizzazione totale di questo suo ultimo lavoro, al quale risulta profondamente legato dall’impegno profuso per realizzarlo, rinunciando a portare sul palco qualsiasi canzone che non ne faccia parte, salvo 3 eccezioni estremamente utili alla sceneggiatura dell’esibizione.
Siamo davanti alla massima espressione di quello che lui stesso ha definito anni fa Rap Ermetico, caratterizzato da riferimenti storici e culturali, testi fitti e complessi, il tutto accompagnato da basi potenti e incalzanti. Quello che più impressiona di Rancore è la sua capacità di raccontare una storia diversa in ogni canzone, evocando immagini chiare e definite che prendono letteralmente vita nell’immaginario soggettivo di ogni ascoltatore.
Lo spettacolo inizia con una voce narrante, la stessa del Cronosurfista che abbiamo già conosciuto nello skit dell’album, la quale ci spiega le regole del palco.
Siamo a bordo della Nave 507 e viaggiamo a cavallo tra due realtà di confine; sullo sfondo si illuminano ad intermittenza due lettere, X(enoverso) e U(niverso), separate da un fascio di luce trasparente che divide il palco a metà. L’obiettivo del viaggio è consegnare ai legittimi destinatari delle Lettere, ovvero le canzoni.
Dopo aver fatto il suo ingresso con la dinamica Freccia e l’ormai amatissima Eden, il Rapper si prende subito un momento per manifestare la gioia di tornare sul palco, ma soprattutto dichiara di sentirsi onorato di portare la sua gente alla scoperta delle nuove destinazioni raggiunte durante il viaggio tra le diverse dimensioni.
Interviene la stessa Nave 507 ad avvertire Tarek del rischio di passare rapidamente tra i due mondi, intavolando una simpatica gag in cui il cantante saltella ripetutamente tra X e U e ci mostra un lato comico di se del tutto nuovo e piacevole da scoprire.
In barba agli avvertimenti di 507, Rancore torna nell’Universo per raccontare una favola Sangue di Drago, la canzone di maggior successo del precedente album Musica per bambini. Il testo è inizialmente cantato a cappella dall’artista e dal suo caldissimo pubblico; la musica sale, il palco si colora di rosso, scoppia il ritornello con tutta la sua potenza e il Castello sullo sfondo rende il momento particolarmente magico e suggestivo.
Sul finale del pezzo Rancore finge di essere scaraventato a terra a causa delle interferenze create da una canzone appartenente ad un altro mondo e quindi torna in Xenoverso.
E’ il momento di Federico, canzone irriverente che racconta di un attacco di vecchi filosofi zombie; segue un brano più introspettivo Ombra, la rappresentazione di un oscuro disegnatore che ci accompagna per tutta la vita, giudicando il nostro percorso e cercando di rappresentare il nostro profilo nonostante debba subire le leggi della fisica e, in particolare, della luce.
L’artista con un altro balzo ritorna nell’Universo con S.U.N.S.H.I.N.E., forse la canzone più iconica e nota di tutta la discografia del rapper romano. Il pubblico è in delirio, Rancore instancabile sul palco corre in tutte le direzioni, salta e poi recita i testi con la sua tipica gestualità che scandisce parole e tempi.
Riprende la recitazione: superato il limite di volte in cui era possibile rifugiarsi nell’Universo, è il momento di dare interamente spazio allo Xenoverso e il nucleo della storia che racconta.
Vengono cantate in sequenza Lontano 2036, X Agosto 2048 e Arakno 2100, ovvero la trilogia di lettere che Tarek Cronosurfista a bordo della 507 deve recapitare a diversi destinatari di futuri sempre più lontani.
Andiamo in un futuro ancora più futuro di quello precedente, appena raccontato, che ormai è già passato
Chiuso questo capitolo, l’opera teatrale continua con il pezzo più introspettivo dell’album Io non sono io. Rancore vive una crisi d’identità, rappresentata graficamente sul palco grazie a delle proiezioni del suo Io sui due specchi posizionati sotto X e U, sconfitte solo grazie all’invocato supporto del pubblico, sempre stimolato e coinvolto.
Spazio ad un’altra simpatica gag che introduce Ignoranze funebri, si continua con Le rime (Gara tra 507 parole), in cui il rapper ha la possibilità di deliziarci con esercizi di stile e rime in una gara ambientata in un mondo bidimensionale, per poi esibirsi in un pezzo che fa saltare la folla, Guardie e ladri.
Ancora un ultimo momento di grande coinvolgimento del pubblico, chiamato ad urlare contro le interferenze dell’Io ritornate sul palco e che, sconfitte definitivamente, lasciano il posto a Questa cosa che io ho scritto mi piace.
Siamo al momento dei ringraziamenti, dal pubblico alla band, ma un ringraziamento speciale è dedicato a Luigi Serafini, autore del particolarissimo Codex che ha ispirato Rancore nel progetto artistico Xenoverso, titolo non solo dell’album ma anche del brano cantato a seguire.
Rancore esce dal palco ma, invocato dal pubblico, torna per l’ultimo brano della serata, nonché ultima delle 3 eccezioni rispetto all’album del 22. Saluta il pubblico sulle note di Questo Pianeta che, seppur sia il brano di chiusura di Musica per Bambini, ben si sposa con le tematiche e le sonorità di Xenoverso.










