ARMAGEDDON e la svolta “World Trap” di Ketama126

da | Interviste

La notte del 3 giugno è uscito ARMAGEDDON, nuovo attesissimo album di Ketama126 che segue KETY (2019) e KETY REBORN (2020).

In occasione dell’uscita di ARMAGEDDON, abbiamo avuto l’occasione di incontrare il rapper e producer romano per parlare con lui del suo nuovo lavoro e di tutto ciò che gli ha permesso di arrivare alla pubblicazione del disco.

Le 16 tracce che compongono l’album sono intrise di contaminazioni stilistiche e caratterizzate da diverse “atmosfere sonore” frutto dei tuoi viaggi degli ultimi anni. Quali eventi hanno segnato maggiormente i tuoi testi e cosa ha ispirato le tue produzioni?

Viaggiare è stato molto importante, soprattutto perché mi ha permesso di sbloccarmi dopo il periodo del lockdown iniziale. Non riuscivo proprio a trovare ispirazione per scrivere, perché stando chiuso dentro casa… senza concerti, senza beccare gente, senza avere un minimo di spunto esterno, non riuscivo a fare niente.

Il primo viaggio che ha sbloccato questa situazione è stato a Ibiza, che in realtà è stato per lavoro. Abbiamo fatto i primi nove pezzi del disco in una villa dove abbiamo ricreato uno studio. Poi per cavoli miei sono stato in Kenya e in Marocco, questo è servito proprio a dare nuovi spunti alla musica e alle produzioni. Per esempio, le chitarre che ho messo in questo disco… di solito sono molto più rock, molto più dure, invece qui ci sono un sacco di chitarre acustiche, spagnoleggianti, reggae, prese da un altro mondo. C’è sempre la chitarra, ma non è una chitarra metal, è molto più black e caribica diciamo.

Questo per le produzioni, ma è stato importante anche a livello personale, ho visto che tutti i problemi che a me sembravano insormontabili qui in Italia, per via del Covid, per il fatto che non lavoravo, che ero fermo e tutte queste cose qua… mi sono reso conto che erano problemi miseri rispetto a quelli che ha la gente che sta lì. Quel tipo di problemi me li sono scordati rientrando a Roma. Sono tornato anche con una mentalità molto più positiva e aperta a vedere la realtà anche da altri punti di vista.

A proposito di contaminazioni… nei brani convivono generi molto diversi tra loro, rendendoli anche piuttosto diversi dai tuoi lavori precedenti. Da cosa deriva questa scelta?

Il fatto di mettere elementi contrastanti in una canzone è una roba che ho sempre fatto, penso mi appartenga. A livello di suoni questo è il primo album in cui mi sono permesso di sperimentare fuori dai canoni di quella che è la trap già fatta fin ora, perché comunque fino ad ora avevo fatto sempre trap al massimo influenzata da roba grounge o metal… che comunque è una cosa che già si faceva e che facevano parecchi artisti.

Con questo disco penso proprio di aver fatto qualcosa che nessuno fa, ho mischiato con robe che fin ora non erano state mischiate. Non so io la definirei tipo… come ci sta il rock fatto come world music che prende spunto da tutti i generi musicali… io direi che questa è “World Trap”. Che non vor dì ‘n cazzo (ci sembrava opportuno citare), però per dire che ho preso da tutto ciò che mi piaceva.

Il titolo dell’album ARMAGEDDON e la copertina del disco fanno riferimento a un’apocalisse vissuta come uno stato mentale e che porta quindi a vivere la vita come se ogni giorno fosse l’ultimo. Come vivi questa filosofia e come riesci a traslarla nella tua quotidianità?

Quello è un obiettivo che ci si pone ma non detto che è uno ci riesca. Però mi rendo conto che sto bene e passo le mie giornate migliori quando mi godo il momento e adotto questo tipo di pensiero. Invece quando mi metto a pensare troppo alle conseguenze, al futuro… automaticamente vivo un po’ peggio. Per cui l’intenzione è quella e voglio trasmetterla anche a chi ascolta.

Parliamo della tracklist di ARMAGEDDON e iniziamo dai feat. internazionali: COCA ROSA, TANGA e L’ULTIMO TRENO. Come nasce la collaborazione con Raf Camora, Kaydy Cain e con Yung Beef?

Diciamo che erano tutti artisti che già ascoltavo e di cui ero parecchio fan. Gli spagnoli in particolare, ho avuto la possibilità di lavorarci e di conoscerli a Ibiza, dove si è creato anche un rapporto di amicizia. È venuto molto naturale in realtà. Anche per Raf Camora è stato molto naturale, avevamo già collaborato per Scusa, un pezzo del suo disco. Mi aveva contattato lui, infatti ero rimasto stupito… anche perché si occupa di un genere molto diverso dal mio. Mi ha colpito come artisti non italiani non si facciano problemi a collaborare con artisti lontani dal proprio target e sconosciuti al proprio pubblico. Loro questo tipo di problemi non se li fanno, allora ho cercato di non farmene nemmeno io.

Proseguendo con i pezzi, hai definito RIBELLE come un “manifesto ideologico alla ribellione” e nel brano canti: “Se questa è civiltà io sono un incivile, se questa è intelligenza io sono un imbecille”. Che valore assumono queste parole cantate da un coro di bambini?

Sono un fan dei pezzi rap con cori o ritornelli cantati dai bambini da sempre, quindi volevo farlo da tempo. Un pezzo come ribelle, che comunque non aveva parolacce nella parte cantata (anche perché mi sarebbe sembrato un po’ di cattivo gusto) mi sembrava quello giusto. In più la tematica del pezzo è la ribellione, per cui una serie di immagini dette da me potrebbero sembrare esagerate e ridondati… invece dette da dei bambini assumono un tono molto diverso. Quindi secondo me era il pezzo perfetto per una cosa del genere.

In STOP, dodicesima traccia, affermi: “Vivo la mia vita migliore”. In questo momento della tua vita, ti senti realizzato? Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato e che non hai ancora raggiunto?

Rispetto alla musica mi sento abbastanza realizzato perché, quando ho iniziato a fare musica, non mi aspettavo di fare dischi d’oro, di platino e tutto quanto. Pensavo semplicemente a fare musica, che mi fosse riconosciuto e che riuscissi a farne un mestiere che mi permettesse di sopravvivere. Ora sono anche andato oltre al sopravvivere per cui sono più che contento.

Poi se vogliamo parlare di obiettivi nella vita in generale cerco sempre di pormene di nuovi, altrimenti saremmo tutti finiti. Però per quanto riguarda la musica, anche in quello sono in evoluzione sempre, continuamente, ma sono soddisfatto di quello che ho fatto fin ora e di quello che ho fatto con questo disco.

Per concludere, qual è la traccia che pensi rispecchi al meglio lo spirito del disco? E quale invece pensi che possa essere apprezzata maggiormente dal pubblico? Perché?

Allora, su quale rappresenti di più lo spirito del disco ti dico la title track, perché contiene proprio questo concetto dell’ARMAGEDDON inteso come “vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo”. In quella traccia ci sono proprio dei versi che parlano di quello, quindi rappresenta bene il concetto. Mentre invece sulla traccia più apprezzata dal pubblico… quello me lo sono domandato più e più volte ma non sono stato in grado di darmi una risposta.

Penso sia anche il bello di questo disco, che non ci sono canzoni che ti fanno dire tipo: “Ok, questo è il singolo pop”… ogni canzone ha il suo mood e il proprio momento della giornata migliore per essere ascoltata. Ma non ci sono canzoni per cui pensi : “Questa è una hit o questa è riempitiva e così via”. Quindi in realtà non ti saprei dire, dipende dal pubblico ed è una sorpresa anche per me.

È stato un piacere sentire Ketama126 presentare ARMAGEDDON con orgoglio ed emozione e rispondere alle domande con stupore e interesse.

Una chiacchierata che mi ha permesso, e che spero abbia permesso anche a voi, di ascoltare l’album da una prospettiva diversa. Non vi resta quindi che sollevare Ketama126 da questo dubbio: qual è la vostra traccia preferita di ARMAGEDDON?

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