Il Circo Zen torna con “Cari Fottutissimi Amici”

da | Recensioni album

Una giostra, un tagadà, un autoscontro: Cari Fottutissimi Amici è il nuovo album dei The Zen Circus, un gioco frutto di collaborazioni eterogenee e variegate tra loro.

Anticipato da 118 con il contributo artistico di Claudio Santamaria lo scorso gennaio 2022, la band ha rilasciato – a distanza di due anni da L’ultima casa accogliente – un progetto musicale collettivo.

Il titolo non può che richiamare l’Agosto 1944 e collocarsi nella Firenze da poco liberata dai tedeschi: il film Cari Fottutissimi Amici di Mario Monicelli assume la funzione di retropalco, mentre dalle quinte si intravedono dieci inediti.

Caro Fottutissimo Amico

In principio fu Motta, con Caro Fottutissimo Amico.

Il concept di tutto l’album parte proprio da qui, ruotandovi intorno e, difficilmente, uscendo dall’orbita. 12 minuti che riassumono avventure, anni di vita e montagne russe di Motta, Appino, Ufo e Karim, tra quella santa voglia di sbagliare tutto e l’illusione di restare soli.

Ok Boomer con Brunori SAS

Period: 12 anni fa. Setting: Marche. Dario Brunori conobbe così i The Zen Circus, in un’occasione abbastanza comica e al contempo teatrale, descritta proprio da loro sui Social:

“Ufo gli tirò un raudo fra le gambe, Appino si presentò nudo con una banana nelle mutande e Karim gli disse “Ciao, piacere!”. Lui per rappresaglia ci regalò un pallone di cuoio anni ‘60 con il quale finimmo subito a giocare tutti insieme.”

Cosa può nascere da un incontro simile, a distanza di anni, se non un’ode alla vita passata e alla nostalgia che ne consegue?

Beviamo sempre di meno per paura del fegato, dello stomaco / però non smetteremo mai / perché siamo nostalgici , romantici / sogniamo un mondo che non c’è più / e forse non c’è mai stato/ ce lo siamo inventato, dai / l’abbiamo visto solo alla tv

Jhonny feat. Fast Animals and Slow Kids

Solo due anni fa chi avrebbe mai detto che Appino e Aimone si sarebbero incontrati artisticamente? In che modo due mondi così apparentemente distanti riescono a trovare un equilibro e un punto in comune?

Il mezzo è proprio Jhonny, quel ragazzo con sopra l’anima due dita di polvere, pronto a sperare, credere, fidarsi. Un alter ego? Di chi?

Jhonny non ha niente da nascondere, sopra l’anima due dita di polvere […] / Johnny sa che non c’è un lieto fine / ma vede sempre e comunque tutto in divenire

Il diavolo è un bambino feat. Emma Nolde

L’armonia artistica tra i The Zen Circus ed Emma Nolde è frutto di una giovane collaborazione: di scuola toscana, apprezzata prima da Motta e poco dopo dall’intera famiglia Zen, Emma fa capolino in Cari fottutissimi amici con la sua intraprendente grinta e intima dolcezza.

In “Il diavolo è un bambino” le voci di Appino ed Emma si abbracciano e si (con)fondono tra loro in un inedito musicalmente omogeneo e coerente.

Il testo, di forte impronta Zen, funge da monito per la vita di ogni ragazzo di vent’anni, il periodo maggiormente vissuto, camminato e raccontato da Appino, Ufo e Karim nella loro discografia.

Benvenuta nel mondo degli stronzi / cosa credi, che non ci sia mai stata? / Uno stronzo come te trent’anni fa mi ha generata / la mia vendetta è volergli bene

Meravigliosa feat. Ditonellapiaga

Come far comunicare, invece, il microcosmo di Margherita con il Circo Zen? Innanzitutto, guardando il mondo dall’alto, dove la vita sembra ancora meravigliosa e solenne.

Sopra le banche, sopra caserme e sale scommesse / sopra le carceri e gli ospedali, sopra le ville, sui cimiteri / qui non importa dove vivi, non importa chi sei / conta soltanto cosa scrivi, non l’inchiostro che hai

Voglio invecchiare male feat. Management

Non è mai stato un segreto che i The Zen Circus guardassero da lontano, con distacco e incertezza, il futuro.

Quel futuro che spesso incute terrore, genera mostri e paure un po’ a tutti. In Voglio invecchiare male questo leitmotiv torna, prima con una strofa provocatoria dei Management e successivamente con la voce di Appino:

Io non sto vivendo, sto soltanto improvvisando / il mondo è un posto pericoloso, sì/ ma basta starci attento

Figli della Guerra feat. Speranza

No, il mondo visto con gli occhi azzurri di Speranza non è migliore di quello descritto finora, anzi. Il featuring più crudo e diretto di Cari Fottutissimi Amici è proprio questo:

È mio il corpo ancora / e farà male finché tutto va in malora / siamo i figli della guerra / in questa pace un po’ di merda muoiono gli anziani / la pena capitale / mi sembra più che naturale

Ragazza di carta feat. Luca Carboni

L’amore ha sempre una buona quota partecipativa nella discografia Zen: tuttavia in Cari Fottutissimi Amici è meno presente rispetto ad altri temi ed è così che, in Ragazza di carta, Luca Carboni lo ripristina, qualora qualcuno ne sentisse la mancanza:

Sono sempre stato qualcosa da amare / nel bene e nel male / gli occhi degli altri/ come dei sassi / piovono sopra / i nostri disastri / manca l’inchiostro / manon importa / ti scrivo a memoria/ ragazza di carta

118 feat. Claudio Santamaria

Insieme ai dodici minuti di amore reciproco e dichiarato con Motta, 118 è l’unico brano che i The Zen Circus hanno già suonato dal vivo. Le prossime occasioni per sentire l’intero album saranno durante la Cara fottutissima estate in tutta Italia:

Salut les copains feat. Musica da Cucina

(Ci) salutano così, gli Zen. Ci troviamo sull’asse Livorno-Milano: un’atmosfera intima e magica avvolge l’inedito strumentale registrato da Andrea Appino presso l’Iceforeveryone Studio di Livorno e da Fabio Bonelli presso Casa Bonelli di Milano.

Il risultato è un loop elettrostatico d’ambiente realizzato gradualmente con strumenti da cucina che chiude il cerchio dell’album, salutando tutti coloro che ne hanno fatto parte, quei Cari Fottutissimi Amici.

Che sì, sarà anche un mondo infame, tra incertezze, sconfitte e amori che non esistono più, ma l’amicizia (artistica e non) può decisamente migliorarlo.

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