Tutti Fenomeni si racconta a Cromosomi: tra inquietudini e la paura delle maschere

da | Interviste

Lo scorso 6 maggio Tutti Fenomeni ha rilasciato il secondo album in studio della sua carriera, Privilegio Raro. L’artista romano ha confermato di essere una delle penne più originali e meno inclini alle mode del panorama italiano.

Noi di Cromosomi abbiamo fatto una chiacchierata con Tutti Fenomeni, un Battiato 2.0 che ha deciso autonomamente di svincolarsi dal resto della scena e percorrere una strada tutta sua (e che apprezziamo un botto, ndr).

Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista” cantava Caparezza. Il successo di Merce Funebre ti ha dato più sicurezza a livello personale e quindi più certezze per la stesura di questo disco o hai accusato la crescita delle aspettative nei tuoi confronti?

La frase di Caparezza è bella ma nessuno può dimostrarmi che è vera. Il primo disco mi ha insegnato ad amare la musica e la qualità e le aspettative le ha create su me stesso.

Da alcuni passaggi dei testi di questo disco emerge un’inquietudine di fondo che fa certamente parte del tuo essere. Ti reputi un’anima inquieta? Se sì, quanto questa inquietudine ispira il tuo processo creativo e quanto invece lo blocca?

Da alcuni passaggi dei testi di questo disco emerge un’inquietudine di fondo che fa certamente parte dell’essere del mondo. Mi reputo inquietato, soprattutto il processo creativo mi inquieta, mentre la quiete mi blocca. Cosa fare?

“Estasi nella stasi, ti amo procrastinazione” è il mio slogan preferito dell’album. In Addio percepisco quasi un senso di resa nei confronti di te stesso. A che punto è il tuo processo di accettazione di te stesso?

Una resa che però porta all’estasi. L’accettazione purtroppo si avrà con la morte e  la morte mi piace…mi spaventa la sua maschera.

René Magritte, grazie al suo modo di fare arte, è definito il “disturbatore silenzioso”. Cosa ti ha spinto ad omaggiarlo nella copertina del disco? Esiste una corrente musicale surrealista in Italia di cui tu sei attualmente il massimo esponente?

Il velo, l’incomprensibilità, la solitudine della preghiera: un peccatore muto prega un dio sordo nel giorno dell’autoinganno.

Ho apprezzato molto la scelta di non “contaminare” l’album con dei featuring in un’epoca che quasi ti impone il contrario. L’unico presente è quello conciso e allo stesso tempo molto azzeccato di Francesco Bianconi. Com’è nato e perché hai scelto lui per la chiosa di Antidoto alla morte?

In questi due album mi ero imposto questa non “contaminazione”, però fare quattro ritornelli consecutivi con la mia voce era troppo anche per “me”. Francesco Bianconi nel disco è un privilegio più unico che raro. Grazie Francesco!

Essere privilegiati significa avere una posizione di favore rispetto agli altri e non sempre per propri meriti. Quale privilegio raro vuoi raccontare nell’album?

Il privilegio raro è la corda d’oro, la croce, il rogo e la cicuta.

In questo disco, rispetto a Merce Funebre, parli di più della tua città natale, Roma. Che rapporto hai con la Capitale, sia a livello artistico/lavorativo che come vivibilità?

Dopo anni di conflitto ci ho fatto pace. é organizzata male ma si vive bene. Trovo che questi anni particolari che abbiamo vissuto l’abbiano rilanciata. Non ho mai avuto il desiderio di cambiare città e finalmente sento odore di primavera generazionale.

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