Le Lalalacrime di Giuse The Lizia ci rigano il volto

da | Recensioni album

Lalalacrime è il prodotto finale delle variegate sfaccettature di Giuse The Lizia, il connubio perfetto tra la leggerezza della sua musica e la profonda tonalità graffiata della sua voce. 

Vi avevamo parlato di tre dei sei brani che l’artista ha deciso di condividere con noi. In due di essi avevamo apprezzato dei particolari Featuring tra Giuse The Lizia ed altri artisti, spicca tra questi Particelle con Laila Al Habash. Questa volta però i brani che ascoltiamo sono tutti propri del cantante targato Maciste Dischi, sviscerano la sua personalità e lasciano che l’ascoltatore riesca ad apprezzarla al meglio.

Si chiama Diretta Rai il primo sfogo del cantante: un brano che riesce ad incanalare della tensione in un testo leggero ed orecchiabile. Un gesto così plateale come l’ammazzarsi in diretta rai è simbolo di una sensazione di malessere ignorata da tutti. Il bisogno impellente di gridare al mondo i più malsani sentimenti si fa strada tra le note di Giuse The Lizia, e noi ci sentiamo coinvolti e compresi da queste. 

Mille microdosi di tristezza

Passa un’altra estate e sto una merda

Fumo dieci pacchi di Marlboro

Non ricordo più neanche chi sono

Andando avanti incappiamo in un altro pezzo dell’EP che ci trafigge il cuore: Giorni Blue. Il blu è il colore delle tempeste, della tristezza e della notte buia. I Giorni Blue sono quelli che in pieno inverno ci congelano il cuore, quelli che danno voce ai pensieri della nostra anima di ghiaccio. Ci troviamo a tu per tu con i segni che ci ha lasciato addosso la perdita di qualcuno che, con un pennarello, riusciva ad attenuare quel blu profondo.

L’intro del pezzo risuona come uno di quei carillon che ascoltavamo da bambini prima di andare a dormire come per tranquillizzarci: adesso, però, la melodia sembra quasi non fare più effetto. Niente riuscirà a scaldarci ora che siamo soli con noi stessi.

Inizia a fare freddo dalle parti mie

E sopravvivo per inerzia a questo grande inverno

Molto più grande adesso che non ci stai dentro

L’ultimo brano prende ispirazione per il suo titolo in maniera quasi simpatica da una famosa canzone dei The Cure. Mettiamo play a Boy, don’t cry, ci prepariamo all’ascolto, ed ecco che arriva l’esplosione. Giuse The Lizia rompe gli schemi con un urlo e si getta a capofitto su un’onda Alternative Rock che non ci aspettavamo, con l’intenzione di trasformarla presto in uno tsunami.

La leggerezza dei vent’anni dipinge uno scenario comune a tutti noi, ponendo come sfondo un’infatuazione bella e dannata; una di quelle che, nonostante tengano un culo formidabile, non meritano nessuna delle nostre lacrime. 

Io per te mi sono fatto un mazzo memorabile

Per ottenere cosa? Solitudine

E okay che tieni un culo formidabile

Ma mica vali tutte le mie lacrime

Lui canta e noi ci divertiamo, ci sentiamo mossi da una inspiegabile voglia di ballare e cantare a squarciagola le note di un brano che in realtà stiamo ascoltando per la prima volta.

In conclusione, ascoltando Lalalacrime abbiamo avuto l’enorme piacere di notare la crescita di Giuse The Lizia. Tuttavia l’artista non lascia mai il suo personale tocco indietro, non perde mai il suo timbro, mantenendo comunque in ogni istante il suo tratto distintivo: quello di colpirci nel profondo pur facendoci sorridere.

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