Quattro chiacchiere in intimità con Tredici Pietro a parlare del Solito posto, Soliti guai

da | Interviste

È giovane, allegro, sveglio e con tanta voglia di fare. Vi stiamo parlando di Tredici Pietro che abbiamo intervistato a proposito dell’uscita del suo nuovo album Solito posto, Soliti Guai rilasciato venerdì 22 aprile.

Il primo album fisico dopo quattro anni di musica digitale, un bel traguardo per l’artista. Le barre celebrano gli amici, Bologna, l’amore, ma dietro a tutto questo chi è Pietro? 

Ciao Pietro, da circa una settimana è fuori il tuo ultimo album ‘’Solito posto, soliti guai’’ che si unisce all’Ep X Questa notte in produzione con Andry Hitmaker. Sicuramente l’ansia da prestazione è diversa questa volta dato che è attualmente il tuo terzo progetto. Questo album ti ha permesso di dare concretezza al tuo lavoro dato che è finalmente disponibile anche fisicamente. È  cambiato qualcosa tra il Pietro del 2021 al Pietro del 2022? 

No in realtà sono sempre lo stesso. Mi sento diverso dal periodo in pandemia ma fondamentalmente non sono cambiato ed è anche il perché dell’unione dei due Ep. Ora sinceramente mi sento meglio, molto più produttivo. 

Sicuramente tieni molto a tutto l’album, altrimenti non avresti deciso di pubblicarlo. Nonostante il tempo a quale traccia sei più affezionato o magari quale ti ha fatto tribolare di più che ricordi?

Allora la traccia che mi ha fatto tribolare di più è stata quella con Nayt, aveva una base molto veloce e difficile su cui scrivere. Quella a cui ci tengo di più è DALL’ALTO, mentre quella a cui sono più affezionato ora è Fumo pensando a te. 

Emblematico il videoclip di Solito posto, Soliti guai, un’azione così sottovalutata come quella della cena con gli amici è stata elevata attraverso l’allusione all’’Ultima Cena di Leonardo Da Vinci.

Si abbiamo unito il sacro col profano, un po’ di blasfemia. È stato divertente. 

‘’Tutto a posto, solito posto, soliti guai’’ è un ossimoro, la solita frase di convenienza che si dice per poi ritrovarsi ad elencare i problemi nei quali si annaspa. Ad un sound così thoughtless si accompagna uno scenario così apocalittico, qual è invece il tuo solito posto senza guai? 

Diciamo che non esiste un posto senza guai, il posto è metaforico. È lo stare insieme a determinate persone, viene rappresentato fisicamente come un bar ma è più uno stato mentale. Non ci sono posti senza guai, è la vita, un rollercoster di su e giù. 

È quasi viscerale il rapporto con Bologna e il tuo gruppo di amici ai quali possiamo dire hai dedicato il tuo ultimo progetto. Quanto contano nella tua vita l’amore, l’amicizia, la tue radici e la tua famiglia? 

Sono tutte molto importanti per me: l’amore c’è, i miei amici per un certo periodo della mia vita, nella mia testa, sono stati anche al primo posto rispetto alla famiglia. Ora come ora posso dire che al primo posto c’è la mia famiglia che comunque è l’unica di cui potersi sempre fidare, poi gli amici con i quali io ho un rapporto molto stretto. Forse ho trascorso molto più tempo fuori casa che dentro. 

Noi siamo il frutto di quello che abbiamo vissuto, che cosa cambieresti di quello che hai fatto e di cosa vai più orgoglioso? 

Ti direi che ora non mi vengono in mente regrets e diciamo che è una cosa positiva. Sicuramente sono molto orgoglioso del progetto che ho fatto e sono molto contento di portarlo in giro. 

Mi è sembrato di trovare un filo conduttore tra ”X Questa Notte” e ”Solito Posto, Soliti Guai”, oltre all’amicizia e la tua città, quale quello di utilizzare la musica come una specie un diario segreto nel quale rilasci pillole di tue paure ed insicurezze. Mi spiego meglio. Spesso parli della tua incapacità di comunicare ‘’Perché vivo un’altalena di emozioni’’ ‘’E sentirmi così diverso mi fa uguale a tutti quanti’’ ‘’Io non ho saputo mai aprirmi’’ (Come fossi andato via) oppure ‘’sono nato pronto a fare male… dare il peggio di me’’(MALE). Cosa ti porta a scrivere? Riesci a mettere giù le barre una volta che hai affrontato quello che ti attanaglia o è un metodo di catarsi per uscire fuori dai problemi/guai? 

Guarda ti leggo quello che ho scritto nelle note -sparisce un attimo e legge qualche barra ‘’ho un amico scemo ed uno che sta per diventarlo-ridiamo-. A volte scrivo frasi in momenti non ben stabiliti della mia giornata in cui mi viene da annotare quello che penso. Fondamentalmente il mio processo di scrittura li fonde entrambi, a volte scrivo per affrontare quello che sto vivendo, a volte invece mi ritrovo a scrivere a posteriori.  

Hai collaborato con tre artisti pluriaffermati, verso cui nutri sicuramente molta stima per decidere di condividere il tuo progetto con loro, quali Mecna, Nayt e Giaime. Facciamo un gioco: assegna ad ognuno di loro due aggettivi che descrivano il contrario di quello che sono realmente. 

Allora ti direi: Mecna cattivo ed asessuato, Giaime introverso e noioso, mentre Nayt poco talentoso e scarso. Tutti questi artisti sono esattamente il contrario di quello che ti ho appena detto.

Invece come è avvenuto l’incontro con Andry Hitmaker, da quello che ho capito è stato lui a re-inforderti fiducia in un momento un po’ buio. Se ora abbiamo la possibilità di poterti ascoltare è in parte anche grazie a lui. Chi in questi anni ti è sempre rimasto a fianco? Chi è che puoi dire che è stato un punto fisso?

Sì effettivamente se c’è stato l’EP dell’anno scorso possiamo dire grazie a lui ed è stato come hai detto. In questi anni oltre alla famiglia, il mio punto fisso sono stati gli amici che sono nella vita come nella musica il termometro di quello che faccio. C’è qualcuno che durante il percorso ho perso, magari ci sono state delle incomprensioni ma poi ci si è anche ritrovati. Infatti spesso cito nei miei testi vari amici, anche senza riferimenti espliciti. 

Ho visto che da domani iniziano finalmente i live tanto agognati a partire da Piacenza. Sarai accompagnato da una band? 

No purtroppo non ancora, anche per colpa mia.

Alle porte di un evento tanto importante come il live di domani, come ti senti? Ansietta da prestazione?

Certo, sono una persona piuttosto ansiosa perché ci tengo soprattutto che chi mi viene a sentire si diverta. Se mi diverto io e non il mio pubblico ho fallito. Prima di tutto voglio far divertire i miei ascoltatori poi da lì mi prendo bene anche io. 

Last but not least, ci diresti qualcosa che non hai ancora detto in un’intervista? 

Allora vorrei ringraziare un mio amico videomaker, Giulio Melani che ha collaborato anche nell’ultimo video di Sfera Ebbasta, che mi ha aiutato nella stesura di Fumo pensando a te. È una cosa inusuale ed non ho ancora avuto il piacere di ringraziarlo. 

Noi di Cromosomi ti facciamo l’in bocca al lupo, Credici Pietro!

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