Clementino presenta Black Pulcinella: “Il mio disco più hip-hop”

da | Interviste

In occasione dell’uscita del suo nuovo album, Clementino ha risposto ad alcune domande spiegandoci tutti i significati di Black Pulcinella.

Quando esce un lavoro di Clementino la curiosità è sempre tanta. L’artista di Nola riesce ogni volta a regalare delle perle e la notorietà raggiunta a livello televisivo non lo sta distraendo dalla sua musica. Anzi. Cleme non ha più bisogno di sfruttare i suoi dischi per allargare la sua fetta di pubblico e questo gli ha permesso di prendersi più di qualche libertà in Black Pulcinella.

Durante la chiacchierata che ci ha concesso per presentare il suo ultimo lavoro, Clementino lo ha definito il suo disco più hip-hop. Una scelta per nulla scontata che i fan di lunga data apprezzeranno sicuramente. Dentro c’è molto freestyle, uno dei suoi marchi di fabbrica che è stata poi la chiave del suo successo, e il pezzo Cape Toste insieme a Mattak, infatti, risulta uno dei più forti del disco.

Negli anni Clementino ha sperimentato tanto, si è evoluto, ha strizzato l’occhio al pop riuscendo comunque a non snaturarsi affatto. Lo spirito battagliero e la grande energia che lo hanno sempre contraddistinto sono rimasti invariati nel tempo. È questo a renderlo credibile in tutto quello che fa, non solo nella musica dove ormai è uno dei veterani del suo genere, ma anche nel mondo dello spettacolo che lo vede protagonista in diverse vesti: giudice, attore e ora anche conduttore.

La sua grande verve da showman e il suo spiccato senso dell’umorismo a tinte partenopee, uniti al talento nel fare rime, ne fanno un personaggio unico nel panorama musicale italiano. Il rischio, quando si ha una personalità così forte e sempre propositiva, è quello che la parte più introspettiva e riflessiva venga messa in ombra. È questo l’assunto di partenza di Black Pulcinella, il cui sottotitolo non a caso è The Dark Side of Ienawhite, e con questo concetto ho voluto iniziare l’intervista.

Vorrei partire dal concetto di Dark Side of Ienawhite, ovvero il tuo voler mostrare un’altra parte di te in questo disco, un lato rimasto “oscuro”. Pensi che non venga dato il giusto risalto al Clementino più introspettivo? È stato questo a spingerti ad incentrare l’album su questo concetto?

Sì, è come hai detto te. Io sono sempre stato una persona vivace e casinista ma ho una parte molto seria e attraverso questo album sono riuscito a tirarla fuori. È sicuramente l’album meno pop tra quelli che ho fatto, è quello più hip-hop a tutti gli effetti. Per questo suona sporco. È stato scritto tra la California e Napoli e viaggiando ho avuto modo di scrivere molte tracce, poi ho scelto le migliori 15. “The Dark Side”, ovvero Black Pulcinella, è quel lato oscuro che non era ancora uscito fuori e che ora sto descrivendo attraverso la musica.

Questo concetto è espresso chiaramente nell’ultimo verso di Univers, seconda traccia del disco e una delle più profonde dell’intero album:

Mani che si stringono all’unisono
tappeto rosso come il sangue mio offerto in sacrificio
la storia di una marionetta che ride ed è triste
the Black Pulcinella pronti per l’apocalisse

Univers è una delle poche canzoni che non presenta featuring. Ben 9 brani sui 15 totali sono impreziositi da ospiti che quasi sempre rappresentano un vero valore aggiunto e non una semplice comparsata. È il caso, ad esempio, di Enzo Dong che secondo Clementino “ha scritto la strofa migliore della sua carriera” in Revenge. L’intesa con Rocco Hunt, poi, è da veri Capocannonieri, “c’è un grande ritorno al nostro vecchio stile e se mai dovessimo fare un album insieme sarebbe in questa forma qua, molto flow e tanto contenuto”. Già, perché in tanti si aspettano un joint album tra i due: “Ci abbiamo pensato un sacco di volte. Sicuramente faremo qualcosa, abbiamo promesso di farlo tantissime volte ma poi non esce mai, ora ci siamo tolti questo vizio di annunciarlo ogni volta”.

Oltre a Enzo Dong e Rocco Hunt, nel disco troviamo una grande fetta della scena campana tra cui Geolier, J Lord, Speranza, Nello Taver.

Cosa pensi dell’attuale scena rap di Napoli? – gli chiedono.

Napoli sulla musica rap ha sempre dato tanto, ora sono aumentati i rapper e i nuovi a Napoli sono forti. Io all’età loro non ero così. Sono contento, mi sento un po’ lo “zio Clemente” e vedo questi ragazzi che spaccano proprio. Sul mio disco sono il più anziano, mi fa un po’ vecchiotto questa cosa ma mi fa piacere.

Il legame con la sua terra ovviamente non è un mistero, ma non è scontato che resti sempre così forte anche con il passare degli anni. Con l’avanzare della popolarità gli artisti tendono a mostrare meno le loro radici, lui invece ha fatto il contrario. Quando gli chiedono quanto siano importanti le sue origini e quanto siano presenti in questo disco, lui risponde così:

Il rap vuol dire verità e la verità parte dalle origini e dalle tradizioni. Tanti dei ragazzi che hanno collaborato al disco vengono da Nola. Mi piace nominare sempre il mio paese, nelle canzoni come in tv”.

Sulla scelta del titolo “Black Pulcinella” invece ha raccontato:“Black viene dalla musica afroamericana dalla quale ho sempre preso ispirazione e Pulcinella rappresenta Napoli. Era un titolo che avevo in mente da più di 10 anni. Oltre al legame alla maschera è anche un omaggio a MF Doom del quale sono sempre stato grande fan.

Clementino è un artista a tutto tondo, eclettico e poliedrico ma sempre alla ricerca della sua vera essenza nelle diverse forme che dà alla sua arte. “L’ambiente dove mi sento più a casa è sul palco con il microfono, il rap è il mio habitat naturale” – ci rivela in chiusura d’intervista – “In passato ho fatto anche musica più pop, più per le radio, ma la mia musica preferita è questa qui. Non ho motivo di dover commercializzare il mio rap visto che la mia vena “commerciale” esce in Made in Sud, The Voice ecc. Mi è andata di culo perché non ho dovuto macchiare la musica. Preferisco fare un disco rap così, che so che è un gioiellino e anche se non vende milioni di copie è una roba vera”.

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