È online su tutte le piattaforme streaming dal 25 febbraio Mielemedicina di Anastasio.
“Quando i medici vogliono dare ai bambini il ripugnante assenzio, ricoprono prima i bordi della coppa con uno strato di miele biondo e zuccherato, e il fanciullo imprevedibile , le labbra sedotte dalla dolcezza, inghiottite nello stesso tempo l’amaro infuso e, ingannato ma non vittima, ne riceve forza e salute.”
Con questa frase di Lucrezio, Anastasio annunciò giorni fa l’uscita imminente di un qualcosa che avrebbe fatto inaspettatamente bene agli animi.
Dopo due anni di silenzio, lavoro, ricerca interiore e crescita, dal 25 febbraio è finalmente fuori il nuovo album del cantautore/rapper classe ’97, reduce dalla dodicesima edizione di X Factor. Il titolo è Mielemedicina, ovvero “il miele come medicina, una merce difficile da reperire e maneggiare”.
Un disco, questo, che pone le sue fondamenta in Allergia, libro di Massimo Ferretti che parla di poesia. Allo stesso modo, Mielemedicina vuol provare ad essere una poesia più diretta, più urbana.
Mielemedicina è anche simbolismo religioso. Tanti i riferimenti biblici che sono il fulcro di risposte che trovano i quesiti cui si pone Anastasio. Il linguaggio biblico come punto di partenza per riflettere, per ragionare, per aprire gli occhi.
Bibbia e sapori.
Miele, dolce miele, talvolta accompagnatore di medicine amare, altrettante volte medicina stessa. Miele come musica, miele come compagno di un viaggio, miele che accompagna altri gusti. È proprio questo che ci chiede Marco. ”Si distinguono tutti i gusti?”
L’entrée viene presentato da E Invece, un brano che prepara il palato, il Big-Bang da cui tutto ha inizio. Gusto delicato, che non andrà a rovinare le portate seguenti, bensì che le andrà a rivalutare. L’inizio, l’origine di tutto.
Un conto in sospeso, una fredda mattina, una noia impazzita di noia
il timer di bomba arrivato allo zero, segnò il meno uno, poi via così
le vittime subito divennero pubblico, uno schifo di applauso poi tutto finì…
Assurdo è agrodolce. Una dolce tragedia come quella da cui prende ispirazione il cantautore, La tragedia delle foglie di Charles Bukowski, un amore assurdo, un stabilità fragile, un po’ Adamo, un po’ Eva.
È un dolore assurdo
Il dolore assurdo perché esiste
Sì, solo per questo il dolore è assurdo
Mielemedicina prosegue con Babele, brano che prende ispirazione dall’omonima torre in cui si parlavano mille lingue e nessuno si capiva. Così le parole perdono di significato, internet diventa la bulimia della lettura e tutto perde di senso. Salato è il conto che la torre ci porta a pagare per l’egoistico desiderio di salire sempre più in alto rendendoci sempre più soli.
Babele non è stata così alta mai, arrivati ad afferrare il cielo
Ci scopriamo così soli, per sempre lontani da noi
Simbolismo è amaro. Amaro come la vita, come la vita finita di Cristo, come la soddisfazione del popolo nel vederlo caduto per correre alla conquista del suo posto. Amaro come qualcosa di davvero amaro, che ti fa accartocciare la faccia. Come quando morsichi il cardamomo ed oltre all’amaro in bocca hai anche lo sdegno nel cuore.
Annunciata la morte di Dio, adesso si lotta per prenderne il posto
Precipitosamente singhiozzante è Tubature, il brano in collaborazione con Stefano Bollani, un ingorgo di suoni, di strumenti, un groviglio di rap e jazz.
Altri temi affrontati come l’eternità del tempo in L’uomo, Il Cosmo e l’abbattere il simbolismo del potere in L’impero che Muore, sono trattati all’interno della Mielemedicina di Anastasio. Una ricerca intrinseca, quasi esoterica, di significati più profondi di quelli che superficialmente appaiono.
E tu? Quali gusti senti?










