Si innalzano le balze del sipario in occasione del 72esimo Festival di Sanremo. Amadeus si presenta in forma smagliante.
Sanremo è il momento degli italiani. E’ l’istante in cui il bel Paese dimentica i problemi e si unisce davanti al televisore per commentare un momento culturale, sociale e folkloristico, oltre che artistico, dell’italianità.
Achille Lauro apre il Festival e lo fa a torso nudo con Harlem Gospel Choir. Presenta Domenica, un brano sopra le righe in pieno stile Lauro con suoni vintage e spirituali e un mood coinvolgente. Armonico, deciso e provocatorio: siamo sicuri che ancora non abbia dimostrato tutto ciò di cui è capace. La serata procede con una delle cinque donne simbolo di questo Festival: Ornella Muti. Simbolo di femminilità, di eleganza e di una generazione, Ornella Muti presenta il secondo artista in gara: Yuman, vincitore di Sanremo Giovani. Porta sul palco dell’Ariston Ora e qui in cui dà giustizia alla sua potenza vocalica. Non è ancora decifrabile ad un primo ascolto ma ha sicuramente del potenziale.
Arriva la prima cantante donna: Noemi. Ti amo non lo so dire è un brano molto sanremese, d’altronde l’artista è tra i profili più esperti del Festival (sette partecipazioni). Noemi ha dalla sua una voce unica e un’esperienza pluriennale per affermarsi nella gara. Il “mito della canzone italiana”, Gianni Morandi, dieci anni dopo, si affaccia sulla platea dell’Ariston con il testo di Jovanotti. Apri tutte le porte è un brano energico e rispecchia la natura di Morandi unita alla penna di Lorenzo Cherubini. Il brano è, però, troppo semplice e statico. Morandi, tuttavia, spende bene le sue carte e coinvolge il pubblico con la sua dilagante naturalezza.
Per Sanremo 2022, direttamente dal Green Carpet “il Mattarella dell’intrattenimento”: è il momento di Fiorello.
Impermeabile di pelle, occhiali da sole e pistola per misurare la temperatura corporea: questi sono gli attributi con cui si presenta Ciuri in una sorta di Matrix sanremese. Ironia sul covid e canzoni tristi trasformate in un mood allegro per il mattatore del Festival.
Il ritorno de La Rappresentante di Lista sul palco di Sanremo con Ciao Ciao sorprende positivamente nei ritmi e nei toni. Di grande impatto, la performance del duo convince in modo decisivo. Padronanza e consapevolezza del palco sono le condizioni che permettono a LRDL di divorare letteralmente l’Ariston. A questo punto è la volta di Michele Bravi con un brano maturo e responsabile. L’inverno dei fiori tiene l’attenzione alta e rapisce il pubblico. Un artista rinnovato, completo che semina emozioni e fa fiorire i sentimenti.
E’ il momento: Sbarcano sul pianeta Sanremo gli alieni, i vincitori della scorsa edizione e dell’Eurovision Song: i Maneskin.
Amadeus vestito da chaffeur a bordo del caddy va a prenderli in hotel. Loro infiammano come lo scorso anno il palco dell’Ariston con ZITTI E BUONI il brano che li ha consegnati alla gloria musicale mondiale. Standing ovation per gli dèi del rock.
Massimo Ranieri è un altro grande ritorno per il Festival di Sanremo. Lettera di là dal mare è la canzone che ci saremmo aspettati da una colonna della canzone italiana. Testo e potenza ci sono, grande emozione e concentrazione per il cantante napoletano anche, ma non basta: la canzone non arriva mai nella sua totalità. Sfondano, invece, il palco dell’Ariston Mahmood e Blanco accompagnati al piano da Michelangelo portano Brividi. Grande prova per i giovani re dell’amore inadeguato, i quali con uno stile affermato e coerente hanno inserito l’Ariston in una dimensione atemporale. Fermano e modificano le dimensioni spaziotemporali soggiogando le menti e gli uditi della platea.
Direttamente dagli Australian Open giunge al teatro Ariston il simbolo del tennis italiano, il numero 6 al mondo, Matteo Berrettini.
La gara prosegue con Duecentomila ore di Ana Mena che delude tutte le aspettative se mai ce ne fossero state. Testo banale e canzone indefinita, melodia altamente fastidiosa con note del più basso neomelodico da quartiere. La serata si sviluppa in maniera velocissima. Amadeus annuncia l’esibizione di Rkomi. Si intitola Insuperabile ma Rkomi arranca per i primi 30 secondi. Successivamente recupera e la canzone è orecchiabile e fruibile.
Coraline spezza in due i cuori degli ascoltatori di Sanremo.
Damiano si emoziona e nell’abbraccio con Amadeus c’è l’orgoglio di un padre fiero.
Il cantautorap di Dargen D’Amico è Dove si balla. Un inno generazionale, un pezzo che fa ballare e fa saltare dal divano. Dargen crea un brano totale e diverso, estemporaneo e sincero. Unisce i mondi della propria esperienza tenendo alta l’adrenalina e con un occhio verso la dance.
Il Festival regala tormentoni anche in mare: Musica Leggerissima e passa la paura con Colapesce e Dimartino.
Conclude il quadretto siciliano, presentata da Claudio Gioè, Giusy Ferreri. Miele ha poco da dire in questo Sanremo. Canzone anonima e senza carattere, Giusy Ferreri poteva fare sicuramente meglio.
Prima della classifica di questa serata inaugurale sul palco del Festival di Sanremo arrivano i MEDVZA. Seguono Raoul Bova e Nino Frassica.
Degno di nota è l’omaggio al maestro Franco Battiato: un tonfo al cuore.
Si conclude la serata inaugurale di Sanremo con una classifica che tutto sommato rispecchia l’andamento della gara.
Podio giusto e conduzione ottima da parte di Amadeus, come sempre professionale, e del solito Fiorello che quest’anno è “manovrato” dai poteri forti. Ornella Muti non si distingue per grandi momenti, ma dà una marcia in più ed è ciò che mancava alla serata.










