Ugo Borghetti: “Gli scheletri tornano sempre, ma io ho imparato a conviverci”

da | Interviste

Dopo l’uscita di Primo Soccorso abbiamo fatto quattro chiacchere con Ugo Borghetti, il rapper Romano dalla penna vera, marcata e pungente

Proprio come nei suoi testi, Bebbo, non ce le manda a dir dietro.

Si parla del disco, ma anche di prospettive cambiate e maturate dai tempi di Senza Ghiaccio, l’album in compagnia del collega e amico Asp, che ormai conta già due anni di streaming digitali e qualche tour alle spalle, interrotti poi bruscamente dalla pandemia, ma, in recupero.

Basti pensare alla recente data al Parco Schuster che, oltre ai rapper, ha visto protagonisti anche altri artisti del panorama romano come Gemello e WHITE TRASH, meglio conosciuto come “Er Banana” per la sua rubrica d’interviste poliedriche, che prende proprio il nome di “Banana Burger”.

Primo soccorso è un disco che ha molto da dire e chiaramente, essendo noi sempre alla ricerca della parola nascosta fra le righe, non potevamo far altro che immergerci in un ascolto interattivo, scambiando pareri e trovando nuove chiavi di lettura direttamente con l’artista.

Venerdì scorso è uscito Primo Soccorso, come ti senti?

Inizialmente avevo un’ansia terribile, ho passato la prima parte della giornata per i fatti miei, quasi non volevo più che uscisse. Una volta avvicinatosi l’orario di rilascio invece, il tempo sembrava non passare più. Appena uscito, ho iniziato un listeninig interattivo su Discord con i miei ascoltatori, avrei preferito fare qualcosa in giro per Roma ma il tempo mi ha bloccato. Il fatto di avere un riscontro diretto mi ha tranquillizzato molto. Il problema di Spotify rispetto a You Tube è proprio questo, non riesci ad avere un feedback immediato.

Primo Soccorso è un album molto crudo, questo solitamente si dice quando un autore riesce a rendere giustizia alla verità, senza bypassarla attraverso filtri o maschere. L’album, come già dicevo in precedenza, trabocca di tematiche. Parliamo di contrasti e di contraddizioni, di necessità di rivalsa ma anche di starsene per i fatti propri. Di strada, d’amore e di dipendenze. Abbiamo così deciso di affrontarle assieme ad Ugo, punto per punto.

All’interno del disco vengono affrontate molte tematiche. Si potrebbe quasi definire una sorta di girone dantesco, dove tu, vai a toccare ed approfondire tutte quelle che sono le esperienze, ed i pensieri, che sfiorano la sfera personale del quotidiano a 360 gradi. Quali sono state quelle più difficili da raccontare?

Sicuramente il rapporto che coesiste nel duo Amore-Dipendenze. Cercare di lanciare un messaggio positivo ma che comunque andasse a raccontare una verità, un’esperienza di vita che mi appartiene. Quindi mettere in evidenza che la sostanza è un errore che ti porta inevitabilmente a sbagliare nei rapporti, come in amore. Volevo dare un’interpretazione il più chiara possibile di quanto scrivo, o ho scritto della sostanza, poiché negli ultimi tempi sembrava venir frainteso il messaggio che volevo lanciare. Quindi, onde evitare che passasse come un elogio alla droga, al mandare a rotoli tutto e tutti, l’amore e le amicizie, per stare dietro ad una dipendenza, ho cercato di buttare giù in una nuova chiave di lettura il mio punto sulla situazione avendone adesso una visione più matura. Ognuno è libero di fare ciò che crede, ma essendoci passato, non ne vale la pena.

La decisone, o meglio, l’urgenza di buttare giù un intero disco in solitaria nasce proprio da “quei giorni” di cui parli in Ragazzi di Strada?

Una buona parte nasce da quello, ma devo ringraziare tantissimo anche chi mi ascolta. E’ stato un album molto richiesto, quindi sono andato a far combaciare le due cose.

Continuiamo a parlare di Ragazzi di Strada, la traccia insieme a Gianni Bismark che va ad aprire l’album, nella quale, dopo aver effettuato un ascolto approfondito del disco, noto l’esistenza di molte reference e parole chiave, di quelli che sono gli argomenti approfonditi poi, traccia dopo traccia, nel disco. Mi sorge così una curiosità:

Ragazzi di Strada nasce proprio come una sorta di cappello introduttivo a quello che sarà il viaggio che dovrà affrontare l’ascoltatore all’interno dell’album?

L’intenzione che volevo dare era quella, ma soprattutto una traccia così forte, io e Gianni, non l’avevamo ancora fatta. Ragazzi di strada è sicuramente il brano che vedo più completo, quello che potrebbe diventare benissimo l’inno del disco, perché comunque si parla di quartieri, di rioni, ma soprattutto di essere se stessi e di non farsi condizionare.

Hai impiegato molto tempo alla stesura del disco?

Non molto, nella scrittura sono molto impulsivo infatti quasi tutti i brani nascono sul momento. A proposito di ciò, anche Mare, il singolo che ha anticipato il disco, nasce direttamente in studio, dopo aver finito di registrare un altro brano.

Ci fermiamo per un attimo a parlare della scrittura e di quanto la velocità della società si rifletta poi anche nelle produzioni. A proposito di ciò Ugo ci racconta che la sua è una scrittura prettamente emotiva, questo viene messo in luce anche dalla scelta della tecnica stilistica della stesura per immagini e da quella del flusso di coscienza. Oltre a ciò Bebbo ci confida di quanto, alle volte, sia difficile mantenere vivido il ricordo e l’emozione provata al momento della stesura. Alla luce di ciò, chiedo:

Tu che rapporto hai con la scrittura?

Per me è tutto, so benissimo che questo è un sbaglio, perché la traccia si compone anche di altro, però al giorno d’oggi purtroppo l’attenzione che le viene data è misera, i testi sono sempre più scremati. Io faccio musica per trasmettere qualcosa a qualcuno, non sarei capace di portare brani strutturati diversamente, non è una cosa che mi appartiene. Anche per quanto riguarda l’ascolto, io sono uno che si concentra prevalentemente sul testo, non porto troppa attenzione alle melodie o alle sonorità. Per me un pezzo si può definire riuscito quando anche una sola barra riesce a trasmettere un’emozione.

E come dargli torto?

A proposito di ascolti ci fermiamo a parlare di quelle che sono state le personalità artistiche che più hanno ispirato il bagaglio culturale del Bebbo, come si potrà benissimo immaginare non sono mancati nomi importanti come Franco Califano e Gabriella Ferri, ma assieme ai titani del panorama Romano, trovano spazio molti altri artisti del rap cantautoriale della capitale.

Mi piacciono le canzoni che raccontano un preciso mood.

dice Ugo, così chiediamo se durante la stesura di Primo Soccorso abbia avuto una corsia d’ascolto preferenziale dalla quale farsi ispirare, ci risponde così:

Principalmente quando scrivo non ascolto niente di preciso, passo dal Jazz ad artisti del panorama Romano come Gabriella Ferri. Ho bisogno di pulizia per trovare il mio mood.

Torniamo poi al disco, ci soffermiamo sulla scelta dei feat ma soprattutto sul titolo: Primo Soccorso. A primo avviso sembra quasi definirsi una sorta di kit contente il peggio ed il meglio dei punti cardine di Ugo che ci spiega così:

Primo Soccorso vuole raccontare proprio come anche gli sbagli, possano insegnarti qualcosa. Non sono né da ripetere, né da condannare ma semplicemente esistiti. Nella scelta dei feat invece mi sono andato a concentrare sulle personalità che potessero rappresentare meglio la romanità, ma allo stesso tempo non c’è stato quasi niente di programmato. Infatti il secondo feat con Sofia è praticamente capitato. Lei stava registrando le voci ed io scrivevo la strofa, così è uscita Santoddio. In alcune tracce, come Ragazzi di Strada e Buio Pesto non poteva starci nessun’altro se non Gianni e Kvneki. Ho voluto inserire degli artisti che fossero anche degli amici, proprio perché Primo Soccorso è un disco molto introspettivo.

E se parliamo d’introspezione, non possiamo far altro che andare a frugare all’interno delle tracce del disco per trovarne le parole chiave. Analizzo così con Ugo due brani ben precisi del disco: Buio Pesto e Moonrock.

Entrambe custodiscono al loro interno una parola che però si esprime in due modalità ben diverse. Esiste quindi una dualità a specchio fra le due?

Ormai sta diventando normale indossare delle maschere, essere altro da quello che si è. Quando parlo di buio, intendo la necessità di stare in silenzio oppure in confusione con sè stessi. Soltanto tu conosci il tuo buio, quindi solo tu puoi sapere chi sei, e lì, in quei momenti hai la vera possibilità di capirlo. Esistono tante sfaccettature.

Esiste quindi un contrasto contrastante, ma Ugo che visione ne ha?

Ogni tanto potrebbe sembrare che le cose che scrivo vadano in contrasto, proprio perché si tratta di flussi di coscienza dettati dall’emozione che mi guida al momento, ma, col tempo sono sempre riuscito a trovare il capo del filo che le lega, il quadro completo di quello che vorrei trasmettere.

Nella stesura di Primo Soccorso è capitato che tornassero a farti visita alcuni scheletri nascosti nell’armadio?

Gli scheletri tornano sempre, so’ scheletri stanno là, comunque tutte le volte che apri l’armadio per vestirti li vedi. Più che nascondere o chiudere, io c’ho sempre imparato a convivere, non è che sono più tanto scheletri.

Nel disco si parla di sbagli ma anche di lealtà, tu hai mai sentito di essere scorretto nei tuoi confronti?

Sia nei miei, che nei confronti delle altre persone. Io sono uno che se sbaglia sa di sbagliare, però se non lo so, non riesco a capire l’errore. Con i Guasconi ho imparato il vero rispetto per l’amicizia.

Abbiamo parlato di come il tempo abbia cambiato le prospettive di Ugo, ma soprattutto di come la pandemia l’abbia toccato profondamente.

Mi era quasi passata la voglia, far uscire musica senza portarla in giro non mi piaceva, soprattutto dopo l’esperienza che è toccata a Senza Ghiaccio. Avevamo appena iniziato il tour, dopo quattro date siamo dovuti tornare di corsa a Roma perché stavano già chiudendo Milano. Con Primo Soccorso invece mi è tornata la voglia di mettermi in gioco, inizierei già a scrivere un nuovo disco, ma soprattutto ho voglia di suonare ovunque, magari cercando di incastrare pure qualche data per Senza Ghiaccio.

Chiudiamo così l’intervista al Bebbo e senza fare spoiler, lascio un piccolo consiglio agli amici di Roma, ma non solo: Reggetevi forte, perché presto ne vedrete delle belle!

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