“Mare” di Ugo Borghetti: fra quotidianità ed inizi

da | Recensioni singoli

Dalla quotidianità della 126 al nuovo inizio in Fenix Music, Ugo Borghetti è pronto a fare il salto, annunciando il suo primo progetto da solista con Mare, un singolo dalla barba ed i capelli incolti con i piedi ben saldi al terreno e lo sguardo lucido.

Mare non è soltanto una canzone, è molto di più

Adesso mi spiego.

Voglio portarvi, forse per la prima volta, un esempio pratico e lampante della mia teoria facendovi una semplice domanda: siete riusciti ad ascoltare questo pezzo ad occhi chiusi? Ecco, sta qui il punto.

Mare è il classico singolo che attraverso la produzione musicale, quasi dolce e coprente, ispira un ascolto introspettivo, uno di quelli da fare di notte davanti ad una finestra aperta con le cuffiette ben piantate nelle orecchie ed una sigaretta in mano

Ma succede qualcosa poi, qualcosa che ti costringe a tutti i costi ad aprire gli occhi, e non si tratta del vento bastardo di novembre, ma della minuzia architettonica con la quale le parole vengono pesate, con la quale le parole, una ad una, vadano a costruire.

E’ un inseguirsi, una ricerca costante.

Se dovessi fare una reference odierna, Mare si potrebbe benissimo paragonare alla coscienza di Zero Calcare che prende la forma dell’armadillo e lo sveglia costantemente dal suo sogno per sbattergli in faccia la verità.

Ecco, la vera forza di questa traccia sta proprio in questo, nella sua veridicità.

E’ un flusso di coscienza che richiama le radici del poetry slang, messo in metrica attraverso la tecnica della scrittura per immagini e racconta una necessità, quella di tornare a sentirsi liberi di respirare

Questo concetto viene più e più volte nascosto fra le righe del brano ma ciò che va a sottolinearlo in maniera evidente, è proprio il modo in cui viene troncata la canzone, lasciandoci lo spazio di riflettere accompagnati da un beat in aumento, come a voler evidenziare che le cose da dire in realtà, non sono affatto finite.

Io che sto bene solo quando sento l’odore del mare

e quando smetto di fare male

in apnea fino a toccare il fondale

Mare è uno di quei brani che, una volta arrivati al termine, continua a catturare la tua attenzione, è un brano che ti spinge a voler riflettere prima di tronare a fare le solite cose.

E’ un vero e proprio inno alla libertà, al cercare dentro di sé quel posto sicuro dove poter tornare quando fuori fa buio. Quel posto che, non importa sia sempre sereno, perché anche se in tempesta, resta comunque l’ago che tiene l’equilibrio della bilancia.

Chi conosce le produzioni precedenti di Borghetti saprà benissimo che questa non è affatto una novità.

La sua è una delle scritture più generose e magnetiche degli ultimi tempi, Borghetti ci porta lì, in quelle strade, fra quegli odori, mettendo in evidenza la vita che si nasconde nel crepuscolo e le storie che si amalgamano alla luce.

E’ lo sguardo lucido di chi, ancora riesce a conservare in maniera cosciente dentro di se la differenza che esiste fra l’osservare ed il vedere rimarcandone l’importanza.

E’ l’urgenza di chi, ancora si dimena fra i fili intrecciati delle sue domande per trovarne il capo, ma che comunque si ricorda di godersi il viaggio.

Mare è molto più di una canzone, è una storia che s’intreccia e che ci permette d’ascoltare e d’ascoltarci, quindi se ancora non l’avete fatto:

vi auguro un buon viaggio all’interno di questo brano ma soprattutto vi auguro di trovare la vostra verità all’interno di questo racconto.

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