Ho iniziato a guardare “Strappare lungo i bordi” il 18 novembre. Un giorno dopo il lancio ufficiale su Netflix.
No, non sono qui per vantarmi di essere stata una delle prime (anche perché credo di essere stata anche una delle ultime a finirla), ma ho deciso di fare questa premessa perché sono convinta che la maggior parte dei ragazzi italiani, che ricopre la fascia tra i 20 ed 30, abbia aspettato il 17 novembre esattamente “come er pane”.
Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, non è solo un fumettista italiano, più che altro è la voce romana della sincerità. Che poi… chi l’avrebbe mai detto che uno nato a Cortona nell’89 potesse imparare a parlare così bene il romanesco?
Io non ci sarei mai riuscita, ammetto. Anche se mi sarebbe piaciuto: una montagna di parole dal tono virile che riescono a far sembrare, la partita di calcetto con i tuoi amici di scuola, la finale di Champions giocata tutta ai rigori. Bella lingua!
Ma tornando a noi.
In “Strappare lungo i bordi“, Zerocalcare è autore ed interprete, nonché flusso di coscienza dello spettatore. Un vero e proprio mago della “spontaneità che fa bene”. Il campione imbattuto dei “cinici presi male”, il re dei “supereroi umani”.
E come ogni supereroe che si rispetti, Michele, nella sua ultima opera, inserisce chiari riferimenti alla vita di tutti i giorni che comprendono, inevitabilmente, brani musicali e non solo.
[Questa seconda parte di articolo contiene spoiler, perciò, siccome sono una persona corretta, se ancora non hai visto la serie, ti consiglio (contro i miei interessi) di non continuare a leggere]
Dopo la sigla firmata Giancane, nel primo episodio, al minuto 1:14, riempiono il sottofondo della scena Clandestino di Manu Chao e Xdono di Tiziano Ferro. Due brani cardine dell’adolescenza degli antichi “sottoni”, usciti rispettivamente nel 1998 e nel 2001.
Sempre nel primo episodio, al minuto 10:12, appesi sulla parete, dietro il divano, compaiono un manifesto di una serata allo Spazio Boario con i concerti degli Angelic Upstarts, dei Brigada Flores Magon e dei Duap, ed il manifesto della Locanda Atlantide, di un concerto dei già citati Brigada Flores Magon.
Nel secondo episodio, al minuto 7:48, Zerocalcare si presenta con un tatuaggio sul volto che rimanda, probabilmente, al gruppo hardcore Death before dishonor.

Al minuto 11:25, invece, il brano che Sarah ed il protagonista ascoltano in auto, è Ragazzo malato de Gli ultimi, mentre la canzone scelta per il minuto 15:20, durante la scena in autobus, è Dancing with myself dei Generation X.
Nel terzo episodio, in camera di Sarah compare un poster di In Utero, album del 1993 dei famosissimi Nirvana. Nei minuti successivi, sono due le tracce che spiccano nella puntata: Leave your Troubles di The Wiyos, che accompagna il ripetitivo consiglio di Secco “Ma non era mejo se facevi poker online?“, e Wait degli M83, che fa da cornice al “Chissà com’era la pizza stocazzo“.

Durante il quarto episodio, Zero ed Alice parlano al telefono sotto le note di Super Human dei Remember Summer, mentre al minuto 9:12 non può non essere ricordato il “cane robot che se je premi la panza parte Per elisa fatta con le scoregge” (è comunque un chiaro riferimento alla musica di Beethoven, scusate eh).

Nel quinto episodio Alice e Zero si incontrano su La Vida (Mollono.Bass & Stephan Zovsky Club Remix) di Looney Roots e, nella scena in cui Alice cammina davanti un negozio di dischi, in vetrina si scorgono gli album Dark Side of the Moon dei Pink Floyd e The Velvet Underground & Nico dei Velvet Underground e Nico.
Al 9:42, il nostro autore romano lascia intravedere, in casa propria, la raccolta 20 Greatest Hits dei Beatles ed il vinile di London Calling dei Clash.
La canzone che si sente durante il funerale è, invece, The Funeral di Band of Horses.
Che Zerocalcare sia appassionato di musica straniera, non è Armadillo a dovercelo dire, ma che non tralasci assolutamente mai nulla all’interno di ogni suo lavoro è, forse, la cosa più importante da notare. Amore, riflessione ed introspezione avvolti da frasi ironiche, battute scomode ed una colonna sonora studiata con attenzione.
Un bel 110 e lode per uno che è “numero uno de come se schiva la vita“.










