Cambiano i tempi, ma non Inoki: nel “Nuovo Medioego” bisogna essere veri

da | Interviste

In occasione dell’uscita di Nuovo Medioego il rapper classe ’79 ci ha raccontato il suo rapporto con la trap e l’importanza nel ricercare sempre la verità.

Inoki, nome d’arte di Fabiano Ballarin, è riconosciuto da tutti come uno dei capostipiti del rap italiano. Ha costruito la sua carriera sulla realness, preferendo dire sempre la propria rischiando di risultare scomodo e antipatico piuttosto che fare buon viso a cattivo gioco. Anche a livello musicale ha scelto di non piegarsi alle logiche del mercato mettendo sempre il vero sé stesso al primo posto.

La sua forza è stata, negli ultimi anni, quella di reinventarsi ed aprirsi alle nuove tendenze riuscendo comunque a rimanere fedele al proprio stile. È quanto successo con l’album Medioego al quale, a distanza di quasi un anno, ha fatto seguito un repack dal titolo Nuovo Medioego uscito lo scorso venerdì. Tre tracce inedite più altrettanti remix all’insegna dei featuring per i quali il rapper ha coinvolto ben altri 7 artisti. Tra vicissitudini di vita privata, rapporto con la trap e con gli artisti emergenti Inoki ci ha raccontato in prima persona la genesi e l’obiettivo finale di questo progetto.

Ciao Fabiano. Dopo Medioego ecco Nuovo Medioego: come ti senti e cosa ti ha spinto a pubblicare questo “secondo capitolo”?

Sto bene, sono entusiasta. Era importante aggiungere questo tassello, avevo voglia di dire ancora qualcosa. Dopo l’uscita del disco Medioego ho avuto delle sfortune nella mia vita privata, mi sono separato dalla mia ex e in queste nuove tracce c’è molto sfogo su questo”.

Nel disco troviamo tanti featuring, da artisti affermati come Ghemon e Nayt ad altri emergenti come Bresh e Disme.

Ghemon lo volevamo da anni, siamo amici e sta spaccando. Sta molto bene sulla traccia Immortali, è una roba poetica su cui era veramente adatto. Nerone è perfetto per Duomo, non si poteva chiamare qualcun altro. Con Nayt c’eravamo scambiati dei messaggi qualche anno fa e ci eravamo promessi che avremmo lavorato insieme un giorno. Samuel dei Subsonica dà un taglio un po’ più adulto mentre con Bresh e Disme siamo molto amici. Di Bresh mi piace molto lo stile, volevo studiarlo e capire come fa a fare quelle cose con l’autotune”.

A tal proposito, com’è il tuo rapporto con la trap e con la nuova scuola in generale?

“Sono cambiato molto. Per me la trap era una malattia (ride, ndr). Venendo dalla cultura hip-hop vedere questi con le treccine e con il loro stile particolare ci lasciava un po’ perplessi. Oggi sono solo curioso di capire cosa fanno, non ho più critiche per nessuno. Quella linea che non si poteva superare 10 anni fa è stata superata, il rap non è più quello di prima ormai quindi bella per la nuova scuola. Poi il tempo ci dirà chi sarà capace di rimanere e chi no”. 

In cosa è cambiato il modo di fare rap oggi rispetto ai tuoi inizi?

“Oggi il rap si vive come una volta si viveva il sogno di fare il calciatore. Ammiro quei ragazzi che dicono “smetto di spacciare e mi metto a fare musica” ma purtroppo sono pochi. Tanti iniziano perché non escono di casa, non conoscono altri ragazzi e si buttano sulla musica. Ci sta anche quello, ma è differente. I tempi cambiano e ci adattiamo al progresso. Non condivido la poca cultura e la troppa fretta di fare le cose. Mi piace invece l’intraprendenza e l’energia che portano. La spinta che hanno loro noi non ce l’avevamo”.

Per te che non hai mai nascosto i tuoi ideali, quanto è importante schierarsi e lanciare dei messaggi sociali nei testi?

“Molto, ma senza esagerare ed essere ipocriti. Bisogna fare quello che ci dice il cuore e non seguire le tendenze. È giusto dire quello che si pensa ma poi bisogna anche confermarlo e dimostrarlo tutti i giorni davvero. Se vivi per l’antirazzismo è giusto che tu canti quello, se la tua vita è pistole e soldi idem, l’importante è essere veri”.

Tornando sui featuring nel disco c’è anche Onra, artista magari sconosciuto ai più. Com’è nata la collaborazione con lui?

“Era un nome che usciva spesso perché piace a una serie di persone a cui siamo legati, a un movimento old school di un certo tipo. È una roba di nicchia molto figa per chi la conosce. Lo abbiamo contattato e ci ha mandato dei beat, ho scelto quello su cui ho scritto Cerco. È un feat che ci permette di differenziarci, passiamo dalla drill a questa roba più old school”.  

Un’altra chicca del disco è la fanzine che verrà regalata solo ad una ristretta cerchia di fan.

“Il 21 novembre presenteremo il disco per la prima volta dal vivo all’Apollo di Milano e ai primi 100 fan che si presenteranno regaleremo la fanza. C’era voglia di fare merchandising senza essere banali. All’interno ci sono dei qr code collegati a dei miei audio in cui spiego le tracce oltre a foto, poster e testi. C’è la voglia di tornare a vivere. Ho bisogno di tornare a socializzare, di stare in giro e scambiare opinioni guardandosi negli occhi”.

E voi, avete già ascoltato Nuovo Medioego?

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