Nella giungla urbana di Prato, persi fra i colori dei murales che abitano le pareti di Officina Giovani, i bicchieri non troppo vuoti di Gin e le luci soffuse di un cielo non troppo certo delle sue intenzioni, arrivano i Selton a darci il Benvenuto.
E se il meteo sembrava essere incerto, a non esserlo sono le note del sound check che si perdono nell’aria, mescolandosi fra di loro come volessero quasi rimarcare all’universo la loro presenza. Sta per iniziare il concerto, gli occhi di chi ne riconosce il gusto s’illuminano, i restanti invece, si scambiano sguardi fra Gin Tonic e risate, come se le pupille stessero cercando di rubare le mosse altrui per costruirne un proprio mosaico, sicuramente colorato ma non sobrio.
Ad ogni modo, il concerto sta per iniziare. “Ti ricordi ancora come si fa?” sento sussurrare ad un ragazzo tra la folla, ed effettivamente, é una domanda alquanto azzeccata, e non soltanto per la call to action. Sono le 21:30, ancora aspettiamo seduti fra gli stessi colori e le stesse risate, “Il Live è stato posticipato alle 22:00 causa maltempo” male di niente mi dico, tempo di un altro gin, ma soprattutto di godermi il momento.
L’unico temporale che s’abbatte su Officina Giovani è quello dei Selton
Sono le 22:30 e finalmente l’aria ha preso il giusto odore, quello di musica. Aprono le porte, iniziamo a lottare per i posti sotto palco, va bene seduti ma almeno cerchiamo di goderci al meglio lo spettacolo. Fra una comparsa e l’altra per ingannare l’attesa, inizia il concerto.
I Selton si catapultano sul palco con l’entusiasmo di un bambino davanti a delle caramelle, esatto, è stata proprio questa la sensazione. Come fosse la prima volta, come se non stessero aspettando altro da quel momento, da quel palco. L’energia è propulsiva ed in un attimo tutta la folla, che prima vi avevo descritto come un agglomerato di occhi caleidoscopici e differenti, sembra diventare una cosa sola, signori e signore: la magia della musica.
Il concerto si apre con Benvenuti, ma non chiedetemi di portare l’intera scaletta perché dopo i primi due giri di chitarra ho completamente perso l’orientamento ma soprattutto, la razionalità .
Ero felice, i Selton erano felici, il pubblico era felice, ma la scaletta non la ricordo. D’altronde, dopo un anno e mezzo lontani dai live, è difficile riuscire a contenere il potere della musica dentro ad un foglio di carta.
Il live si descrive con due semplici aggettivi: sincero e forte
Parliamo adesso di qualcosa che vada oltre ad un racconto, che poi alla fine lo è comunque ma fingiamo che sia diverso, parliamo di qualcosa di più serio, come se un riff dal vivo non lo fosse, ma scaviamo ancora di più, parliamo di sincerità . Il live dei Selton trasuda di verità e potenza, che poi è un po’ la stessa cosa in realtà ma, in questo caso, differisce.
Siamo nel bel mezzo di una scaletta che non ricordo e, nei passaggi che suddividono l’inizio e la fine di un pezzo, noto subito una cosa, una cosa che mi fa dire: allora non è un sogno. Ramiro poi me lo conferma, quando, fermandosi un secondo a riprender fiato da quella voglia, dice:
“Vi era mancato vedere dei musicisti accordare gli strumenti in live?”.
Si, si mi era mancato.
Un’altra cosa che mi era mancata però, è la comunicazione empatica fra artista ed ascoltatore, sentire l’emozione nelle voci di chi ti fa emozionare è qualcosa che, a parole, non si può descrivere. I racconti, i giochi, le risate, i commenti delle persone di fianco a me, l’emozione palpitante degli urli che si esprimono nei gesti stessi, che anche se la scena fosse stata in muto, avresti comunque potuto percepire. Dio se mi era mancato.
Scivoliamo nelle note di Vieni a dormire da me e poi finiamo in quelle de I Piatti, sì queste le ricordo, e mentre osservo il gruppo spostarsi fra strumenti e voce, mi sento grata di essere seduta in questa seconda fila a poterlo osservare. Quante cose ci perdiamo da uno stream.
Ecco, a proposito di digitale, I Selton sono uno di quei gruppi che, una volta che vedi live, non riuscirai mai più ad immaginare in altri modi. Benvenuti in casa mia, non è soltanto il verso di una canzone ma una vera e propria filosofia.
Tu li vedi li, su quel palco a divertirsi, a farci ballare, ed in un attimo ti scordi di essere ad un concerto con intorno un sacco di persone mai viste prima, ti senti a casa, a casa tua, a cantare con i tuoi vecchi amici appoggiata sopra ad una poltrona con in mano una vecchia acustica in abete. I Selton ti portano nelle comodità di casa loro, sarà proprio perché il potere della sincerità poi, si sente sul serio.
Comunicazione é spettacolo
Chi l’ha detto che ad un concerto ci si va soltanto per la musica? La comunicazione é spettacolo. Se non siete amanti dei live statici, dove il contatto con l’artista passa in ultimo piano, il live dei Selton fa al caso vostro. Fra giochi di equilibrismo e velocità nel montare una tavola imbandita nel bel mezzo del concerto, a racconti di vita e di come nascano poi, quelle canzoni che tanto amiamo, arrivano anche le richieste dal pubblico. Eh già , seduti su degli sgabelli con in mano degli strumenti si volgono al pubblico e chiedono: Si, ma voi cosa volete ascoltare?Â
Inutile dire la magia del momento, inutile anche provare a listare la miriade di richieste che sono arrivate, ma una cosa la voglio raccontare, quel millesimo di secondo in cui il silenzio ha assalito l’intera platea davanti a questa domanda. Un silenzio che, vale molto più di mille torce accese, sì, perché ribadisco: comunicazione è spettacolo.
Ho tanta voglia di ballare sulle note di Pasolini
Dopo averci dato una bella strizzata al cuore con Cuoricinici, scoppia l’adrenalina ed al primo accordo del ritornello di Voglia d’infinito, la folla si alza in piedi ed inizia a ballare, a battere le mani a tempo, a cantare guardandosi negli occhi. Sembrava che qualcuno avesse appena premuto il pulsante: Libertà .
Noi non siamo da meno, ci dimeniamo fra quelle note ad occhi chiusi e senza sentire più il ritmo del tempo scorrerci addosso ci perdiamo nel battito cardiaco, accelerato, scalpitante e vascolarizzato. Adesso non solo ci sentiamo a casa, ma ci sentiamo pure vivi. Talmente vivi che, nessuno si siede più, e come puoi farlo se, subito dopo parte il riff di Pasolini? Sfido chiunque.
Pasolini è stato uno dei brani in cui, l’orientamento non era più certo nemmeno di trovarsi ancora nelle pagine della Treccani. Follia pura, voglia di mordere e sbranare non solo la vita ma pure quel palco. Daniel si scatena a ritmo di quel pezzo ironico ma che comunque ha un sacco di verità celate, ed insieme a lui lo fanno pure Ramiro, Eduardo ed i fedeli Sky dancer azzurri.
L’energia è talmente alta che i tre, scendono dal palco, continuano a cantare e ballare fra la folla e poi, come se il cuore non potesse più reggere quell’emozione, si gettano a terra, con un sorriso disegnato in volto. Il concerto non è ancora finito.
Nei vari bis che richiamano i Selton a noi, arriviamo a quella che sembra la vera conclusione del concerto ma nessuno vuole andarsene, nessuno riesce a scollare i piedi dal terreno. Nemmeno i Selton. Mentre le mani battono al ritmo di un coro che conosciamo benissimo tutti quanti, eccoli che rispuntano di nuovo, acchiappano una chitarra acustica, un paio di bacchette e delle maracas e si gettano in un’acustica senza microfono nel bel mezzo della folla. Ancora una volta, siamo noi a decidere i pezzi da ascoltare e li cantiamo assieme a loro, in un momento che, di luci o amplificatori non ne ha affatto bisogno.
Il concerto si conclude con un bellissimo discorso, ed adesso, è veramente arrivato il momento del sipario. Le competenze artistiche come quella di saper stare sul palco o saper scrivere, suonare e cantare sono nulla difronte alla capacità di trasformare un live in un vero e proprio momento di condivisione fra chi fa musica e chi l’ascolta. Abbattere le barriere per navigare nelle stesse correnti emozionali condividendone il flusso, il temperamento e la forza, questo è la vera musica live.










