Alessia Labate: un concentrato di ecletticismo e girl power

da | Interviste

Cantante, autrice, vocalist e vocal producer. Alessia Labate è un’artista completa, poliedrica e in divenire, perché (come ci spiega lei stessa) “Non si finisce mai di imparare“.

Cromosomi ha fatto una lunga chiacchierata con Alessia per parlare dello stato attuale dell’industria musicale italiana e globale (prevalentemente dominata da uomini), di cosa significhi essere una vocal producer, dell’importanza di alzare la propria voce e farsi sentire in ogni circostanza, delle sue collaborazioni più recenti e dei suoi progetti in cantiere. Eclettica, senza filtri e un vero concentrato di energia: questa è Alessia Labate.


Ciao Alessia, sei veramente un’artista poliedrica: cantante, autrice, una vocal producer e una vocalist. Quale ruolo pensi che ti rappresenti meglio?

Sicuramente il ruolo della cantante. Detto così posso sembrare un po’ egocentrica [ride ndr]. Mi piace tanto lavorare anche alla produzione vocale su altri artisti. 

Non penso che ci sano tante vocal producer nell’industria musicale.

Anche uomini, a dire il vero! Purtroppo è una figura professionale poco riconosciuta nel mondo della musica.

Com’è essere una vocal producer in un’industria che ha una componente maschile predominante?

Come ti dicevo, la figura del vocal producer è poco comune in Italia. Ne parlavo l’altro giorno con Andrea De Bernardi, uno degli migliori professionisti del settore, e anche lui mi diceva che ad oggi si fa proprio fatica ad essere riconosciuto come vocal producer a tutti gli effetti. In un pezzo pop, solo voce, la produzione vocale conta tanto. Di norma viene fatta dai produttori e non c’è una figura specifica che non se ne prenda cura. Questo è uno dei problemi che ho incontrato lungo il mio percorso nell’industria musicale, anche da un punto di vista del contesto lavorativo in cui mi sono ritrovata.

Mi è capitato di ritrovarmi un contesto lavorativo in cui il solo fatto di essere una donna facesse girare la testa. Devo dire che sono davvero molto fortunata, perché nella maggior parte delle volte ho trovato degli ambienti lavorativi in cui il fatto di essere donna non è mai stato sminuito in alcun modo. Piuttosto, tendo ad essere vista come un maschiaccio, perché dopo aver rotto il ghiaccio con le persone durante una sessione in studio, riesco a sentirmi a mio agio e dire: “Ragazzi, guardate che io rutto”. Inizialmente mi capita di sentir dire delle frasi del tipo “No, ma non dite ste robe davanti all’Ale”, come se anche noi non facessimo certi tipi di discorsi o non ci comportassimo da camioniste. Le prime volte mi arrabbiavo un sacco, adesso mi trattano letteralmente come un “bro”.

Amo questo aspetto perchè non voglio assolutamente essere discriminata come donna, ma nonostante la mia fortuna, dobbiamo ancora lavorare tanto per vedere ulteriori cambiamenti.

Sono come te, tendo a contenermi, ma una volta che rompo il ghiaccio ed entro in sintonia con qualcuno mi lascio andare.

Assolutamente! Sono al 100% me stessa e mi lascio andare, della serie I don’t care! 

Purtroppo tendiamo molto ad incasellarci, stabilire cosa si possa dire e cosa no ed inconsapevolmente tendiamo a metterci molti paletti.

Noi donne in particolare! Mi capita spesso di parlare con tante altre college e mi rendo conto che, anche se di fatto abbiamo poche donne producer in Italia, quest ultime finiscono per sminuirsi. Ci sono altrettanti producer (uomini) che non sanno fare bene il proprio lavoro, ma che ottengono ugualmente ampi riconoscimenti per il loro “ruolo”.
Se una donna fa un passo falso in questi termini, sono sempre pronti a giudicarti e dirti “Eh però…”. A parti invertite, dovremmo incominciare anche noi ad agire nello stesso modo.

Sono molto contenta che ci siano delle realtà come She Said So Italy o She Is The Music, quest’ultima fondata da Alicia Keys, perché danno voce e offrono tante opportunità (tanto formative quanto professionali) per le giovani donne che vogliono ritagliarsi un posto nell’industria musicale. 

C’è anche POCHE, un collettivo aperto di produttrici elettroniche italiane fondato da ELASI, PLASTICA ed altre musiciste. Si tratta di un gruppo aperto, in quanto chiunque può entrare a farne parte. Hanno recentemente fatto un DJ set interamente fatto da donne e l’ho trovato rinfrescante. Qualche settimana fa sono andata ad un evento di ELASI con altre persone. Quando noi ragazze ci mettiamo a fare qualcosa, abbiamo una marcia in più. Siamo solo impaurite da questa industria, che è tosta e che sicuramente spaventa.

Lo scorso ottobre ho preso parte ad un songwriting camp durante il quale è nata anche How Do You Feel? di Boss Doms, ma sai che ero l’unica donna presente? In quei momenti, ti rendi conto che devi incominciare a far vedere di che stoffa sei fatta, perché solo così si cresce e si matura. Questo vale per ogni professione, ma sono contenta che tu abbia messo l’accento sulla mancanza di parecchie figure femminili nell’industria musicale. L’importante è ESSERCI, farsi avanti, mettersi in gioco.

Hai debuttato con Black Soul nel 2019 e nell’arco di due anni hai rilasciato numerosi singoli e collaborazioni importanti, qual è il bilancio odierno di questo percorso in musica?

Sono stati due anni molto intensi. Da un anno a questa parte ancora di più. Nel 2019, Black Soul è uscita in maniera del tutto indipendente, tramite SpinUp, ed è così che il mio management (americano) mi ha scoperto. Hanno una compagnia focalizzata sull’Italia e seguono anche altre artiste italiane che stimo immensamente, Rose Villain e Lita. Ho voluto capire quale fossero i miei punti di forza. Ho fatto numerosi camp di scrittura, tra la Romania e l’Olanda e tanti incontri su Skype. I frutti del mio duro lavoro hanno incominciato a farsi sentire nel 2020, in pieno lockdown.

Ho avuto tante soddisfazioni, piccole e grandi. Quella che mi ha fatto più piacere? Finire su Billboard Pride USA. Sono anche finita su NSS e tanti altri outlet musicali a livello internazionale. Quando parlo con qualcuno che non conosco e mi dicono “Si parla molto bene di te in giro”, io ne sono immensamente felice. Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni all’interno dell’industria musicale è che A) non si smette mai di imparare e B) bisogna farsi tanta forza, perché è un mondo tosto, specialmente per chi è buono ed onesto. Quando devo farmi sentire, però…

Mi piace molto la tua attitudine!

Ci sono delle situazioni in cui succedono delle cose che ti portano a chiudere non un occhio, bensì due. Io penso solo agli obiettivi che ho in testa e ai traguardi che voglio raggiungere. Mi piacerebbe creare un’industria dove l’onestà sia un valore importante e centrale, dove non ci si smerdi a vicenda e dove si possa includere il più possibile la propria crew, i propri collaboratori. Tra ragazze specialmente! Ci hanno insegnato che le altre donne sono delle rivali e non è assolutamente vero. Noi, e per noi intendo la nuova generazione di artiste emergenti, possiamo rompere questo stereotipo.
Gli uomini credono che non facciamo comunità tra di noi, invece ci scambiamo informazioni, consigli, ci supportiamo e ci sosteniamo. Basta sottovalutarci!

Hai anche collaborato come autrice e backing vocalist all’ultimo singolo di Boss Doms, How Do You Feel?…

How Do You Feel? è nata proprio durante il camp di cui ti parlavo precedentemente, lo scorso ottobre. Edo sapeva che avevo buttato giù un intro composto da parole in inglese senza un senso compiuto. Mi ha ricontattato per capire come procedere, così ho coinvolto Curtis Richardson, un autore americano pazzesco che ha lavorato con artiste del calibro di Rihanna e J.Lo. Nel giro di due ore avevamo il testo completo. Curits mi ha preso sotto la sua ala.
Lavorare con Boss Doms è figo e caotico. Il suo processo creativo lo vive molto intensamente, è capace di cambiare un pezzo anche 15 volte prima di pubblicarlo. Ti confesso che non sono per niente abituata perché nel mondo dell’EDM è tutto estremamente “straightfoward”, testo, vocals e via. Edo la prende come arte, non è come gli altri. Penso che sia una persona dal talento immenso, di cui molti non si sono accorti ancora. Può fare qualsiasi cosa e può produrre qualsiasi cosa. 

E per quanto riguarda I Want My Heart Back

I Want My Heart Back è una collaborazione che coinvolge Italia, Germania, UK e Canada. Io lavoro molto spesso con Troy Samson, un mio carissimo mentore e co-writer. Per questo pezzo ho collaborato anche con Sam Luck, un musicista giovanissimo, appena 17enne e che ha creato un beat fortissimo. Dopo aver ultimato la canzone, ho mandato tutto a Troy, che l’ha sistemata, ma per un po’ non ne abbiamo più parlato. Qualche mese dopo, su Instagram mi segue e mi scrive un ragazzo di nome Lukas (NRONE) , che mi spiega che era stato coinvolto dallo stesso Sam nella stesura del brano. Mi ha fatto sentire IWMHB e il risultato è stato semplicemente fantastico, anche a livello di mix vocale.
Devi sapere che sono molto precisa sul mix vocale, se non mi convince preferisco prendere i crediti come Featured Artist invece che come Main. So che è una mia pippa mentale inutile con la quale lotto da due anni. Abbiamo fatto un grande lavoro di squadra per promuovere questa collaborazione e siamo persino finiti su BBC Introducing e forse, spero, finiremo su BBC Radio 1

Una delle tue collaborazioni più recenti è stata anche Motel California, insieme a Sergio Sylvestre, Roy Paci e Saturnino (che sono sicuramente dei nomi importanti nel panorama musicale odierno), come è stato prendere parte a questo singolo?

Sergio è veramente meraviglioso. Ci siamo conosciuti un annetto e mezzo fa sul Lago Di Garda, grazie a degli amici in comune. Mi ha detto che ci teneva ad avermi nel suo nuovo progetto e ho subito detto di sì! Siamo andati in studio, dove c’era anche il suo dolcissimo cagnolino: Pablo. Nel giro di una sessione abbiamo riscritto le mie parti e abbiamo registrato tutti i vocas, con tanto di Pablo in sottofondo che russava. 

Tornando a parlare di collaborazioni, con quale artista italiano o internazionale ti piacerebbe incidere una canzone?

In Italia, sicuramente la mia Beatrice Quinta e BLANCO. Su uno dei miei pezzi del mio EP, che uscirà a breve, lui starebbe molto bene. A livello internazionale Tove Lo. Mi sono sempre ispirata moltissimo alla sua musica. Mi sento totalmente nel mio mondo, anche se apparentemente può ricordare quello di Tov Lo a livello di scrittura e cantato. In ambito EDM, vorrei tanto collaborare con alcuni artisti della scena UK, come Joel Corry

Dopo l’uscita di numerosi singoli nell’arco di questi due anni estremamente intensi, ti piacerebbe rilasciare un album? Attualmente sei al lavoro su un progetto da solista?

Sto lavorando a questo EP in modo disordinato [ride ndr] da due anni a questa parte. Ci sono tanti pezzi che ho scritto e che vengono da tante sessioni diverse con molteplici autori. Ogni volta che scrivo una canzone c’è qualcosa che non mi convince, così finisco sempre per coinvolgere più persone. Per esempio, un brano può anche avere otto autori diversi. Con questo progetto, sto cercando di mettere un piedino nel mondo dell’italiano.
Ho resistito a lungo alla musica italiana, perché ho sempre avuto una grande passione per l’inglese e per la scena internazionale. Ogni volta che mi confrontavo con qualcuno che mi chiedeva: “Ma non scrivi in italiano?”, rispondevo categoricamente NO. Ho deciso di provarci e di lavorare sodo. L’EP sarà un primo passo, ma voglio vivere tranquillamente la sua nascita perché lavorando veramente tantissimo e avendo tante consegne diverse (tracce da chiudere etc), per ora il mio progetto artistico è una bella valvola di sfogo. Vedremo cosa succederà.

Ascolta I Want My Heart Back, l’ultimo singolo di Alessia Labate: 

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