Mahmood apre le porte del Ghettolimpo

da | Giu 11, 2021 | Recensioni album

Mahmood apre le porte dell’Olimpo agli umani con Ghettolimpo, il suo nuovo album. Non ci sono semplici umani o semplici divinità, ci sono solo anime tese a fronteggiare da una parte l’inarrivabile e dall’altra la realtà più cruda. Dopo quasi due anni e mezzo da Gioventù bruciata, Mahmood, pseudonimo di Alessandro Mahmoud, fa uscire il […]

Mahmood apre le porte dell’Olimpo agli umani con Ghettolimpo, il suo nuovo album. Non ci sono semplici umani o semplici divinità, ci sono solo anime tese a fronteggiare da una parte l’inarrivabile e dall’altra la realtà più cruda.

Dopo quasi due anni e mezzo da Gioventù bruciata, Mahmood, pseudonimo di Alessandro Mahmoud, fa uscire il suo secondo album Ghettolimpo, già anticipato dai singoli Klan, Inuyasha, Zero, Rapide e Dorado.

Il vincitore del Festival di Sanremo 2019 scrive così su Instagram, raccontando perfettamente l’essenza del progetto:

“Queste canzoni le ho portate dietro con me per più di 2 anni, cercando di capire ogni giorno cosa realmente stesse cambiando nella mia vita.
Ho conosciuto tante persone nuove, ho cercato di parlare in altre lingue facendomi capire la metà delle volte, ho sempre cercato di passare il tempo libero con mia madre ed i miei amici, ho amato ed ho avuto i miei momenti buii.
Sono stati 2 anni in cui ho capito di non poter essere ciò che la gente si aspetta che io sia e di questo, per un po’, me ne son fatto una colpa.
Quando ero un bambino leggevo sempre lo stesso libro di mitologia greca e immaginavo sempre un mondo in cui gli dei e gli umani potessero incontrarsi.
Mai avrei pensato che, su un aereo per Tunisi, avrei iniziato a scrivere le prime righe di questo mondo.”

Ogni traccia di Ghettolimpo ha come protagonista un personaggio diverso, in un racconto tra cielo e terra, dove la mitologia greca incontra i manga ed il mondo reale.

L’immagine dell’Olimpo è presente fin dall’inizio dell’album, dove Mahmood ci rende subito chiaro il suo intento, richiamando un mondo lontanissimo, ma facilmente raggiungibile, semplicemente chiudendo gli occhi.

Tra le pagine vedo un mondo
ci pensi non è così difficile
da raggiungere in un secondo
Come un missile
Più distante di Saturno
Mi chiedi com’è
non rispondo perché
forse non ricordo
chiudo gli occhi e ci ritorno

Chiudere gli occhi e decollare è un’immagine chiave dell’album, che offre qualche raggio di sole in un disco dai colori molto scuri. Il volo, di cui Icaro si fa testimonial, è la rappresentazione del libero arbitrio, della reazione al sentirsi imprigionati.

Ciao, sono Icaro, credo, non ricordo
Corro nel mio dedalo, un’ora d’aria al giorno
Sono qui da un secolo a terra come un petalo
Morirò con duemila spine al collo
Accusato giustamente di libero arbitrio
Un reato che al potere da sempre fastidio
Perché ho sognato di volare troppo in alto
Perché ho pensato che ogni uomo sulla terra è un santo
Se tutto ormai è proibito me ne frego e canto, ah
Me ne frego e canto

Del resto, un tema ricorrente dell’album è la vita dell’artista dopo la vittoria del festival di Sanremo. Un cambiamento rapido, destabilizzante, che lo ha portato a specchiarsi negli occhi di chi aveva attorno e a non riconoscersi, in un equilibrio precario tra presente e passato. Ed eccolo cantare: “il successo fa male alla testa, se non pensi di essere all’altezza”, mentre si paragona ad un Narciso contemporaneo, in un costante dualismo che appare fin dalla copertina dell’album.

del mio Narciso è rimasto solo il sorriso più brutto, giuro che lo cambierò

Ed è in questo contesto che Mahmood vuole lanciare un segnale di appartenenza ad un mondo da cui non si è mai allontanato, richiamando le radici arabe e sarde e la passione per la mitologia greca, che aveva da piccolo.

L’aspetto mitologico non si limita solo all’Olimpo, ma passa anche per il mondo dei manga. Il singolo Inuyasha, infatti, trae ispirazione dall’omonimo personaggio immaginario. Milano è lo sfondo di una storia metropolitana dai richiami mitologici, dove l’amore travolge due anime opposte, mostrando le difficoltà di una storia destinata ad interrompersi.

Una particolare nota di merito va data alle varie collaborazioni all’interno di Ghettolimpo.

Oltre a quella già nota di Dorado, con Sfera Ebbasta e Feid, l’artista collabora anche con Elisa e Woodkid, adattandosi magistralmente ad artisti e lingue diverse.  Del resto, una delle caratteristiche cardine di Mahmood è la flessibilità artistica, e se le varie collaborazioni possono fornire una prova circostanziale, l’album ne è la prova schiacciante.

Ghettolimpo costituisce infatti, un quadro eterogeneo di sonorità e lingue, perfettamente accostate. L’italiano, l’arabo, l’inglese, lo spagnolo ed il sardo trovano un equilibrio perfetto, in un racconto fatto di facce diverse che coesistono e si collegano.

Le cornamuse dei pastori sardi si fondono a sonorità più urban, come la quotidianità si fonde con l’Olimpo. Un ascolto dove Mahmood ci accompagna portandoci continuamente all’interno di scenari alternativi provenienti da varie dimensioni, quasi come i livelli di un videogioco. E allora non ci resta che chiudere gli occhi, e lasciarci trasportare in questo ascolto, che ha il sapore di una preghiera laica.

Buon viaggio.

 

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