Lauro, il barocco di Achille Lauro chiude l’era dell’eccesso

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Lauro è con alta probabilità l’ultimo album di Achille Lauro. L’inizio della fine dell’artista che di arte ha riempito il pubblico.

Lauro è un album che racconta in maniera personale l’arte nelle sfaccettature più pure, non in senso alto, ma in chiave di verità. E’ assolutismo quello dell’artista che diventa vate e guida alla maniera dannunziana. Lauro è barocco o…barrock. Si poteva immaginare un album esplosivo, eclettico già dal Festival. I 5 quadri di Sanremo avevano preannunciato una nuova era musicale per l’onnivoro musicale Achille Lauro.

Sessualmente tutto” disse Fiorello riprendendo una battuta del cantante. Ad oggi si può affermare che Lauro è un album da definire “Musicalmente tutto”.

E’ rock, guarda al secolo scorso, ha delle sfumature di stampo elettronico e una chiara attenzione ad una sana estetica artistica. Non è il prodotto che il pubblico divora ma quello che rende questo libero, alle volte in maniera sbagliata poiché lo stesso si erge a bocca di una verità che, in realtà, è propria dell’artista.

Achille Lauro crea delle emozioni partendo da Solo Noi, brano già pubblicato prima dell’album. L’urlo generazionale della solitudine. Una richiesta d’aiuto cantata che sembra una paura adrenalinica, l’ultimo canto del cigno pronto a perire nell’anonimato. Pungente, travolgente è LATTE+. Il quid in più della vita.

L’eccesso, il surplus che rende la vita più di un banale trascorrere del tempo. Non una semplice utopia artistica, ma una vera e propria canzone terrena. Marilù è tutto ciò che è stato detto ma con una forma. Marilù passa per gli stereotipi, per storie di vita.

Sai, ti vedo fragile, di fuoco e sabbia

Nessuno ti appoggerà l’orecchio sulla pancia

Lui era proprio come ti diceva mamma

Cos’è la vita se non imparare a vivere la vita?

La title track è la cesura con il passato. Lauro è il manifesto della nuova era del cantante romano. Tutto ciò che non è o che non vuole più essere.

La chiusura con il passato passa da Dio c’è, Pour l’amour, Barabba, Maharajà, A casa de Sandro: non un ripudio della sua dimensione precedente, ma una presa di posizione. Un attraversamento dell’artista che si evolve e trova il suo spazio soprattutto in sé.

Come me è amore frenetico, esplosivo, tutt’altro che ignifugo. Un amore che non risparmia sé stessi e che trova analogie negli aspetti più peculiari nonostante questa incontrollabile ira emozionale che trascina gli amanti. Testo attualissimo è Femmina. Tema di soppressione del proprio essere, di un diverso che è imposto da pensieri gretti. L’essere liberi di essere umani è centrale in Lauro.

Sì, lo sai

Non lo sopporto

Che mi parli così

Sì, lo so

Uomo ad ogni costo

A ogni costo

A un passo da Dio è l’immortalità che l’essere umano crede di possedere in frangenti, attimi calcificati nel disegno della vita.

Una divinizzazione che è mitizzata per rende l’uomo il salvatore di sé stesso e di un sentimento che rende lacerati, spaccati dalla vita e dagli amori eccessivi di cui è piena la produzione di Achille Lauro. Generazione X è l’ennesima canzone sulla nuova generazione.

E’ una di quelle canzoni che ora ottiene l’ascolto solo della fetta di pubblico cantata, ma che tra qualche anno verrà ricordata come spaccato di una società. Il rifiuto del proprio e di ciò che è stato, lo svilimento dell’arte, delle forme, l’amore per il rischio e per un’adrenalina sempre ricercata. Lauro passa nel ricordo del Barrilete Cosmico Maradona con sonorità scorrette, decise.

Si arriva al barocco puro fuso al rock con Pavone. E’ il dipinto di un esteta che ritrova la sua figura nell’approvazione degli altri, nella sensualità più alta e congrua. L’arte è bellezza che crea sensualità e Achille Lauro ce lo ricorda spesso.

Il mio cuore col liquore è pole dance

Sei tu il padrone, mhm

Mi spogli lento come in uno strip club

Giochiamo al dottore, oh, sì

Sulla cartella scrivi: “Pazzo di te”

L’amore non corrisposto, malato, duro è Stupide Canzoni d’amore. Il sentimento ingiusto, poco democratico che più di tutti rende l’essere umano pieno di sé quando qualcosa si rompe. Il mancato ritorno per sventolare la bandiera dell’orgoglio sofferto è tema che si pone come concetto chiave. La sofferenza si riversa nella chiusura dell’album.

Sabato sera è una storia tossica. Una donna all’ombra di un uomo oppressivo per atteggiamento o per il suo trascorso. Un mondo dei grandi che divora e tribola.

Lauro è la fine. Un album che chiude il percorso artistico che ha reso, alle volte erroneamente, il pubblico il centro di una verità ineluttabile. E’ una conseguenza imprescindibile quando si crea arte.

E’ la firma dell’artista. Lauro si accascia a terra come Cyrano, Lancillotto, Paolo Malatesta. Un amore che ha dato alla musica. Una musica troppo stretta per un’arte che ha bisogno di un nuovo corso, di un nuovo volo.

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