Dopo l’exploit di Sanremo Fausto Lama e California danno alla luce Nostralgia, un disco intenso e a misura di ascoltatore contemporaneo. Sette tracce che si tuffano nel passato per farci riemergere più forti e consapevoli. Se fino a qualche mese fa il nome Coma_Cose avrebbe attirato l’attenzione solo di una nicchia di fan dell’indie/rap, oggi […]
Dopo l’exploit di Sanremo Fausto Lama e California danno alla luce Nostralgia, un disco intenso e a misura di ascoltatore contemporaneo. Sette tracce che si tuffano nel passato per farci riemergere più forti e consapevoli.
Se fino a qualche mese fa il nome
Coma_Cose avrebbe attirato l’attenzione solo di una nicchia di fan dell’indie/rap, oggi il duo milanese è sulla bocca di tutti. L’esame di maturità sostenuto a
Sanremo è stato superato a pieni voti consentendo alla coppia, in musica come nella vita, di farsi notare dal grande pubblico. Il passaggio successivo è rappresentato dall’album,
Nostralgia, il secondo in studio che stando alle parole di qualcuno
“è sempre il più difficile nella carriera di un artista”.
Di questo lavoro si apprezza subito l’essenzialità: dopo il grande successo sarebbe stato facile cavalcare l’onda perdendosi in estetismi retorici ma i
Coma_Cose hanno deciso di non snaturarsi restando fedeli a loro stessi. Non a caso, rispetto al loro disco
Hype Aura del 2019, troviamo diversi punti di contatto, dal modo di porsi ad alcuni temi trattati.
Sospesi tra mille tempeste
A partire dalla prima traccia Mille tempeste si capisce subito la direzione del disco. I due protagonisti hanno intrapreso un viaggio con la loro musica e se è giusto guardare sempre avanti, ogni tanto fa bene anche voltarsi indietro e guardarsi alle spalle. Il riferimento è alla provincia, da dove loro vengono ma che hanno lasciato per la grande città, Milano. Con immagini e ricordi della loro adolescenza ci fanno capire che tornare in quei luoghi, sia con la mente che fisicamente, non solo è salutare ma anche necessario per prendere le distanze da quella realtà che tanto bene descrivevano in SQUALI: “In fondo siamo pesce cani e anche se a Milano non c’è il mare noi restiamo squali”. Vivere nella metropoli significa lottare continuamente per la propria sopravvivenza e ogni tanto evadere per tornare nei luoghi d’origine ci fa sentire al sicuro. Ecco che allora vivere in bilico, sospesi tra le due realtà, appare la soluzione migliore.
E ora siamo a mezz’aria
Tra la bomba e la miccia
La galassia e l’Italia
La città e la provincia
Soprattutto in un momento storico come quello che stiamo vivendo, in cui si fa fatica a muoversi in avanti e a volgersi al futuro, risulta più facile rifugiarsi nel passato, nella “nostra nostalgia” (da qui il titolo Nostralgia) per trarre da lì le proprie àncore di salvataggio. Non è un caso che il disco sia stato concepito proprio durante il lockdown, l’epoca dei dubbi e delle incertezze.
La più grande certezza nei momenti bui è rappresentata dai nostri affetti
Fausto e Francesca traggono la loro forza dalla reciproca complicità e in Fiamme negli occhi, brano con cui hanno spopolato a Sanremo, ce lo hanno raccontato chiaramente. Non si tratta però dell’unica canzone d’amore contenuta in Nostralgia. C’è anche La canzone dei lupi che, però, ci mette in guardia da quelle relazioni di totale dipendenza dall’altro. “Trascorrere gli anni insieme è un’esperienza forte ma mantenere intatta la propria ribellione come individui singoli è davvero difficile” è la premessa di questo brano che chiarisce bene la loro idea di amore: essere autentici, a volte solitari, e riuscire a mantenere sempre la propria identità, ma con l’appoggio l’uno dell’altro. Con la sicurezza che “col tempo tutto si addomestica, tranne i lupi e noi”.
L’ondata nostalgica e a tratti malinconica prosegue con Discoteche abbandonate e Novantasei, due inni ai luoghi e alla musica che li hanno accompagnati nella loro crescita artistica e non. La prima richiama in parte il concetto dei “bicchieri abbandonati” che “sanno come ci si sente ad essere come diamanti invisibili alla gente” espresso in Post Concerto. Le serate passate in discoteca sono ormai un lontano ricordo e i campi di battaglia di quelle notti restano macerie a cui si può dar voce solo con una canzone. L’altro brano invece è un pezzo rock che omaggia la scena alternative italiana degli anni ’90, un genere di cui si sono nutriti da ragazzi e che ritroviamo in alcuni tratti dei loro lavori di oggi.
Non sottovalutare mai il ritorno verso casa o ciò che chiami tale
L’ultimo brano, prima del messaggio vocale contenuto in Outro, è Zombie al Carrefour. Alla fine di ogni viaggio, di ogni serata, di ogni disco, arriva quel momento malinconico nel tornare verso casa in cui non vogliamo accettare che stia per finire tutto. Ecco allora la scusa, una sosta al Carrefour per fare la spesa, per allungare il tempo e rimandare quel momento “pur di non ritornare a casa dove vivono i sensi di colpa”. Una canzone in cui tutte le anime notturne si riconoscono, tra la quiete del buio e le prime luci dell’alba. Perché inevitabilmente anche la notte lascia spazio a un nuovo giorno.
Nostralgia è un album intenso compresso in 21 minuti di racconti, ricordi, ma anche speranze. Ogni canzone fa storia a sé ma tutte sono collegate da un filo nostalgico che le tiene insieme tracciando la via. Non è un disco triste, ma riflessivo, ci si guarda indietro per comprendere i propri sbagli, perdonarsi e accettarsi. Non si resta ancorati al passato ma ci si volge al futuro con una promessa reciproca: stare insieme, spalleggiarsi ed essere complici nel caos che ci circonda.