Dopo più di un anno di attesa, si sono riaccesi i riflettori sul palco dell’Ariston di Sanremo. Che dire, se non che ci mancava un bel po’?
Le aspettative sono altissime per questo Festival di Sanremo, grazie ai ventisei Big e alle otto Nuove Proposte, per la maggior parte volte a noi piacevolmente noti. In redazione, i giorni scorsi festeggiavamo, credendo fosse finalmente l’edizione in cui l’indie italiano avrebbe trionfato. Ma sarà così? Dopo la prima serata, noi abbiamo qualche (legittimo) dubbio.
Il duo affermato Amadeus–Fiorello alla conduzione, apre il sipario puntualissimo alle 21:00 spaccate. Noi, come tutta l’Italia, siamo lì davanti alla tv, bramosi di un briciolo di normalità nell’anormalità più totale.
Dopo le presentazioni di rito e la blanda menzione all’assenza di pubblico (che sarà ricordata giusto giusto sessanta volte nell’arco di quattro ore), il padrone di casa ha voluto leggere un commovente estratto da una sua lettera per il quotidiano Leggo.
“È incredibile quello che abbiamo vissuto tutti, nessuno escluso, dalla fine del Festival 2020 a oggi. Un anno difficilissimo che ha messo a dura prova tutti e tutto: la pandemia ci ha stravolto la vita, a tanti ha fatto perdere gli affetti, il lavoro, la sicurezza del presente e il sogno del futuro. Con tutto questo negli occhi, nella testa e nel cuore ho pensato a lungo se fosse giusto farlo, il Sanremo del 2021. (…) E l’ho fatto, credetemi, con tutto me stesso e con l’aiuto di molte persone, in condizioni difficilissime. L’ho fatto rispettando ogni norma di sicurezza ma soprattutto pensando a chi vive di musica, a chi vive di televisione e spettacolo, al Paese reale, quello che sta lottando per ritrovarsi. Abbiamo scoperto, infatti, che la normalità è una cosa straordinaria. E proprio per riavere un po’ di quella normalità, abbiamo lavorato in maniera straordinaria.”
Tra lacrimucce e applausi registrati, siamo pronti a sentire la prima esibizione della serata, carichi come mai prima. Ma questa non è di un Big e nemmeno di una Nuova Proposta: è il caro, vecchio Fiorello che ci delizia con le sue doti vocali, subito dopo aver mangiato e inglobato (sì, come Majin Bu) un Achille Lauro versione figlio dei fiori nobiliare. Dopo questo sketch (che non mancheranno nel corso della serata, anzi, come dicono i giovani: anche meno), si passa alle Nuove Proposte.
Il ghiaccio viene spezzato da Gaudiano, che poi passa il testimone a Elena Faggi, a Avincola e a Folcast.
Le indie vibes sono molto forti anche fra questi giovanissimi e noi non possiamo essere che entusiasti. Il più indie di tutti? Sicuramente Avincola, complice anche il suo outfit a metà fra Calcutta ubriaco e il classico amico che arriva al calcetto domenicale sempre fatto. Le votazioni sono presto fatte: passano in finale, che si terrà venerdì sera, Gaudiano, con la sua Polvere da sparo, e Folcast, baluardo dell’indie più puro, con la sua Scopriti.
Ma iniziamo con l’artiglieria pesante: una brillante Matilda De Angelis, talentuosa e giovanissima attrice bolognese, presenta la prima Big, Arisa.
Arisa, veterana di Sanremo, canta Potevi fare di più, scritta e arrangiata da Gigi d’Alessio. Un nome (anzi, un titolo), un programma: poteva fare di più, molto di più. Il brano è bello, il testo pure, ma non ci convince. Forse è una sonorità non congeniale al suo timbro? Forse è quella stecca tirata durante il secondo ritornello? Magari sono le unghie chilometriche, che creano riverbero? Nell’incertezza, noi le diamo un 6-.
Ma proseguiamo, finché gli sketch non ci arrestano: tra il notoriamente simpatico Ibrahimovic, la frizzante e affatto attempata Loredana Bertè, l’emozionatissimo Diodato (che riesce a stonare completamente il suo successo sanremese, Fai Rumore) e il nostro amato (e piumato) Achille Lauro, che porta avanti la causa di chi vive di arte, lo spettacolo è assicurato.
Veniamo a Colapesce e Dimartino, santi protettori dell’indie in ogni dove.
Bravi, ci siete piaciuti. Con outfit pastello pienamente in palette, ci conquistano con Musica Leggerissima. L’emozione c’è e si sente, ma i due riescono a dare, se non il meglio di loro, un buon 70%. Il nostro primo commento dopo l’esibizione? Sono da podio. Un bel 7 e mezzo.
E poi è arrivata lei, l’esibizione che tutti aspettavamo ma che non vorremo mai più rivedere, ma proprio mai: parliamo di Ora di Aiello, signore e signori.
Dopo un esordio incerto, tutto cala a picco nell’ultimo minuto di esibizione. Dall’indie che ci aspettavamo, siamo stati catapultati a un concerto metal, con tanto di scream dalla tecnica discutibile. Ci siamo chiesti se fosse voluto, se fosse punk o se fosse solamente fatto, ma il risultato non cambia: bocciatura netta per noi, non merita neanche un 4.
Poi arriva uno dei duetti più attesi all’Ariston: la giovane Francesca Michielin con il navigato Fedez. Elegantissimi, separati da un nastro, a distanza di un metro.
Che dire? Il ritmo c’è, si sente. La canzone è orecchiabile, non memorabile, ma sicuramente diventerà un successo radiofonico, di qui a breve. L’esibizione inizia un po’ incerta da parte di entrambi, ma si riprende benissimo. E alla fine il rapper si fa prendere dalla commozione: come biasimarlo? Per noi sono promossi, con un 6.5 pieno.
Pronti a una delle cose più cringe che vedrete in questo festival? Noi non lo eravamo molto e, infatti, ne siamo rimasti turbati: arriva Max Gazzé, vestito da Leonardo da Vinci, con la sua Trifluoperazina Band.
Il suo inedito si chiama Il farmacista: tranquilli, non sta male (crediamo), è tutto ok. Non possiamo dire la stessa cosa della sua esibizione, che non ci convince fino in fondo, ma nemmeno la buttiamo. La sufficienza la diamo, ma servirà fare di più.
Un altro sei stentato lo dobbiamo dare a Noemi, che non ci fa impazzire con Glicine. Lei è bellissima, degna di Jessica Rabbit, ma diciamocelo: c’è un po’ di piattume in questa esibizione. O meglio, c’è un po’ di esibizione in questo piattume. Nonostante ciò, la voce è, come al solito, al top, di tecnica ne ha da vendere, però…no.
La sorpresa della serata, la definiremmo: sapevamo che Madame fosse brava, ma ha oltrepassato tutte le nostre più rosee aspettative con Voce.
Avere solo 19 anni e non avere paura di niente: questa è la descrizione più adatta a Madame e alla sua esibizione. Look particolarissimo, canzone stupenda, tiene il palco come pochi. Per noi è un grande sì, un bel 7+ e via: siamo già pronti ad ascoltare questo brano così tante volte da arrivare a odiarlo (ma sarà difficile).
Altra sorpresona sono i Måneskin: ottantuno anni in quattro, sono pronti a fare esplodere l’Ariston con i loro accordi cattivi e provocanti.
E a noi piace. Zitti e buoni non molto, ma è meglio così. Presenza scenica esorbitante, sono veri e propri animali da palcoscenico. Una performance che, nonostante qualche piccolo errore tecnico, si guadagna un 8-, per noi. Veramente bravissimi.
Ghemon, invece, ci delude un po’: a parte sembrare Madame dopo una permanenza a San Patrigano, la sua Momento Perfetto non ci entusiasma. Anzi, ci lascia un po’ delusi. Unico lato positivo: porta un po’ di sano rap nella scena, anche se, certamente, non è fra le sue strofe migliori. Ma il 6+ glielo regaliamo.
Chiamate i pompieri e un’oculista: i Coma_Cose cantano Fiamme negli occhi.
Ed è un’esibizione coi controfiocchi.A parte vedere la rappresentazione dell’amore in questi due compagni di vita, di arte e di lavoro, dobbiamo convenire tutti che sono stati veramente tanto bravi. La canzone è nel loro stile, ma edulcorato per Sanremo (niente rime incastrate tipiche), ma il risultato è più che soddisfacente. Per noi, semplicemente i migliori della serata.
E dopo di loro, ecco Annalisa. Anche lei è una veterana del festival, ma questa volta sembra distinguersi. La sua Dieci è adattissima all’atmosfera sanremese, la sua voce sempre sul pezzo, la sua esibizione è perfetta. Ma non è nel nostro stile: un buon 7-, però, dobbiamo darglielo.
Eccoci qui, giunti a un altro flop, o forse due: Francesco Renga e Fasma.
Completamente diversi, ma uniti nella sorte delle esibizioni insoddisfacenti a Sanremo. Il primo, seppur esperto della kermesse, canta Quando trovo te, che ci ha molto deluso. Ma, soprattutto, la sua interpretazione non ci convince: tra mezze urla e il cantato tipico di Renga, noi ci sentiamo di dargli 4. Storia analoga per Fasma: troppa autotune, ritornello troppo commerciale. Ma sono errori perdonabili a un novellino. Per noi è un 5 e mezzo.
Last but not least, Amadeus ha voluto ricordare il dj Claudio Coccoluto, scomparso ieri prematuramente.
Noi di Cromosomi ci stringiamo nel suo affettuoso ricordo.
Ma so cosa stavate aspettando: ecco la nostra classifica.
-
- Coma_Cose
- Måneskin
- Colapesce e Dimartino
- Madame
- Annalisa
- Francesca Michielin e Fedez
- Ghemon
- Max Gazzé
- Noemi
- Arisa
- Fasma
- Francesco Renga
- Aiello










