Canguro di Fulminacci

da | Recensioni singoli

A distanza di quasi un anno da San Giovanni, Fulminacci ne combina un’altra delle sue. Esce oggi Canguro e pulsa alle tempie, invitante come certi brutti pensieri

Fulminacci, con Canguro, veste in chiave dance un tema a lui caro, la ricerca di autenticità, e lo fa al ritmo di qualche sana testata liberatoria.

Déjà vu

Riavvolgendo il nastro digitale del primo album di Fulminacci, La vita veramente (2019), si incappa ogni tanto in un desiderio di autenticità, nell’esigenza di capire quanto valga l’affanno del raccontarsi e dell’occultarsi. A volte verrebbe infatti voglia di chiedere in «prest[ito] un modo di fare, [così] magari [ci] sta» (Davanti a te), stremati da quella ricerca del confine «tra il dover dire e il poter pensare» che ci allontana da «un’opinione vera, [da] un’anima sincera» (La vita veramente). Nel corso di quelle sue prime nove canzoni il cantautore sentiva l’esigenza di confessarci quanto la sua «testa [fosse] in guerra costante con quello che pens[ava]» (Resistenza). Così il post su Instagram che ha anticipato l’uscita del suo nuovo singolo sembra nascondere dietro la schiena il bandolo di questa lunga e reiterata matassa:

“Ho sempre avuto voti medio alti in condotta ma forse solo perché comportarsi bene è più facile di studiare. Canguro parla dei pensieri intrusivi, del lato oscuro di tutti noi, di quando ci sentiamo dei mostri pur non avendo mai fatto paura a nessuno.”

Ballando sul serio

Ti scapperò come un indizio, uno starnuto col tuo riflesso
ti servirò come quel vizio superato troppo spesso

Le intrusioni “aspirate” che ricordano Resistenza ansimano su ritmi serrati e memori di Le ruote, i motori! Con uno stile caro a Fulminacci, il turbinio dance non ha però la superficie opaca e delebile delle hit estive, ma vive di una trasparenza capace di farci sbirciare fra le spine di un’instabilità interiore. Finché, al ritmo di un «tamburo giusto e puro», vi è l’esplosione di una danza liberatoria, rabbiosamente felice ed autenticamente ruvida. 

Sbatto, sono un tamburo sempre più giusto e puro dentro c’ho tutto scuro

Giovani premesse

Vestito dall’interessante copertina curata da Mine Sudio (affidata all’elaborazione di un’intelligenza artificiale), Canguro di Fulminacci è una nuova, attesa riprova di quanto il cantautore romano sia promettente e comunicativo. La forza della sua musica, anche qui, risiede nella varietà tematica che non si ferma alle fragilità adolescenziali, ma piuttosto si immerge nella complessità propria anche di quelle età nelle quali la «vita diventa un mestiere» (Una sera). La forza dei cantautori di talento è l’universalità, la capacità di regalare uno specchio adatto tanto all’acne quanto alle rughe. Se la vita è «solo la manutenzione di una circostanza» (I nostri corpi), sarà comunque interessante sentirla raccontare da Fulminacci, con la speranza che mantenga queste saporite promesse.

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