TOP 10 album indie del 2010

da | Giu 9, 2020 | News

Capelli al vento, basettoni, travi al posto degli orecchini, 20 kg in meno, che bello il 2010. Il cavo aux collegato allo stereo della mia Peugeot 206 che resiste ancora oggi, gli amici che mi dicevano “Che cazzo di musica ascolti?”. Cosa è cambiato dal 2010 ad oggi? Ascolto ancora quella musica, gli amici mi […]

Capelli al vento, basettoni, travi al posto degli orecchini, 20 kg in meno, che bello il 2010. Il cavo aux collegato allo stereo della mia Peugeot 206 che resiste ancora oggi, gli amici che mi dicevano “Che cazzo di musica ascolti?”.

Cosa è cambiato dal 2010 ad oggi? Ascolto ancora quella musica, gli amici mi chiedono ancora dei miei gusti musicale, non porto più gli orecchini, non lascio più sciolti i capelli ed ho fatto crescere la barba. Oggi però voglio tornare a quell’anno, risentirmi più giovane, più leggero. Ecco a voi la top 10 degli album indie italiani che ascoltai in quel 2010 dal sapore di fumo e Angelo Azzurro (ne berrei uno adesso ma, credo, mi darebbero del vecchio – cioè, accadeva anche nel 2010 eh! – e avrebbero ragione).

10. WELFARE POP de Lo Stato Sociale

Sconosciuti, ma scosciuti davvero eh. La vecchia che balla era un lontano ricordo, X-Factor un miraggio. Però eravamo in pochi ai concerti, ci conoscevamo tutti, una dimensione diversa, più intima, forse più vera. Welfare Pop suonava e mi chiedevo davvero se io fossi davvero così indie. Pop una piccola perla di quell’ep che girava bene, la storia successiva la conosciamo bene…alla fine non si butta via niente del Maiale.

9. IL PRIMO LUNEDI’ DEL MONDO dei Virginiana Miller

Il quinto album dei Virginiana Miller, questa è davvero Operazione Nostalgia signori miei. I miei studi universitari mi faranno capire con ritardo quell’Oggetto piccolo (A), quel desiderio mai raggiungibile fino in fondo ma che, in quell’anno, vide me godere a pieno di quest’album. Forse molti di voi si chiederanno chi siano i Virginiana Miller. Vi invito a (ri)scoprirli, a vivere la vostra fase delle specchio con qualche anno di ritardo ascoltando quest’album. Off topic: avete preferito più Lacan o Freud?

8. LA MACARENA SU ROMA di Iosonouncane

Un toccasana per un ventenne, non c’è che dire. Quest’album mi ha messo alla prova, potrei definirlo “formativo”. Iosonouncane scava cunicoli nella psiche, ti stritola i nervi, li riallaccia, ma la cosa fantastica è che, in tutto ciò, te sei sfatto sul letto oppure in macchina fermo, di notte, nel posto dove ti senti tranquillo (nel mio caso si tratta dei campetti. Tutti abbiamo dei campi da tennis o futsal nel raggio di qualche kilometro da casa, no?). Il corpo del reato spaventa al primo ascolto, poi inizia ad avere effetto terapeutico. Era il 2010, fa lo stesso effetto dieci anni dopo…

7. DEL NOSTRO TEMPO RUBATO dei Pertubazione

Settantuno minuti mai banali quelli che ci hanno regalato i Pertubazione nel 2010. Ventiquattro tracce che spaziano tra molteplici temi ma con un minimo comune multiplo: la capacità di farci guardare dentro. Inutile dire che non tutte le tracce, vista la mole, siano state eccelse, ma ci sono brani che hanno lasciato il segno, come ad esempio Vomito.

Sfogarsi è un altro modo per urlare di esser vivi…

Ecco che allora Del nostro tempo rubato assume le sembianze di un urlo alla vita.

6. I MORALISTI degli Amor Fou

Il secondo album è sempre più difficile nella carriera di un artista, diceva qualcuno. Eppure devo dire di aver apprezzato più il secondo che il primo degli Amor Fou. Certo, non sarà l’album della vita, ma in esso possiamo trovare delle cosette niente male. Emerge la maturità della scrittura rispetto al primo lavoro, con Filemone e Bauci che vince sulla distanza sulle altre tracce dell’album.

Ma non pensare che di sesso, di perle e di paura non ci si possa campare…

5. CATTIVE ABITIDUNI dei Massimo Volume

Una calamita che mi porto dietro ormai dal 2010. Non lasciatevi ingannare dal nome di quest’album, noi restiamo cattivi ragazzi ma queste abitudini sembrano addolcirci. Le note scardinano le nostre difese, le parole le abbattono definitivamente. Estratti di vita a portata di cuffia. Le nostre ore contate un testo che potremmo tatuarci per intero sulla schiena, per ricordarci di chi è caduto nelle nostre battaglie interiori.

Io non ti cerco, io non ti aspetto, ma non ti dimentico…

4. QUARZO dei Bachi da pietra

La potenza delle prime tre tracce di quest’album ha comportato un inserimento così alto in questa Top 10. Pietra della gogna, Bignami, Dragamine e forse poi tutto il resto dell’album scompare un po’ nella mancata ricerca musicale dei Bachi da pietra, forse troppo concentrati ad autocompiacersi. La potenza dei testi lascia quasi interdetti. Un’ora godibilissima di musica, con Orologeria sul finale che riprende la scia del trittico di brani iniziali, ci prende per i capelli, ci scuote, ci butta a terra, stremati.

Sono qui per stancarmi, spendermi, consumarmi per fermarmi, puoi spararmi…

3. I MISTICI DELL’OCCIDENTE dei Baustelle

Loro sono loro, ed io non sono nessuno. Li amo da sempre, sarò poco oggettivo, ma saranno sempre da podio. Non sarà il loro migliore album, ma resta il fatto che ci sono 3/4 tracce che porto ancora con me. Non è un album da primo ascolto. L’errore più grande sarebbe quello di soffermarsi e giudicare dopo pochissimo tempo. Quest’album va assaporato, lento, ti tiene attivo nella parte iniziale e finale, mentre nella parte centrale lascia a noi la mano, decidiamo noi come affrontare la giocata. Gli spietati e Le rane le canzoni che ricordiamo sul lungo periodo.

2. FUORI dei Ministri

Quanta sana rabbia in quest’album, anche se distante dai Ministri dell’album precedente. Credo sia stato giusto così, allontanarsi un po’ da quell’urlo romantico (ma neanche più di tanto) per dare spazio alle parole. Ma poi ascolto Due dita nel cuore ed urlo, ancora oggi, in macchina di notte, dopo aver finito di lavorare (prima della pandemia, ovvio). Io, i Ministri e la ss107, un trittico che spesso si ripete. Poi, quasi vicino casa, cerchi Vorrei vederti soffrire, giusto per scaricare l’adrenalina e chiudere la giornata.

Cacciati due dita nel cuore e vomitaaaaaa…

1.PER ORA NOI LA CHIAMEREMO FELICITA’ de Le Luci della Centrale Elettrica

Il mio post adolescenza è tutto qui. Crescere con pane e Vasco Brondi ha influito sul trentenne che oggi si dimena tra concerti e redazione di Cromosomi, tra birre rosse e sigarette, tra nostalgia e futuro incerto. Una piacevole conferma del ragazzo che mi impressionò due anni prima. Nessuna forzatura, si ribadisce la potenza dell’opera prima. E fa ridere chi ha sempre definito Vasco Brondi un generatore casuale di parole. Tutto segue una logica maledetta. Non è stato per tutti, necessitava di una certa sensibilità, una predisposizione all’ascolto non indifferente. Ancora oggi dentro quelle parole trovo qualcosa di nuovo. Non c’è una canzone da segnalare, dovrete ascoltarlo tutto. Fatevi un favore, prendetevi del tempo per guadagnare tempo. Qui non c’è pillola rossa o pillola blu, la scelta è indifferente. Il vostro viaggio nel 2010 parte da qui, e sarà un bellissimo viaggio in prima classe.

che ci metteremo a tremare come la California amore, nelle nostre camere separate, a inchiodare le stelle a dichiarare guerre, a scrivere sui muri che mi pensi raramente, che ci fregano sempre.

La Playlist di Cromosomi