C’era la luna piena e un’attesa che profumava di cannella: nella mia stanza ieri sera ho contato i secondi che mancavano alla mezzanotte, per poi premere play. Come conchiglie è arrivato, il nuovo singolo dei Fast Animals and Slow Kids è fuori.
I Fast Animals and Slow Kids regalano ai fan un nuovo singolo, Come conchiglie. Aimone Romizi in un video parla apertamente di cosa ha significato questo periodo, dei sentimenti e dell’altalena di emozioni che hanno accompagnato il gruppo in questo tempo difficile. Apertamente ci dice anche che in questi giorni tanto è stato il lavoro, tanti i nuovi pezzi e tanta l’affezione proprio per questo nuovo brano: ecco perché ha vinto su tutti e con tanta forza di volontà – registrando al meglio che si potesse – i FASK hanno regalato a tutti Come conchiglie.
Questo brano ci porta a sognare ad occhi aperti quel palco sotto il quale avremmo dovuto ballare e cantare, urlare, piangere l’intero Animali Notturni (ultimo album dei Fask, ndr). Come conchiglie è una domanda dopo l’altra:
ci sarà ancora qualcuno all’ascolto, che si rimette in gioco fino in fondo…
Sono arrivata ad odiare le canzoni figlie della quarantena più della quarantena stessa. Eppure, Come conchiglie mi ha riportata all’origine di tutto questo e mi ha fatta rimettere in gioco tutte le mie idee: il bisogno di fare musica e la necessità di scrivere e comporre non si ferma davanti a un ostacolo, per cui scrivere canzoni ora più che mai è un atto di coraggio, l’esternazione e la messa a nudo di chi la musica l’ha scelta per la vita.
Ho scritto centinaia di lettere da quando tutto questo è cominciato, non mi sono fermata. Perché allora avrebbe dovuto fermarsi la musica?
Ho trovato nella scrittura l’unico rifugio in cui potermi sentire meglio, l’unica chiave per attraversare il dolore e le paure senza fare finta di nulla. Come conchiglie è il brano che tiene insieme tutte le paure, tutte le promesse, tutte le domande che è lecito farsi in un momento in cui la musica è in bilico e vive, resiste e nuota in un mare che non attraversa più i palchi, ma le nostre camere e i nostri cellulari.
Muovo il pendolo del cuore, fra la rabbia ed il dolore…
È semplice scrivere di speranza, gioia e resistenza: i FASK invece ci dicono la verità. Non vogliamo perdere la speranza ma dobbiamo urlare tutto quello che ci manca.
I FASK non esitano a dirci la verità: questi giorni non sono stati solo colori sparsi, ma anche sfumature di incertezze e dubbi tra le quali le uniche parole che tornavano a galla erano proprio rabbia e dolore. Cosa ne sarà della musica una volta finito tutto questo? Come vivremo le emozioni che abbiamo vissuto prima? Che cosa significherà andare a un concerto, fare la fila, pogare come i matti ed emozionarsi?
Non te lo prometto perché adesso è ancora presto…
L’immaginazione è quello che ci resta, l’unica potenza che sa di sogni e di nuovi inizi. Tutto sembra riprendere una sorta di forma… eppure la musica è l’universo più difficile da ricomporre. L’arte non si nutre di confini e non possiamo dirci già come tornerà a vivere, ma sappiamo che tornerà.
Come conchiglie è un brano di cui avevamo bisogno.
È una delicatissima ma realistica lettera d’amore a chi, da lontano, è legato attraverso il più antico dei sentimenti: l’empatia. Ci siamo fatti domande, non abbiamo trovato risposte; ci siamo arrabbiati, abbiamo fissato il soffitto fingendo che tutto andasse bene. Non siamo soli nelle paure ma non siamo soli nemmeno nel coraggio: la musica ritroverà il suo posto. Per ora il nostro compito è proteggerla.
A tutti gli animali notturni, ai FASK, una promessa la possiamo fare: anche lividi, anche impauriti, anche cambiati saremo sempre quelli che hanno bisogno della musica per dirsi “vivi”.










