Infernum è la prospettiva più didascalica che si potesse dare della Prima Cantica della “Commedia”, poi “Divina”, di Dante Alighieri.
Infernum è un progetto così accurato, un’attenzione così maniacale alle minuzie poteva generare quello che è il capolavoro testuale del rap italiano. Un’ossessione, quella di Claver Gold e Murubutu, verso la perfezione e verso la leggiadra frana culturale che piomba sull’anima. Questo modus operandi potrebbe essere spiegato ricorrendo alle parole di Giorgio Vasari. Nelle sue Vite, esplica su Paolo Uccello (pittore) un concetto che è lo specchio del momento di Claver Gold e Murubutu :
Paulo Uccello sarebbe stato il più leggiadro e capriccioso ingegno che avesse avuto da Giotto in qua l’arte della pittura[…]
Se La Selva Oscura è il canto introduttivo dell’Inferno Dantesco, la stessa, è la traccia che fa da “cappello” all’album. Non prepara all’ascolto, dà uno strumento. Taglia in due il cervello, lo dilania e condanna l’anima. E’ un sunto dei temi che l’ascoltatore fruirà in modo specifico attraverso il percorso delle 11 tracce. Caronte, Minosse, l’ingresso nella Giudecca, Ulisse e altri sono i nervi sciolti dal testo di Claver Gold e Murubutu. I primi dannati incontrati dai due rapper sono, ovviamente, gli stessi incontrati per primi dal Sommo Poeta e da Virgilio.
Infernum è il frutto di proibito di quest’incontro.
Antinferno è la traccia degli ignavi, di coloro che in vita non hanno saputo scegliere. Featuring con Davide Shorty, la canzone dà l’intenzionalità di attualizzare il tema sul panorama musicale. Da citare è anche la questione ancora aperta sull’identità del primo dannato, quasi a sugellare la condanna della scelta non fatta.
Musica triste senza note
Anime nude senza nome
Senza infamia e senza lode
Senza vita e senza morte
Non sarebbe stato contemplato omettere il traghettatore dell’oltretomba. Caronte, terza traccia dell’album, è spettrale. Il riverbero funerario che si ode sulle sponde dell’Acheronte è riproposto nei ritmi cangianti del flow e della strumentale. La ricerca della guida attraverso la verità e l’eterna condanna che il timoniere delle anime rappresenta, danno una funzione sociale al pezzo. Caronte è una divinità ctonia. Due oboli sono il prezzo da pagare per il passaggio di sponda, pena la permanenza eterna sulla nave. E’ la metafora di una società scevra di consapevolezza e cava di coraggio.
All’ingresso del cerchio dei lussuriosi vi è Minosse.
Traccia che scioglie e anima il fuoco della dannazione musicale. Il mostro che arrotola la coda in numero equivalente al girone assegnato al dannato, trova ben spazio nell’album. Questi viene dipinto con le parole dai due rapper come se fosse affrescato da Michelangelo nel “Giudizio Universale”. A fare i riferimenti danteschi nel secolo XXI ci pensa Claver Gold: prima cita Pino Daniele, poi Pietro Maso. Il primo con il successo “Io per Lei” posto come sacrificio supposto verso l’amicizia. Il secondo grande reo confesso di un genocidio familiare manifestazione massima del peccato contemporaneo.
Come Pino “Io per lei”, per gli amici morirei
Per me che ho amato così forte da perdere il fiato
Quale pena han riservato per l’amore di un dannato?
Per me che ho odiato così poco da non farci caso
Genocidio, Pietro Maso, masticato in abomaso
La bestia mi risputa fuori insieme ai miei dolori
Paolo e Francesca è il pezzo già pubblicato dal duo prima dell’uscita di Infernum. Intradiegetico Murubutu, come fosse un testimone oculare. Introspettivo di Paolo è Claver Gold che ne svela i lati più fragili. Giuliano Palma raccorda le due dimensioni con un ritornello che ricorda l’andamento di un vento che sbatte le anime, prima lento e poi funesto, acuto.
Accecato dal ferro rovente per tradimento in vita, Pier delle Vigne è il protagonista di Pier.
Andamento che come un’ascia su un tronco mutila la corteccia. Viene posto nei suicidi ma il suo discorso retorico è ben ripreso da Murubutu nel quale ritroviamo il Pathos e la brama di decadentismo. Un compatimento tra un omonimo contemporaneo e lo stesso dannato magistralmente orchestrato.
Quindi mamma, scusa tanto, non sono felice
Il mio cuore prende il largo da ogni sguardo ostile
Nella stanza, sul mio banco, all’alba giù in cortile
Oggi non ci sono più, c’è un albero di vite
Guccini e Osvaldo Licini trovano riferimento in Malebranche. Pece dannata che cola nel flow incandescente di Murubutu. Il cantautore sempre eccessivo e incisivo nei testi viene citato attraverso “i pensieri di stracci”. Licini, fautore della pittura satanica, noto per il suo vento di follia rappresenta la volontà infernale.
La stessa forza che mi sposta e soprattutto hybris
Così si riassume Ulisse. Il prigioniero della fiamma a due punte del XXVI canto è la sintesi di una società contemporanea che trasuda, appunto, di hybris. La tracotanza umana capace di supporre di una potenza superiore a quella divina. L’episodio biografico è riportato dai due rapper con la dovuta linearità e conformità all’attualità.
Il nostro è un mondo che non conosce i limiti e non conosce la propria Itaca (nell’accezione di Kavafis). Nelle Malebolge musicali vi è anche Taide. La puttana non per la Lussuria ma per l’adulazione. Donna più che contemporanea, figura di una conformità paurosa ad una semantica del corpo tipica dei nostri giorni. Si sgancia, però, quest’ultima idea e si evidenzia un bisogno titanico di sentimento nel testo.
Taide adesso è stanca di sentirsi così
Taide non ha più forze per fuggire da qui
La ballata del diavolo, il dipinto di Cabanel in parole. Lucifero è l’angelo caduto, il più bello del paradiso. Nell’eterna lotta tra bene e male è il volto della spigolosità umana. Lucifero ha il ritmo di una canzone maciullata e sporca del sangue di Cassio, Giuda e Bruto.
Infine Chiaro Mondo, il ritorno nella luce. Lo scratch tra le urla delle anime e di Dj Fastcut. L’alternanza tra gli estratti de “La Cicala” e “Murubeide” è il ritorno ad un passato, con lo stesso tema ma di differente maturità. Quasi come un pentimento artistico.
Infernum è un album capolavoro. Un inferno societario che in maniera contraria o analoga, contrappassa la contemporaneità.
La vittoria dell’Arcangelo sonoro sulla luciferina superficialità ritmica.
“E quindi uscimmo a riveder le stelle…”










