“Come mai” di Fabri Fibra ft. Franco126

da | Gen 22, 2020 | Recensioni singoli

Vi siete fermati un attimo per ascoltare Come mai, il nuovo brano di Fabri Fibra ft. Franco 126? Se non l’avete fatto, fatelo. Vi racconterò una storia. Avevo 14 anni, i capelli troppo lunghi e le Converse nere. Nel mio primo lettore mp3 fucsia (avevo dei gusti alquanto discutibili) suonava Fabri Fibra. Erano gli anni […]

Vi siete fermati un attimo per ascoltare Come mai, il nuovo brano di Fabri Fibra ft. Franco 126? Se non l’avete fatto, fatelo.

Vi racconterò una storia. Avevo 14 anni, i capelli troppo lunghi e le Converse nere. Nel mio primo lettore mp3 fucsia (avevo dei gusti alquanto discutibili) suonava Fabri Fibra. Erano gli anni di Tradimento (2006) e di Bugiardo (2007-2008). Fabri Fibra entrava nel “mondo dei grandi” dopo aver firmato un contratto discografico con la major Universal Music Group. Con il successo arrivarono ovviamente anche le critiche. Il Fabri Fibra di quegli anni era arrabbiato con il mondo e non si preoccupava di nasconderlo. Nei brani di quel periodo il rapper marchigiano affrontava argomenti molto provocatori e delicati, utilizzando un linguaggio molto esplicito e spesso violento. A due anni dalla pubblicazione del suo ultimo lavoro, Fenomeno (2017), Fabri Fibra torna con Come mai, nuovo singolo del rapper classe ’76 uscito l’11 ottobre 2019.

Come mai, prodotto da Dardust e scritto in collaborazione con Calcutta e Franco126, che è anche co-interprete della canzone, anticipa l’uscita de Il tempo vola: 2002-2020, la prima raccolta ufficiale contenente tutte le hit di Fibra e arricchita da 2 brani inediti e 5 outtakes mai pubblicate.

La collaborazione con il cantautore romano, Franco126, sembra indice della volontà di Fabri Fibra di aprirsi a nuovi mondi musicali e riuscire in questo modo a raccogliere un pubblico più ampio. Il secondo inedito previsto nella raccolta, Lascia un segno in collaborazione con Rkomi e Ernia, sembra confermare questa volontà.

In Come mai Fibra strizza l’occhio al mondo dell’indie pop senza però perdere i suoi tratti essenziali.

Dalla prima strofa Fabrizio Tarducci, vero nome di Fabri Fibra, mette subito in chiaro le cose: nulla è cambiato. Le strofe di Fibra sono marchiate a fuoco con il suo nome. Ritornano i riferimenti alla vita di provincia, al desiderio di diventare “una superstar” e di scappare, al difficile rapporto con i genitori di cui Fibra non ha mai fatto mistero. Un giovane Fibra, annoiato dalla vita monotona di provincia, sogna dalla sua cameretta di diventare famoso. Il volume della musica altissimo riesce a malapena a coprire le urla dei suoi genitori.

Fibra vuole scappare da quella cameretta, da quelle urla, da quella realtà che gli sta troppo stretta.

Ha scelto la sua via d’uscita: la musica. Il tanto agognato successo arriva e stravolge la vita del rapper marchigiano. Tutto cambia così velocemente che lui quasi non se ne accorge. Solo adesso, dopo tanti anni, dopo essere diventato “grande” riesce ad analizzare quei momenti. Fibra ha paura che il successo e la fama, tanto desiderati, lo stiano per abbandonare. La paura che questo non sia più il suo momento diventa per lui quasi un’ossessione. Il Fabri Fibra arrabbiato con il mondo che ascoltavo quando ero adolescente ha lasciato il posto ad un uomo fragile e impaurito. Un uomo e un artista maturo che non ha paura di mostrarsi fragile agli occhi di un pubblico che è abituato a considerare i propri idoli come delle vere e proprie divinità.

Fibra fa i conti con il successo e con la paura di perdere tutto quello per cui ha tanto lottato, paura con cui prima o poi faremo tutti quanti i conti.

Sono trascorsi più di dieci anni da quando la me adolescente, un po’ incazzata con il mondo, ascoltava a tutto volume nella sua cameretta o durante le serate con gli amici le canzoni di Fibra. Da quel momento tanta musica è passata nelle radio. Io sono cresciuta, i miei capelli sono diventati nettamente più corti, le Converse le ho lasciate nell’armadio (sempre pronte all’uso) e il lettore mp3 non funziona più. Fabri Fibra lo ascolto ancora perché l’incazzatura nei confronti del mondo non mi è ancora passata del tutto.

 

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