A volte sembra passato solo qualche giorno, altre volte sembra una vita fa. Poi ascolti Ieri l’altro di Franco126 e inizi a pensare.
Le sensazioni, quelle forti, quelle che ti hanno posseduta, a volte sembrano andare via in un oblio, ma poi bastano degli accordi legati maledettamente bene a delle parole per far tornare dall’oblio tutto, anche le sensazioni più remote. A quel punto non hai più alcun dubbio: non era una vita fa ma era sicuramente Ieri l’altro. Perché se ancora oggi quando “passi in quella via”, sotto quel balcone, non puoi fare a meno di incurvare le labbra in una smorfia pensierosa, beh, allora nell’oblio non c’è un bel niente.
Franco126 questa cosa te la sbatte in faccia, te la urla delicatamente contro, ed un ossimoro di pensieri prendono tuo possesso per tutti quei dannati tre minuti e cinquanta.
Ma è meravigliosamente struggente capire che questo tuffo nel tuo passato, malato o troppo genuino, chissà , nei tuoi pseudo-oblii, recenti o lontani, è solo possibile grazie a Franchino, che te lo rivedi lì col baffetto di fianco la tua vecchia auto (quella delle mille avventure, quella che ne ha viste di cose) che osserva la tua storia e la butta giù, dentro una canzone.
Dove cavolo eri, Franco126? E come diamine sai che
eravamo sempre in strada quei giorni, a fare le ore piccole per sentirci grandi?
O forse, semplicemente, abbiamo fatto tutti a “gara di sbagli” e quindi Franco126 si è limitato a descrivere i suoi che però somigliano tanto ai miei, e ai tuoi.. e ai loro. Non è solo così che può dirsi compiuta la missione della musica, del cantautorato? Quando descrive, narra, sviscera, rivela ma cela nello stesso tempo.
“Diamine sto pezzo parla di me”, Ieri l’altro punta l’obiettivo e sfonda il mirino perché fa proprio questo ed è impossibile non esserne travolti.
Ed è la storia di chi vive storie mai vissute. Cose frammentate. Ricordi spezzettati. Il primo amore, le lotte, la patente appena presa, le cazzate, i primi errori colossali, le sbronze, la costante mancanza di soldi, le prime “discussioni senza mai arrivare al punto”, le incazzature, l’immaturità dilagante, le ingenuità tenere, le cattiverie giovani. I primi tutto. “Facevi il duro ma con la faccia da sprovveduto”; quella faccia da schiaffi che non vedo da anni. Eppure in testa mi suona vera e autentica, adesso, la tua risata, “come fossi nella stanza accanto”. Si studiava insieme per l’interrogazione di filosofia anche se “di quei libri perdevamo sempre il segno”. E poi uscivamo, fumavano, “facevamo a gara di sbagli”.
È successo una vita fa, tutto, ora tace, non c’è più, eppure “quel silenzio non vuole tacere”.
Il tuo sorriso, i tuoi occhi, le mie vibrazioni, quel balcone, i tuoi genitori, le prime cose” da grandi”. Tutto era nostro, tutto era per noi, tutto era con noi.
Ma forse Dio era girato di spalle….










