Stanza Singola di Franco 126 è la metafora di una concezione d’amore, di un momento tangibile della vita, di un taglio nella tela alla Lucio Fontana. Non è un album di banali canzoni indie: è un insieme di dettagli della quotidianità trasportati in musica.
Stanza singola è un album che ti sbatte nel tuo presente. Il titolo è l’inizio e la fine .
Quest’album non è solo la triste stanza d’albergo che Franco mette sulla copertina dell’album e come anteprima dei pezzi di lancio Frigobar e Ieri l’altro. E’ la Stanza singola di uno studente universitario piena di ricordi e di esperienze che trasuda dall’intonaco insicurezze e timori. E’ la Stanza Singola dell’essere umano che, nell’anima, ritrova sempre un po’ sé stesso e la sua inquietudine sentimentale.
Svegliarsi in mezzo al prato di San Siro è il messaggio d’entrata dell’album.
E’ un obiettivo mentale, forse, utopico. E’ quel tocco di arte calcistica che sa tanto di domenica pomeriggio, abbinato ad un titanico, irrealistico, momento di profondissima quiete. Lo stesso momento che viene interrotto il lunedì mattina da una Moka rovesciata sui fornelli. Sfortuna probabilmente, la stessa di cui parla Tommaso Paradiso, unico featuring dell’album, nel pezzo omonimo al titolo dell’album.
L’improvviso senso di smarrimento misto a disordine interiore che provoca la conclusione di una storia.
La quotidianità viene meno, le abitudini si abbattono e la barba incolta accoglie lacrime e amarezza. Il luogo comune dell’uomo forte, insensibile, viene meno (giustamente) per fare spazio all’essenzialità della cruda verità. Un uomo che si culla nella sua dimensione, nella sua fantasia. Fantasia che viene abbattuta in Brioschi, uno dei capisaldi dell’album che racconta sfaccettature inedite della mente umana. Nel ritornello ritmato e travolgente c’è la chiave di lettura del brano:
Ti vorrei parlare, ma mi mangerei le parole, continuo a bere Vodka e Schweppes, magari il primo passo lo fai te










