Cesare Cremonini trova la libertà di reinventarsi con “Amateur”

da | Ott 23, 2026 | Recensioni album

Con "Amateur", decimo album dell'artista, Cesare Cremonini riscopre il piacere di sperimentare, attraversando pop, rock, jazz ed elettronica. Tra ironia, inquietudine e poesia nascosta nella quotidianità, il disco esplora l'identità, l'amore e il rapporto con il tempo. Lo abbiamo ascoltato in anteprima a Londra: un progetto imprevedibile che racconta la libertà di reinventarsi, anche dopo quasi trent'anni di carriera.

Cosa succede quando un artista che ha già attraversato quasi trent’anni di musica decide di rimettere in discussione il proprio modo di scrivere e suonare? La risposta di Cesare Cremonini è Amateur, il suo decimo album, un lavoro che si diverte a disorientare chi ascolta, passando dall’ironia alla malinconia, dalla sperimentazione alla canzone d’autore.

Abbiamo avuto modo di ascoltarlo in anteprima a Londra, negli spazi di Universal Music, prima di ritrovare alcune delle nuove canzoni sul palco dell’O2 Shepherd’s Bush Empire. Due esperienze che hanno restituito la stessa impressione: Amateur è un disco imprevedibile, a tratti volutamente sopra le righe, dietro il quale si nasconde una riflessione sull’identità, sull’amore e sul bisogno di continuare a cercare qualcosa.

Amateur segna una nuova tappa di un percorso in continua evoluzione

Da …Squérez? ad Amateur, passando per La teoria dei colori, Possibili scenari e Alaska Baby, Cremonini ha attraversato quasi trent’anni di musica senza restare legato ad un’unica versione di sé. Dieci album che raccontano un percorso in continua evoluzione, nel quale ogni nuova uscita diventa l’occasione per esplorare linguaggi, sonorità e prospettive differenti.

Se con Alaska Baby aveva già ampliato i confini del proprio universo musicale, con Amateur sembra voler abbandonare anche la necessità di seguire una direzione precisa: le influenze si moltiplicano, i registri cambiano e le canzoni si muovono tra atmosfere spesso lontane tra loro, senza cercare necessariamente un equilibrio. Una libertà espressiva che diventa parte integrante dell’identità del disco.

Il titolo, infatti racchiude già una dichiarazione d’intenti. Tornare Amateur non significa rinunciare all’esperienza acquisita nel tempo, ma recuperare il piacere di sperimentare senza dover dimostrare continuamente qualcosa. Un modo per rimettersi in gioco, anche quando si potrebbe scegliere di percorrere strade già consolidate.

In questa ricerca trova spazio anche SIG, figura simbolica dell’immaginario di Amateur: Cremonini non lo considera un semplice alter ego, ma la rappresentazione di quell’ego fatto di desiderio e ambizione da cui ha sentito il bisogno di prendere le distanze. Attraverso SIG, l’artista sembra confrontarsi con una parte di sé che non vuole più portare nella propria carriera, per recuperare una dimensione più autentica e istintiva del fare musica.

Un sound inaspettato, tra jazz, rock ed elettronica

Musicalmente, Amateur è un disco ricco di contrasti: il sassofono, anche grazie al contributo di Donny McCaslin, diventa uno degli elementi più riconoscibili di un universo sonoro che attraversa pop, rock, suggestioni jazz ed elettronica.

Le canzoni cambiano ritmo e atmosfera, alternando passaggi ruvidi ad aperture melodiche riconoscibili. La title track ne è un esempio: Amateur, in feat. con Salmo, si sviluppa come un racconto surreale popolato da Sigmund Freud, Nietzsche e Van Gogh, tra viaggi improbabili e situazioni che sfiorano il teatro dell’assurdo. In mezzo a questo caos emerge un’affermazione significativa:

Non cercare te stesso tra le cose smarrite

Un invito a non inseguire una versione perduta di sé, che sembra racchiudere il significato dell’intero progetto.

Con Paparazzi, insieme a Fabri Fibra, l’ironia si fa più tagliente: il brano affronta il rapporto tra celebrità, esposizione pubblica e verità, giocando con il linguaggio del gossip e la distanza tra persona e personaggio. La provocazione arriva fino all’ammissione

Volevo fare la pop star, ma sono Diletta Leotta

una battuta che mescola autoironia e spettacolarizzazione ed omologazione dell’identità da parte dei media.

In Il giardino dei sassofoni, invece, la musica costruisce uno spazio immaginario in cui rifugiarsi.

Siamo diamanti soli in eterno

È un’immagine che accosta la preziosità e la resistenza del diamante alla fragilità della solitudine: anche ciò che sembra indistruttibile può avere bisogno di qualcuno, mentre gli strumenti danno forma adun luogo in cui cercare armonia oltre le divisioni.

Nel percorso di ascolto del disco, il risultato non è mai prevedibile, e probabilmente non vuole esserlo: tra cambi di ritmo, contaminazioni ed eccessi, Amateur trova la propria identità proprio nella libertà di non seguire una formula precisa.

Cremonini ci porta nella poesia nascosta nella quotidianità

Accanto alla componente provocatoria, il disco custodisce una scrittura capace di soffermarsi su domande essenziali. In Cavalli da corsa, gentilmente condivisa da Elisa, Cremonini si interroga sul senso della poesia in un mondo che sembra avere sempre meno tempo per contemplare qualcosa. Il riferimento alla convinzione che la bellezza possa salvare il mondo richiama Dostoevskij, osservato con una certa disillusione, senza però rinunciare al bisogno di crederci. E quando canta

La poesia è una giovane mela

restituisce alla creatività un’immagine viva, ancora acerba, che suggerisce qualcosa da coltivare anziché una risposta definitiva.

Una riflessione che trova un contrappunto delicato in Cose molto piccole con Malika Ayane. Qui l’amore abita una casa in disordine, una serata sul divano, una cena ancora da decidere. Gesti ordinari che diventano preziosi proprio perché spesso ci accorgiamo del loro valore soltanto quando non possiamo più recuperarli. Ma Cremonini allarga lo sguardo anche alla musica:

Ma le canzoni sono aeroplani

Un’immagine che racconta la capacità di partire dalle esperienze più semplici per raggiungere luoghi che, altrimenti, resterebbero lontani.

Anche Non lo diciamo a nessuno racconta un sentimento meno idealizzato, fatto di desiderio, complicità e contraddizioni. Tra i riferimenti alla città compare “Piazza Grande è una spiaggia“, un’immagine che richiama Lucio Dalla e trasforma uno dei luoghi simbolici di Bologna in uno spazio di evasione.

“Amateur” è anche identità, inquietudine e desiderio di evasione

Sotto la superficie giocosa di Amateur affiora un’inquietudine più profonda.

Mega Linz osserva con sarcasmo alcuni modelli di felicità prestabiliti: il lavoro, la casa, il matrimonio, gli oggetti da accumulare. Il verso

Nasci, cresci, godi, fai un lavoro e poi muori

condensa questa visione in una sequenza quasi meccanica, mettendo in discussione l’idea che seguire un percorso prestabilito significhi necessariamente vivere bene.

In Disturbo mentale, invece, il linguaggio diventa più crudo. Il brano attraversa ossessioni, paura e dolore, fino a trovare nell’amore una possibile risposta al senso di isolamento. Colpisce l’ammissione:

Ogni tanto ho paura di me

Poche parole che, in un disco spesso ironico e provocatorio, lasciano emergere una vulnerabilità inattesa.

Anche Athena, con il suo immaginario mitologico, cerca una via di fuga dai limiti del presente.

La vita è un filo

acquista significato nel riferimento alla dea che tesse la tela: un’immagine che unisce la fragilità dell’esistenza al desiderio di dare forma al proprio destino. Il sogno diventa così una possibilità di oltrepassare i confini della realtà, almeno attraverso l’immaginazione. L’ironia e la fragilità si presentano così non come due anime inconciliabili del disco, ma modi diversi di affrontare le stesse domande.

Il valore di Amateur, per Cremonini e per chi lo ascolta

Amateur non è il disco di un artista che cerca di riprodurre ciò che ha già funzionato; è piuttosto il tentativo di sottrarsi alle aspettative che accompagnano una carriera così lunga.

La giornata londinese ci ha permesso di cogliere anche questo aspetto: ascoltare le nuove canzoni e poi vederle prendere forma dal vivo, insieme a molti dei musicisti che hanno contribuito alla loro realizzazione, ha reso evidente il desiderio di rimettere la musica al centro. Non sorprende, allora, la scelta di portare Amateur nei palasport con AMATOUR, dopo gli stadi: non un passo indietro, ma un modo diverso di costruire lo spettacolo, lasciando che siano le canzoni a suggerirne la forma.

Il valore dell’album sta soprattutto nella sua disponibilità a rischiare. Non tutti i passaggi hanno la stessa immediatezza, né ogni sperimentazione incontrerà necessariamente il gusto di chi ha amato i lavori precedenti. Ma sarebbe riduttivo misurare Amateur soltanto sulla capacità di offrire nuovi ritornelli o tormentoni da cantare.

Ci sembra più interessante ascoltarlo come il ritratto di un artista che non vuole identificarsi per sempre con una versione passata di sé. Un disco che conserva la riconoscibilità melodica di Cremonini, ma la mette continuamente alla prova. Perché forse il gesto più coraggioso, dopo tanti anni, non è dimostrare di essere diventati grandi, ma concedersi ancora la libertà di sentirsi principianti.

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