Il primo romanzo di Bresh era in un armadio da dieci anni

da | Ott 9, 2026 | News

Le prime pagine di "Nessuno ci insegna a cadere" sono rimaste a lungo in un armadio prima di diventare il libro che Rizzoli pubblica con il nome anagrafico di Andrea Emanuele Brasi, in arte Bresh.

Una trentina di pagine scritte da un adolescente restano dieci anni in un armadio, finché lui le ritrova.

Quell’adolescente è Andrea Emanuele Brasi, che oggi tutti conoscono come Bresh. E quelle pagine sono il nucleo di Nessuno ci insegna a cadere, il suo primo romanzo, in libreria dal 6 ottobre per Rizzoli in 240 pagine. Le prime le aveva scritte per un’ex fidanzata che voleva riconquistare, e solo con il lavoro di Silvia Gianatti e Leonardo Patrignani quella storia privata ha preso la forma di un libro. In copertina c’è il nome anagrafico perché, spiega lui, la storia esisteva già prima di diventare un progetto editoriale. Non doveva sembrare un prodotto costruito sul nome dell’artista: Bresh e Brasi sono la stessa persona, cambia soltanto il modo in cui si presenta al pubblico.

La trama di Nessuno ci insegna a cadere e il Ponte delle Cicale come il Morandi

Il protagonista è Diego, diciassette anni, studente di un istituto tecnico nella cittadina di Ventura. Diego ha perso il padre nel crollo del Ponte delle Cicale e ha deciso di vendicarlo, mentre le famiglie delle vittime si trovano davanti a una grande azienda che rifiuta di risarcire i danni. Ventura e il Ponte delle Cicale sono nomi del romanzo; a Genova, però, un ponte è crollato davvero: il Morandi sul Polcevera, il 14 agosto 2018, con 43 morti. Bresh è genovese, e la storia di Diego parte da una giustizia che delude chi ha perso qualcuno sotto un viadotto. Anche se lui dice di non essersi ispirato esattamente a quel crollo, l’ha inserito per una piccola denuncia sociale. Che tenesse viva la memoria e onorasse chi non c’è più senza esaurire la storia in quella vicenda.

Accanto a Diego c’è Camilla, che frequenta il classico e prepara l’esame per una borsa di studio all’estero. I due, che vengono da famiglie e ambienti diversi, si incontrano sulla terrazza che collega le loro scuole. Dove entra in scena un libro destinato a cambiare la traiettoria di entrambi.

Dentro quel libro succede un’altra storia, perché i due punti interrogativi della copertina, Ping e Pong, escono dalle pagine e cominciano un percorso tutto loro. Tra parole e segni di punteggiatura, parallelo a quello di Diego e Camilla ma più surreale e tragicomico. Brasi li ha pensati come due modi di stare davanti alle domande, uno curioso e disposto a cercare, l’altro ansioso e portato a guardare il futuro con preoccupazione.

L’idea che regge la storia con un tono tra il dramma e l’ironia, è che cadere coincide con l’inizio del racconto. A questa si aggiunge una riflessione che l’autore suggerisce: smettere di cercare un significato all’esistenza e limitarsi a vivere. Il titolo nasce da qui, dalla possibilità di cadere e dalla necessità di capire cosa fare dopo.

La scrittura del romanzo arriva dopo anni di dischi

Da “Che io mi aiuti” a “Oro blu” fino a “Mediterraneo“, che secondo la FIMI ha raggiunto il triplo platino, ma il romanzo esisteva già quando Brasi era un ragazzo che scriveva per una persona che amava. I dischi, comprese le trentacinque certificazioni, restano a Bresh, mentre il libro, che c’era prima di lui, esce con il nome di Andrea Emanuele Brasi.

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