Dalla dimensione futuro arriva con il suo furgone di note. IZI di quantità in Riot ne ha messa tanta. Un peso artistico da container portuale. Passare da Aletheia e Pizzicato i quali presentavano pochi featuring, a Riot che per numero di collaborazioni è molto simile strutturalmente ad un mixtape, dimostra la mutazione dell’artista. Nelle collaborazioni ci sono nomi che spesso si sono accostati all’artista genovese, su tutti Fabri Fibra e Vaz Tè.
Riot è un album che sembra scollegarsi e ricomporsi durante l’ascolto. Pare un complesso cubo di Rubik che ha una sola combinazione ma che d’un tratto si rende monocromatico. E’ il miracolo del bimbo magico.
Riot apre con uno skit ripreso e adattato dal film “Frida” cogliendo l’omonimia tra IZI (al secolo Diego Germini) e Diego Rivera, l’artista nonché grande amore di Frida Khalo. Un omaggio, questo, che risente della funzione dell’arte al servizio dei committenti. Con questa vena centro-sudamericana continua l’album. Dallo skit si passa alla base ritmata di Al Pacino prodotta da Sick Luke. E’ un pezzo in collaborazione con IDK, rapper americano di origini britanniche, molto abile sul beat e di notevole qualità autoriale. Un brano rivoluzionario come concetto. La ribellione artistica che non è più mezzo di compiacimento al servizio di qualcuno ma di estensione mentale propria e pura. Proprio per questo IZI inserisce, come ritornello, un inno comunista che è Fischia il Vento. La sottolineatura della ribellione è proprio in questa resistenza artistica.
Chi si serve del potere, uccide il contadino
Gli ha servito da mangiare solo pane e vino
Dammi un Oscar, sono un film by Al Pacino (Io)
Morirò in Sicilia come un clandestino (Sto)
Sempre di vigilia come un malandrino
Scappo sempre dagli sbirri come a San firmino, Izeh
Riot è un enigma con risoluzioni accurate e scisse tra loro. Una collaborazione tra IZI, Federica Abbate e Piccolo G ha partorito un pezzo monumentale. Se esistesse il tormentone autunnale Domani sarebbe in lizza per entrare di prepotenza nelle classifiche radio a mo’ di Enrique Iglesias (magari anche meglio e meno ripetitivamente). Un trasporto così forte è davvero complesso da trovare in una canzone così contemporanea. Un Vattene Amore per la generazione Z. Federica Abbate è liricamente di un altro livello ed eleva il brano alla vetta artistica.
Dalla cima alla strada, è questa la dualità di Riot. Miami Ladies è il pezzo in collaborazione con un freschissimo Guè e una sempreverde (Aventador) Eltettra Lamborghini. Un modo di fare rap classico che decanta l’abilità artistica e la strada percorsa dall’artista. Riot è zeppo di collaborazioni pesanti. Pazzo ha come guest un certo Fibra. Foto è coadiuvato da Gem e Madman. Inutile sottolineare la qualità dei due brani. Solito tono provocatorio degli artisti, solita voce graffiante di IZI.
(Ehi) Non mi chiedere le foto, lo sai che le odio (Ti prego)
Come i vampiri, come Salvini
Come l’aereo quando ci sono i bambini (No-no)
Non mi chiedere le foto quando sto con Diego (No)
Primi anni duemila con il beat di Benny Benassi e la voce di Dargen D’Amico in S8 K4SS4. Un brano che sa molto di Emule e primi amori. IZI rende il tutto contemporaneo non risultando fuori dal tempo, tutt’altro. Attualizza una musicalità primordiale nel nuovo millennio. L’ultimo brano da analizzare è sicuramente Pusher. Vaz Tè e Guesan rappresentano la verità del catrame, l’aria di casa di IZI. L’elevazione concettuale che fa a pugni con la musicalità molto street è un tema che in IZI è centrale da sempre.
Voglio fare la storia, quella sui libri
Tu vuoi avere la gloria da mentecatto
Partono i cori se passo in piazza
Perché snodo quei nodi della matassa
Gonfio di bigliettoni quel materasso
Tu fai come Baglioni se il muro è basso
Riot è un album molto strano. E’ attraversato da sensazioni, suoni e sapori contrastanti, disuniti. Non sarà sicuramente il miglior lavoro di IZI ma è sicuramente uno dei più originali della scena degli ultimi anni.
https://open.spotify.com/album/3iT9nm6Y0s0peiRwFKLA7f










