Nulla grida stagione estiva come gli appuntamenti del Brunch Electronik a Barcellona e la data dei Disclosure ci ha fatto provare cose che l’hanno solo confermato.
Qualche giorno fa parlavamo di come la musica sia forse uno degli ultimi baluardi di arte davvero popolare. Popolare non nel senso di commerciale, ma nel significato più autentico del termine: un fatto che appartiene a tutti, che riesce ancora a mettere insieme persone che, probabilmente, fuori da quel contesto non si sarebbero mai incontrate.
È una cosa che diamo quasi per scontata, ma non lo è affatto. In un contesto storico in cui tutto sembra spingerci verso esperienze sempre più individuali, la musica dal vivo continua, se fatta per bene, ad andare nella direzione opposta. Ti porta in mezzo agli altri e ti costringe, nel senso più bello possibile, a condividere uno spazio ed un momento e perché no, a muovere i piedi insieme.
È anche per questo che realtà come Brunch Electronik continuano ad avere così tanto senso e a resistere.
Ieri, al Parc de la Trinitat si è svolto l’ultimo appuntamento pre festival del Brunch Electronik con i Disclosure. Un ritorno alle origini, se vogliamo, in quanto il parco è uno dei luoghi che più raccontano l’identità del festival. Due palchi, eventi open air, una programmazione che spazia dall’house alla techno ed elettronica contemporanea senza dimenticare la scena locale. Importantissime le aree dedicate alle famiglie con il Petit Brunch ed un’attenzione particolare ad accessibilità, inclusione, sostenibilità e sicurezza. Parole e promesse che spesso leggiamo in qualsiasi comunicato stampa, ma che nel caso di Brunch Electronik sono reali in quanto, anche quest’anno, il festival ha dimostrato di voler costruire un qualcosa che andasse oltre il semplice cartellone.
I Disclosure erano indubbiamente uno dei concerti più attesi, non solo perché sono tra i nomi che hanno segnato maggiormente l’elettronica degli ultimi quindici anni, ma perché rappresenta perfettamente l’idea di musica che Brunch Electronik continua a portare avanti.
Il duo britannico ha sempre avuto la capacità di rendere accessibili sonorità nate nei club senza snaturarle, costruendo un linguaggio capace di parlare tanto agli appassionati quanto a chi si avvicina all’elettronica per la prima volta.
La cosa incredibile della musica è che c’è un motivo per cui la fai, sempre.
Che quando non è rincorrere il cachet ma è rincorrere la necessità di costruire una connessione, ogni live diventa allora un momento in cui il pubblico non è contorno, ma è parte integrante, è engine fuel. Chi hai di fronte non è una somma di persone ma una comunità che balla la stessa musica.
È una formula semplice: restituire il senso di collettività a qualcosa che nasce dalla collettività.
Non è difficile costruire un festival mettendo insieme artisti forti – d’altronde lo stiamo vedendo negli ultimi anni. La ripetitività di programmazione all’interno degli svariati festival in Italia è esponenziale: l’artista top, l’emergente di punta, un solo artista di una nicchia particolare. Il punto è che è molto più difficile è riuscire a creare un’identità.
Brunch Electronik, però, continua a farlo perché non usa gli headliner come richiamo.
Li inserisce in un contesto che prova a parlare a pubblici diversi senza perdere coerenza. Ed è difatti qui che il live dei Disclosure ha raccontato meglio di qualsiasi altra il senso della manifestazione in quanto hanno costruito una musica accessibile non sceverandola del suo significato, ma coinvolgendo più persone possibile senza rinunciare alla propria identità.
L’appuntamento con i Disclosure al Brunch Electronik ha fatto esattamente ciò che doveva fare: spingere chiunque fosse lì a ritrovarsi negli altri. Costruirsi un contorno comunitario. Vivere la collettività. Perché oggi un festival non può limitarsi a mettere insieme una buona line-up; deve costruire uno spazio in cui le persone abbiano davvero voglia di stare. Dove i piedi possano muoversi incondizionatamente, dove il ballo e la cultura restino fermi sulle loro posizioni ricordandoci perché esistono.
Ed è questa la cosa che Brunch Electronik continua a fare meglio: ricordarci che la musica, prima ancora di essere un genere, una playlist o un algoritmo, è popolo. E quando riesce a far incontrare migliaia di persone diverse trasformandole, anche solo per una giornata, in un unico pubblico, allora significa che sta ancora facendo esattamente quello per cui è nata.










