Mac DeMarco al Parco della Musica di Milano: una serata tra amici al chiaro di luna

da | Lug 1, 2026 | #Cromosomiintour

Un live sospeso tra ironia, malinconia e libertà: ultimo dei tre appuntamenti in Italia.

Altro giro, altro appuntamento al Parco della Musica di Milano. A sette anni di distanza dall’ultimo concerto nel nostro Paese, per l’ultima delle tre date italiane del tour, Mac DeMarco  torna sul palco e regala un live ricco di colpi di scena, nel suo stile.

Mac DeMarco è uno di quegli artisti che, nell’ultimo decennio, ha costruito una figura riconoscibile nel panorama indie internazionale. Nato in Canada e diventato un riferimento per una generazione cresciuta tra lo-fi, ironia e malinconia, ha sempre portato avanti un’idea di musica libera, poco legata alle dinamiche più rigide dell’industria.

Chi lo ha visto dal vivo lo sa: entrare nella dimensione di Mac DeMarco significa accettare una piccola regola non scritta. Dimenticare per un paio d’ore il concetto di spettacolo tradizionale. Mac non costruisce set perfetti, non cerca i momenti “giusti”. Il suo modo di stare sul palco è più vicino a una lunga conversazione tra amici (con momenti di follia e delirio annessi) che a una performance costruita nei dettagli. E, la serata al Parco della Musica di Milano non ha fatto eccezioni, ma ha anzi seguito nettamente questa logica. 

Mac DeMarco tra classici, improvvisazioni e momenti fuori traccia 

Lo show si apre con “For the First Time”, un ingresso diretto, super puntuale, che definisce subito l’andamento del live: niente sovrastrutture di alcun tipo.

“Salad Days” viene accolta da un grande boato del pubblico. Il brano conserva anche dal vivo quel mix di leggerezza e al contempo malinconia, che ne ha fatto uno dei pezzi più rappresentativi del suo repertorio.

Con “Heart to Heart il concerto si sposta su un registro leggermente più raccolto, al chiaro di “Luna piena delle fragole”. Il brano non interrompe il flusso, ma lo riorienta.
20191009 I Like Her prosegue su questa stessa scia.

Il picco emotivo arriva con “Chamber of Reflection”, subito dopo le strimpellate e i saltelli a suon di “Freaking out the Neighbourhood”, national anthem del “ragazzo hipster” per antonomasia (e in cui un po’ tutti noi amanti del genere ci siamo riconosciuti).

“My Kind of Woman” è il colpo di grazia finale che ci abbatte emotivamente.

Menzione speciale, e non ultima per importanza, per gli intermezzi e i momenti fuori copione, in pieno stile Mac DeMarco: iconico l’ingresso sul palco di Ryan Paris, che porta il live su una dimensione ancora più caotica e giocosa, spezzando momentaneamente il flusso del concerto e amplificando il lato più imprevedibile della serata.

Come ci si sente alla fine di un live di Mac DeMarco? Si esce con la testa leggera e l’anima in pace, come dopo una lunga chiacchierata tra amici: caotica, improvvisata, ma necessaria e curativa. Salutiamo il Parco della Musica di Milano sazi e divertiti, ci vediamo al prossimo appuntamento.

La Playlist di Cromosomi