Jurijgami è così: schietto, dipendente dalla caffeina, determinato.
Jurijgami ha un sogno, è conscio del fatto di cosa vuole essere e, al tempo stesso, riconosce quello che non vorrebbe essere. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lui, fidatevi: è interessante.
• La più classica delle interviste inizierebbe con la domanda “Chi è Jurijgami?”. Noi lo sappiamo chi è, ergo non te lo chiederemo. Potremmo chiederti, però, cosa non è Jurijgami.
Sicuramente non sono un laureato in Economia, per la tristezza di mia madre. Non sono esageratamente alto, non mangio formaggi stagionati e non sono un ipocondriaco, sono l’ipocondriaco per eccellenza.
• Parlaci di come è cambiata la tua vita dopo il successo avuto con il brano Cristian De Sica.
Tutto. È stato il mio primo singolo e da lì ho iniziato a vivere la musica come un mestiere a tutti gli effetti. Abituarmi a questa nuova vita non è stato facile, ma non riuscirei più a farne a meno.
• Descrivi una giornata tipo di Jurijgami.
Tendo ad alzarmi intorno alle 8:30, per essere in studio di registrazione lavato e profumato entro le 9:30. Passo praticamente tutta la giornata lì, occupandomi di varie produzioni e registrazioni, consumo la media di cinque caffè, record di cui vado fiero, e la sera, se non ci sono concerti, torno ad essere pantofolaio.
• Cosa cambierebbe Jurijgami di se stesso?
Vorrei essere meno pigro, in effetti ogni tanto esagero. Vorrei anche cambiare taglio di capelli più spesso, ma ho ancora troppe foto vecchie da pubblicare e non vorrei destabilizzare nessuno.
• Un 2020 funesto per tutti, un po’ meno per te. La firma con Universal è stata la ciliegina sulla torta, la tua torta, quella di Stati Uniti Mai. Come vivi questo momento?
Sono molto emozionato e carico. Sento maggiormente la responsabilità rispetto a prima, ma allo stesso tempo sono determinato e motivato a far sì che questa collaborazione possa essere il più proficua e duratura possibile.










