Salmo in “10 AD”: rileggere Hellvisback senza nostalgia 

da | Feb 11, 2026 | Recensioni singoli

Salmo torna con “10 AD” dieci anni dopo Hellvisback, misurando il tempo passato e riflettendo sul proprio percorso senza indulgere nella nostalgia

Dieci anni dopo “Hellvisback”, l’album che l’ha consacrato, Salmo torna con 10 AD, prima traccia di “Hellvisback 10 Years Later”, interamente autoprodotto, che uscirà il 3 aprile. Il titolo del singolo gioca su un doppio significato, 10 AD può voler dire “Anni Dopo”, ma anche “Anno Domini”: come se Salmo volesse stabilire un nuovo calendario personale, iniziato proprio nel 2016, con “Hellvisback.”  

Dieci anni fa il panorama musicale italiano era totalmente diverso da quello di oggi: mentre iniziava a comparire qualcosa di nuovo come la trap, il rap si stava uniformando  a se stesso. Salmo porta sulla scena un album capace di riscrivere le regole del rap game, cambiando le carte in tavola. “Hellvisback” si afferma come progetto che racchiude tutte le anime che il rapper aveva mostrato fino a quel momento.

Il disco segna un vero turning point per la scena, ridefinendone suoni, linguaggi e ambizioni. L’artista stabilisce la sua visione forte, personale e definitiva, in controtendenza con le mode dominanti di quell’anno. “Hellvisback” rompe gli schemi e influenza un’intera generazione, ricalibrando ciò che il rap italiano poteva essere: feroce, libero, contaminato.

10 AD di Salmo è cronaca di una continuità 

10 AD esce proprio nel 2026, dopo dieci anni: Salmo si prepara a consegnare al pubblico un nuovo atto creativo. Si tratta di qualcosa che va oltre la celebrazione, non è semplice nostalgia. La copertina richiama quella originale: torna l’iconica maschera come simbolo chiave, ma questa volta inserita in una nuova estetica, che filtra il passato attraverso dieci anni di evoluzione personale e artistica. 

10 AD è una traccia lucida e affilata, senza filtri né concessioni, che intreccia vissuto personale e osservazione sociale. Salmo entra con un mic check simbolico:

Hellvisback dieci anni dopo 

Spingo ancora il rap e fumo ancora un botto 

Ho perso dieci chili, sono sotto, il mio motto 

È sempre lo stesso: “Me ne fotto

La continuità con il passato è subito dichiarata, ma c’è il peso di dieci anni che si sentono tutti: nelle pause, nella voce, nelle parole che arrivano secche e necessarie. Salmo elenca cambiamenti, spostamenti, conquiste materiali. Le autocitazioni servono per misurare la distanza tra ciò che era e ciò che è diventato, per osservare il tempo passato e tirarne le somme: ogni riferimento è una tacca sul muro, un segno, una traccia. Quando si chiede “che fine ha fatto Salmo?”, la risposta arriva lucida e brutale: “Ha toccato il fondo e sta ancora scavando”.

La produzione è scarna: viene costruito un boom bap classico con elementi della trap contemporanea, in cui la voce di Salmo, segnata da quell’aggressività che lo ha sempre caratterizzato, si inserisce con un flow tecnico e variato. Il sound è quindi riconoscibile: oscuro, duro, quasi claustrofobico.

Dieci anni dopo, niente è davvero risolto

Il dialogo con il passato è costante, anche quando non è esplicito. Dieci anni fa “Hellvisback” sputava addosso al sistema, al pubblico, ai generi musicali stessi. Punk, rap e hardcore si mescolavano con la fame, la rabbia e la necessità di dimostrare tutto e subito. In 10 AD quella rabbia non sparisce, diventa più interna e selettiva. Salmo attacca il mondo dell’informazione, l’ipocrisia culturale, l’educazione che appiattisce, l’industria musicale e lo fa sostituendo la furia di un tempo con il disincanto, rendendo il colpo più profondo. 

Con 10 AD, Salmo si posiziona ancora una volta fuori dal coro, rifiutando l’idea di fine, perché ha ancora qualcosa da dire. Il brano va oltre la semplice celebrazione di un disco che ha segnato la storia del rap italiano, diventa una prova di (r)esistenza artistica. Salmo ora ha i soldi, il successo, la fama e il riconoscimento, ma continua a diffidare delle certezze e restare scomodo. Un artista che ha vinto molto e continua a dubitare di tutto, un uomo che ha attraversato il successo e non ha smesso di scavare dentro se stesso.

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