Se scrollando su TikTok nelle ultime settimane non vi siete imbattuti in un “Tu non vuoi nessuno / Ami chi ti odia / Odi chi ti ama / Lui non ti ha mai voluto”, forse è il caso di chiedersi se non stiate vivendo sotto una roccia.
Ben prima dell’uscita ufficiale, il ritornello di tu non vuoi nessuno, l’ultimo singolo di prima stanza a destra, aveva già invaso i social. Tra i commenti sotto uno snippet era spuntato anche un iconico “aspetto che esca questa canzone più di quanto aspetto il colloquio con lo psicologo”. Comprensibile. Ma soprattutto, chi ti ha spezzato il cuore?
Quando il brano viene finalmente rilasciato lo scorso 6 febbraio nella sua forma integrale, quindi, non si può certo dire che non fosse atteso. Un “canon event” moderno che spesso racconta più dell’algoritmo che della musica, ma non in questo caso. La canzone regge le aspettative e funziona al di fuori della viralità.
L’attesa valeva la pena
tu non vuoi nessuno è il secondo tassello, dopo “infinito”, che compone il mosaico de “la ragazza che suonava il piano”, il secondo EP dell’artista napoletano in uscita il 6 marzo per Sugar Music. I due singoli sono già sufficienti per riconfermare che prima stanza a destra è uno dei rari progetti del panorama italiano davvero nuovo e riconoscibile. In un periodo in cui si parla ossessivamente di ispirazione, tra ritorni agli anni ’80 e ’90, molta di questa “nostalgia” sa più di pigrizia creativa che di ricerca. Omaggi che faticano a diventare qualcosa di più, spesso ridotti a déjà vu poco incisivi, se non del tutto insipidi.
prima stanza a destra si distingue per una cifra precisa e unica. Anche l’uso dell’autotune, visto da certi puristi come l’ananas sulla pizza o il ketchup sugli spaghetti, in questo specifico caso acquista un suo perché donando un senso di unità e coerenza.
Il valore aggiunto di Dardust
È probabilmente per questo che la demo del brano ha catturato subito l’attenzione di Dardust che, con il suo solito fiuto, ha intuito immediatamente il potenziale del progetto (da segnare in grassetto sul CV!). Il risultato è una produzione che amplia lo spettro sonoro di prima stanza a destra e lo accompagna verso un pop più aperto, senza perdere identità. Una combo che funziona e pure parecchio.
“Quando siamo insieme credo di fuggire dalla realtà“
Se nella canzone è una fuga mancata, per chi ascolta la direzione è opposta: “la ragazza che suonava il piano” promette di essere il posto giusto in cui perdersi e non vediamo l’ora.










