Al Primavera Sound 2026 mancano meno di 4 mesi, ma potrebbero non bastare a studiare a fondo la ricchezza della lineup. Se il giovedì ci attende una giornata particolarmente sognante, il venerdì non potremo certo fermarci ai Cure o alla curiosità verso la musica di Cara Delevingne (sì, proprio lei).
Il venerdì del Primavera Sound 2026 ha una linea comune meno marcata, è un po’ meno etereo e possiede acuti di concretezza d’acciaio, anche se il picco più alto (esclusi i Cure) è irrimediabilmente dreamy .
Cosa non perdere dalla lineup di venerdì del Primavera Sound 2026
Sempre se il programma non giocherà brutti scherzi con orari in conflitto, si intende. In quel caso, lanciate una moneta, oppure seguite il cuore. Insomma, fate una scelta e perseguitela. Lo spezzatino è quasi sempre deludente.
Slowdive
Ascoltare gli Slowdive è un po’ come lanciare un sasso in uno stagno: le melodie si allargano in cerchi concentrici, lente e ipnotiche: i pionieri dello shoegaze sono la prova vivente che le reunion non sono per forza una trappola nostalgica. Tornati nel 2014 dopo quasi vent’anni di silenzio hanno saputo rinnovarsi, allargare il pubblico e rafforzare il culto che li circonda. Un ritorno con tutte le ragioni per esistere. Se moltissime band che nei primi anni Novanta giocavano con il pop distorto si sono perse per strada, la storia degli Slowdive continua a scriversi ancora oggi. Ti piaceranno se ti piacciono i Beach House, i sequel che funzionano e i primi giorni d’autunno.
Annahstasia
L’industria musicale aveva provato a indirizzare Annahstasia Enuke su una strada ben precisa quando era ancora adolescente, ma lei aveva altri piani. I suoi primi rappresentanti hanno cercato di incasellare il suo talento in una forma di R&B adatta a tutti, ma alla fine ha seguito l’istinto, liberandosi di quel contratto e anche dei consigli di alcuni insegnanti di canto che volevano addomesticare la sua voce. Per fortuna non ci sono riusciti, perché è proprio quel timbro profondo e ruvido a far vibrare “Tether”, il suo album di debutto, a una frequenza così unica. Ti piacerà se ti piacciono Moses Sumney, ANOHNI, Kara Jackson, l’artigianato e ignorare il percorso consigliato dal navigatore.
Water From Your Eyes
Un po’ grunge e un po’ shoegaze. I Water From Your Eyes sono una rock band schizofrenica, imperfetta e con una buona dose di ironia. Le loro canzoni a volte sembrano scherzi serissimi, altre volte veri e propri crittogrammi art pop. Ti attirano con rumori quasi comici e poi ti intrappolano per sempre nella loro tana del Bianconiglio.
Sono una delle band più divertenti in circolazione: ogni volta che colpiscono la pignatta, i Water From Your Eyes lasciano il pavimento coperto di caramelle e lecca lecca aromatizzati Frank Zappa, Disco Inferno, The Go! Team, Royal Trux e 100 gecs. Ti piaceranno se ti piacciono i Liars, tenere aperte troppe schede di YouTube contemporaneamente, i Guerilla Toss, troppo caffè e le band che sono davvero vive.
Rilo Kiley
Dopo essere rimasti segnati dall’industria hollywoodiana, di cui hanno conosciuto il lato oscuro come attori bambini tra film e serie televisive della seconda metà degli anni Ottanta, Jenny Lewis e Blake Sennett hanno trovato nella musica una via di fuga. Entrambi volevano essere artisti, ma alle loro condizioni. Dopo quasi quindici anni insieme, nel 2013 avevano deciso di mettere tutto in pausa, fino a oggi. I Rilo Kiley sono sempre stati un elemento libero nella tavola periodica dell’indie rock. Il loro ritorno riporta con sé echi country, armonie vocali doo wop e arrangiamenti che non hanno paura della bellezza. Ti piaceranno se ti piacciono i The Shins, comprare ancora i CD, i The Decemberists, The O.C. e le rimpatriate scolastiche.
Einstürzende Neubauten
“Kollaps”, disco d’esordio, è fatto di musica industriale nel senso più letterale del termine: accanto alle chitarre troviamo colpi di martello e ferraglia. All’inizio degli anni Ottanta gli Einstürzende Neubauten hanno preso le macerie che la Berlino Ovest metteva a disposizione e hanno tracciato una linea di riflessi arrugginiti capace di collegare il Dadaismo al rock sperimentale. Così facendo hanno spalancato le porte a una storia segreta della musica popolare che, senza di loro, forse non avremmo mai conosciuto.
Anche se sul palco, a un concerto degli Einstürzende Neubauten, succedono mille cose, il centro della scena è sempre l’inimitabile Blixa Bargeld, direttore di questa orchestra sinistra. Le sue urla sovrumane sono la voce di un vecchio continente costantemente sull’orlo del collasso. Ti piaceranno se ti piacciono gli Swans, riutilizzare oggetti trovati per strada, Pharmakon, Possession di Andrzej Żuławski e il vicino di casa che ristruttura.
Ethel Cain
Dopo un EP che l’ha imposta come una nuova voce del pop americano dalle tinte gotiche, con “Preacher’s Daughter” ha rilanciato, muovendosi tra autobiografia, tradizione letteraria statunitense e horror religioso. I passi successivi l’hanno rivelata come un’artista elusiva e magnetica, che ama confondere le coordinate e sfumare i confini tra i generi. Un ritornello dream pop perfetto o una deriva di rumore sperimentale? Lei sceglie entrambe le cose.
Nel 2018 aveva fatto più di ventiquattro ore di fila per essere in prima fila a un concerto di Florence + The Machine. Quattro anni dopo, Ethel Cain apriva il tour di Florence e cantava con lei in duetto. Il cerchio si era chiuso. Ethel Cain mette in crisi persino il suo pubblico, è una fuggitiva del suono, impossibile da incasellare. Ti piacerà se ti piacciono i Midwife, il folk horror, le canzoni che superano i sette minuti, i Mazzy Star e le pop star che rifiutano di esserlo.
Shlohmo
Shlohmo ha iniziato a guidarci dal 2011 in territori dove i confini tra R&B, hip hop e pop si facevano sempre più sfocati. Era così giovane quando il suo nome ha cominciato a circolare che oggi, a soli 36 anni, è già un veterano precoce. Nonostante sia sempre stato l’archetipo del producer elusivo e misterioso, il suo percorso lo ha portato più volte a incrociare artisti come Drake, Post Malone, Lil Yachty e Yung Lean. “REPULSOR”, il suo quarto album, è la colonna sonora perfetta per seguire l’apocalisse attraverso uno schermo. Ti piacerà se hai nostalgia per gli anni Dieci.
Buscabulla
I Buscabulla nascono in esilio, ma i suoni dei Caraibi sono sempre stati una forza magnetica per il loro synth pop. Oltre a un legame musicale, Berrios e Del Valle condividono anche una relazione sentimentale e, anche se quasi non servirebbe dirlo, “Se amaba así”, il loro album più recente, entra di diritto nella lista dei grandi dischi che mettono a fuoco una crisi di coppia. Da più di cinque anni ci mostrano angoli di Porto Rico che raramente finiscono nelle guide turistiche. La loro rilettura di bolero e salsa arricchisce la colonna sonora dell’isola. Ti piaceranno se ti piacciono i Men I Trust, le rubriche di consigli sentimentali, Kali Uchis, ballare lenti e le telenovelas.










