Lo spazio naturale della musica per molti è l’ascolto intimo, privato, cuffie e via. Per molti altri invece lo spazio naturale è quello del live, del palco e delle emozioni in presa diretta, senza filtro sonoro tra ascoltatore e performance.
La finestra di oggi si apre proprio su questa dimensione emozionale ma soprattutto spaziale che è il palco.
Dai grandi festival, alle spiagge, alle piazze, alle barche, il palco è sempre quell’elemento che raduna e accoglie il pubblico, ma nella storia ha saputo cambiare dimensione e adattarsi a nuove forme comunicative.
60 anni dal primo rooftop, Il live dal basso arriva sul tetto
Ci sono stati momenti in cui anche la dimensione del live ha cambiato prospettiva, si è sentito il bisogno di scavalcare il palco tradizionale e cercare nuove dinamiche spaziali. Ed è proprio in questi momenti che nasce l’idea della musica “in alto”: concerti sui tetti, performance dai palazzi, esibizioni che trasformano l’architettura urbana in parte integrante dello spettacolo.
Il punto di partenza, inevitabile, è oggi, il 30 gennaio di 60 anni fa, quando nel 1969 i Beatles salgono sul tetto della Apple Corps a Londra per quello che diventerà il loro ultimo concerto pubblico.
Non era un’operazione studiata per entrare nella storia, ma un gesto quasi spontaneo, destinato a essere interrotto dalla polizia e a diventare simbolo di libertà creativa. È allora che nasce il mito della musica rooftop.
Da quel momento, il rooftop non è più solo un luogo fisico: diventa un’idea, un modo diverso di stare nella città e di farsi ascoltare.
Una musica che dal “basso” si sposta verso il cielo, un linguaggio che attraversa decenni, generi e Paesi, arrivando oggi a nuove forme più consapevoli e narrative.
Un po’ di storia tra nomi altisonanti
Dopo l’esperienza dei Beatles negli anni successivi, quell’intuizione viene riletta e amplificata.
Nel 1987 gli U2 trasformano un tetto nel centro di Los Angeles nel set del video di “Where The Streets Have No Name”, omaggiando apertamente i Beatles e portando il concetto di concerto “in alto” dentro l’estetica pop globale. Qui la dimensione urbana non è più solo sfondo, ma racconto visivo, parte della mitologia del brano, non a caso quel video vinse il Grammy Award per Best Performance Music Video nel 1989.
Ma ancora possiamo citare Bon Jovi sul tetto della O2 Arena di Londra, nel 2010, con una performance di apertura e mini-set live, i BTS con un esibizione sul tetto a Seoul, Corea, 2021.
Fino ad arrivare ad esempio all’evento musicale newyorkese “The Rooftop at Pier 17 – NY”, un’intera serie estiva di concerti sui tetti, che dal 2018 popola i cieli nel cuore di Manhattan con artisti che spaziano da soul e hip-hop a rock e pop, con nomi dal calibro di Billie Eilish, Machine Gun Kelly, The Fugees per la reunion, Pixies, Macklemore e molti altri.
Esempi in Italia
Anche in Italia non sono mancati esempi, ad esempio proprio il 30 gennaio del 2021 i Street Clerks – Rooftop Concert a Firenze hanno celebrato l’anniversario del leggendario concerto dei Beatles, e si esibirono dal tetto di Piazzale Michelangelo a Firenze.
Anche Mace è stato protagonista di un live spettacolare in una location rooftop e decisamente speciale con vista sul Duomo di Milano: la terrazza dell’Arco Trionfale della Galleria Vittorio Emanuele. Un evento dal titolo “Mace x Milano”, in cui in circa cinquanta minuti il producer riassume il suo percorso “dal tramonto all’alba” tra l’altro in diretta streaming su YouTube.
Rivedetelo se per caso ve lo foste perso.
E come dimenticare Calcutta che a ottobre 2023 ha tenuto un concerto a sorpresa sul tetto della sede Rai di via Asiago a Roma per celebrare l’uscita dell’album “Relax”, un evento poi trasmesso come “Radio2 Live Secret Show”. Il live, di circa 40 minuti, ha coinvolto fan e residenti della zona, offrendo una performance esclusiva ed emozionante.
Dal palco orizzontale a quello verticale, ma sempre dall’alto
Ma c’è stato anche un altro momento di trasformazione del palco che da tetto è diventato muro.
Ebbene si, stiamo parlando dei vertical stage, performance realizzate non sopra, ma dentro i palazzi, sfruttandone facciate, balconi e livelli diversi come palcoscenici.
In Italia, questo formato trova uno dei suoi interpreti più riconoscibili nei Motel Connection, che negli anni Duemila contribuiscono a definire una nuova grammatica del live urbano, spesso legata a eventi culturali e sperimentazioni. Si sono esibiti spesso ricreando atmosfere da disco-club ma a cielo aperto, addirittura a volte sfidandosi “tra i balconi”.
Il Vertical Stage dei Motel è un progetto partito da Torino nel 2010, poi replicato l’anno successivo con un evento durante il Salone del mobile di via Tortona, per il fuorisalone milanese. Ma ancora come dimenticarsi l’esibizione verticale al PAN di Napoli nel maggio 2012, quando i Motel Connection e i 99 Posse si confrontano in una sorta di duello musicale verticale, con il pubblico raccolto in strada e la musica che scende dall’alto.
Cambio di prospettiva come cambio di percezione emotiva
Insomma, il cambio di prospettiva diventa un modo per reinventare il live, non un semplice concerto, ma un’esperienza che ribalta le regole della fruizione live, trasformando il palazzo stesso in strumento narrativo, dove il confine tra performance musicale, installazione e evento urbano diventa sempre più sottile.
Queste esperienze, diverse per forma e intenzione, condividono però una stessa tensione: avvicinare la musica allo spazio reale della città, renderla visibile, quasi improvvisa, sottraendola ai rituali canonici del concerto ed aprendo un canale diretto con il pubblico, uno spazio aperto ma al contempo intimo.
Per questo ritroviamo quest’idea anche trasportata in progetti più intimi e meno spettacolari, come alcune sessioni radiofoniche o showcase acustici realizzati sui tetti, spesso pensati per restituire un senso di prossimità e autenticità (vedi gli esempi citati sopra di Mace e Calcutta).
Dal rooftop dei Beatles al rooftop di Coez
In questo solco si inserisce anche il percorso di Coez, che già in passato nel 2015 aveva lavorato ad un progetto, che nel titolo nascondeva proprio questo ricordo, “From the Rooftop” infatti nasceva come spazio simbolico prima ancora che fisico, con il progetto Il cantautore romano ha sviluppato una serie di sessioni acustiche live (poi raccolte in EP e album).
Oggi quell’idea torna e si amplia con il nuovo tour “COEZ LIVE 2026 From the Rooftop” , che riprende il tema e lo trasforma in scelta artistica: non tanto concerti sui tetti, quanto live pensati per location suggestive, aperte, capaci di restituire un rapporto più diretto e raccolto con il pubblico.
Sebbene non si tratti sempre di performance che siano effettivamente sul tetto, il concept include comunque l’idea di esibizioni intime e visive da un simbolico punto più alto.
Dal rooftop allo “spazio” musicale per stupire e creare connessioni emotive
Se la musica ha da sempre cercato nuove forme di connessione con il pubblico, siamo partiti da quella più iconica che è senza dubbio quella dei concerti on rooftop, ma è evidente che con il tempo, l’idea del palco ha avuto diverse evoluzioni e si fa sempre più spettacolare, palchi che si muovono, si alzano, fino a diventare “sfere virtuali” , si pensi alla Sphere, a Las Vegas, quell’enorme struttura sferica high-tech concepita non come un semplice palco, ma come una mega arena immersiva di nuova generazione che unisce concerti, cinema e performance audiovisive in un’unica esperienza multisensoriale.
Le performance, siano esse realizzate sui tetti di edifici, dai balconi o da altre location inconsuete, hanno sempre un obiettivo comune, quello di trasformare una semplice esibizione in un evento culturale e visivo unico, un canale comunicativo ed emotivo privilegiato. Dal rock classico agli esperimenti pop moderni, la storia ci offre esempi indimenticabili.
Dai Beatles a Coez, passando per tutte le altre sperimentazioni, la musica on rooftop racconta un desiderio che non smette di ripresentarsi: stupire l’ascoltatore e tornare più vicini alle persone, seppur non fisicamente ma emotivamente.










